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Le BiELLE RECENSIONI
"Faber - Amico Fragile" - Tributo a Fabrizio De André

Quello a cui non piace "Faber"
di Leon Ravasi

Esiste un cd, tra i miei, praticamente consumato dal gran suonare. E' la copia pirata, fatta al volo, del concerto del Carlo Felice in memoria di De Andrè. Esiste un cd, sempre tra i miei, quasi intonso, che non ha mai l'onore di salire sul carousel dei mei 100 dischi preferiti: è "Faber, amico fragile". Ebbene sì, vostro onore, mi confesso colpevole! Non solo non lo sento mai, ma non mi piace neanche. Eh sì, io sono l'uomo a cui non piace Faber! Come è possibile, visto che mi piaceva il concerto da cui il disco è tratto? Vostro onore, è questione di emozione. Lì c'era, qui non c'è più. "Faber" come cd è stata una banale strenna di Natale.

Lo so, lo so che i fedeli deandreiani mi aspetteranno all'angolo per appendermi con le mie budella all'albero più alto della nave della nostalgia, ma devo dirlo. Sentire Gino Paoli che fa un Fabrizio di maniera, Edoardo Bennato che dimostra di non aver capito un cazzo di quello che sta cantando, Roberto Ferri che storpia una inutile Marinella in francese, Alloisio che canta qualcosa che non c'entra per niente, Celentano che fa strame di "La guerra di Piero", Cecilia Chailly che si arrampica a fatica per le strade di "Inverno", Teresa De Sio che uccide per la seconda volta Michè, sinceramente non mi dà brividi di piacere.

Lucia Carenini: Non un cd 1 e un cd 2, ma un Cd bianco e un Cd nero che vede tra i suoi momenti più toccanti Vasco Rossi e "Amico fragile". Prima la legge in forma di capitolo del libro di Cesare G.Romana, poi la canta. E la fa completamente sua. Intensa, emozionante, forte, struggente. Fa ritornare indietro nel tampo, fino a quella sera in cui l’emozione si sarebbe potuta tagliare a larghe fette, dall'una e dall’altra parte del palco. E sarà la suggestione di esserci stati, sarà l’impressione data dal rivivere un momento che molto probabilmente non si ripeterà, ma, anche se di per sé nessuno ha aggiunto nulla a quello che è stato Fabrizio – ma dopo tutto non era questo lo scopo - è una successione di piccoli miracoli.

La potenza e la drammaticità della voce di Eugenio Finardi in "Verranno a chiederti del nostro amore" si alterna alla lentezza e alla trepidazione della "Via del Campo" di Enzo Jannacci, condita dalla fisarmonica del figlio Paolo. E poi ancora la voce rotta dalle lacrime di Franco Battiato e le ondate di e-anda di "Creuza de mà" di Cristiano de André – che confessò di non sapere se avrebbe trovato il coraggio di salire sul palco - in duetto di buzouki con Mauro Pagani.
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Il concerto era stato un momento commovente (è vero), ma tutti sanno che tra concerto e disco risultante la differenza è sempre forte e qui stiamo analizzando il prodotto commerciale che ne è derivato. E i prodotti commerciali non hanno le lacrime dentro! Hanno un costo e in cambio offrono brani musicali. Fine. Ma si sa, ora e per qualche anno su tutto quello che sfiora, gira attorno, accarezza di nome di De André non si possono sollevare dubbi critici. E nemmeno dire che questo cd non sarebbe mai dovuto uscire secondo le dichiarazioni (inutili) rilasciate da Dori Ghezzi il 12 marzo 2000 quando il cd è stato inciso a Genova.

E invece il cd esce ed esce sotto Natale 2003 e, sono pronto a scommetterci, per il Natale 2004 ci sarà il Dvd e venderà altrettanto un fottio di copie, come ha fatto Faber. Eppure anche un critico avveduto come Enrico Deregibus si "permette di togliere il forse" alla frase "forse il più grande concerto della musica popolare italiana". Eppure anche altri critici minori innalzano peana senza fine.

Peana a Jovanotti che balbetta una simil "Cattiva strada" strattonata senza alcuna cura? Peana a Loredana Bertè che ci lascia l'anima (e quasi urtica per l'impudicizia) su "Storia sbagliata", ma la trasforma in Storia stonata? Peana per i Mercanti di Liquore, Bubola, Pfm, De Scalzi che rifanno pari pari quello che hanno fatto 100 volte e messo in altri 100 dischi. O per Battiato che ripropone un'ancora più incerta versione di "Amore che vieni amore che vai" rispetto a quella posta su "Fleurs"? Ma per carità, su, siamo seri!

Piuttosto segnaliamo quello che giustamente dice Bubola: "solo in morte del più grande la musica italiana è riuscita a raggrupparsi attorno a un progetto, diventato disco". Vero. E vero che alcune perle nel disco ci sono: Fiorella Mannoia con "Khorakanè", Vasco Rossi fragilissimo nel suo "Amico fragile" cucitosi addosso per l'occasione, Eugenio Finardi con una ispiratissima "Verranno a chiederti del nostro amore". Oppure la intensa e intima "Hotel Supramonte" di Vecchioni, la corretta "Ho visto Nina volare" di Zucchero o ancora Baccini e Malaspina con due belle versioni di "La ballata dell'amore cieco" e "La canzone del padre".

La Vanoni fa come da mestiere "Bocca di rosa", mentre un Jannacci poco in salute commuove ma poco di più in "Via del campo". Insomma, si salva un trenta per cento. Per un prezzo di oltre 25 euro. Ma l'operazione commerciale ha funzionato. De Andrè non è questo, ma l'operazione funziona. Perchè tanto i servi sciocchi del potere vi diranno di acquistarlo comunque. Sono soldi che vanno in beneficienza. Vanno all'associazione Fabrizio De Andrè. Credetemi: comprate Locasciulli o i Ratti della Sabina e lasciate Gino Paoli sugli scaffali.

Tributo a De André
Faber Amico Fragile

Bmg - 2003
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Ultimo aggiornamento: 12-02-2004

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