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testa, meno cuore. Narrazione meno fluida, musica nota
di Leon Ravasi
Passa
solo un anno da "Montgolfieres" e gian Maria Testa è
di nuovo in sala di registrazione. Il prodotto è "Extra
Muros", destinato, fin dal titolo al mercato francese e che
verrà pubblicato da noi sotto diversa copertina (quella che
vedete qui di fianco, ma l'originale era molto più bella)
solo nel corso del 2005, anche per coprire il vuoto discografico
intercorso tra il 2003 di "Altre latitudini" e il 2006
di "Da questa parte del mare". Ma che in dodici mesi un
autore che ha appena sfornato un piccolo gioiello possa ripetere
la botta non ci sta. Non ci sta quasi mai. Ogni tanto di prova De
Gregori , ma almeno uno dei due prodotti viaggia qualche metro sotto.
"Extra muros" risente proprio di questo. Non so se avremmo
gridato la mezzo miracolo ascoltandolo prima di "Montgolfieres",
ma di sicuro non lo facciamo ascoltandolo dopo. E non solo dopo,
ma ultimo tra tutti i dischi di Gianmaria Testa. Solo "Il valzer
di un giorno" mi è piaciuto di meno. Insomma, non sembra
Testa! Sembra Folco Orselli! E non è un complimento. Volessimo
fargli un complimento diremmo che assomiglia a Paolo Conte. Ed è
vero. Questo è un disco contiano, forse il più contiano
di tutti e non si può escludere che di puntare il pedale
sulla somiglianza sia una scelta sugerita a Testa, vista la popolarità
che già allora godeva l'avvocato di Asti oltralpe.
Ne esce un prodotto non memorabile, ma senz'altro memorizzabile,
perché le musiche le abbiamo sentite decine di volte, perché
i testi non riescono a imporsi con la necessaria grinta, perché
gli arrangiamenti sono tutti più scarni e anziché
un'orchestra alla spalle c'è un piccolo combo: chitarra,
contrabbasso, batteria, piano, a cui di tnto in tanto si aggiungono
tromba e sassofono. Ma sembra di ascoltare standard jazz non canzoni
nuove. E l'accompagnamento, diciamo la verità, è professionale
ma di routine!
Insomma, buona parte delle note positive del primo disco vengono
annacquate. Ascoltate "Via da quest'avventura"
per capire con esattezza cosa intendo. Non serve particolare genialità
per fare una canzone così. Basta Cammariere! E allora preferisco
e di gran lunga "La ca sla colin-a"
(la casa sulla collina, è piemontese) che vede Gianmaria
da solo con la sua chitarra, a intessere un piccolo gioiello, una
miniatura, un disegno a carboncino, ma recuperando una voce sua,
una connotazione stilistica, una personalità che altrove
fa difetto. Nerbo ed energia possono esserci anche dietro a una
semplice chitarra acustica e possono mancare in brani più
complessi.
Forse pò essere un limite l'introspezione e la delicatezza
di tocco di Testa, ma per me invece sono le sue doti migliori. Pochi
sanno dipingere in punta di dita come lui, riuscendo peraltro a
variarne i toni. "Un altra città"
è invece, subito dopo "La ca sla colin-a", un ben
strano pezzo. Con tutta una prima parte appoggiata solo sull'arpeggio
di chitarra acustica e dalla metà in poi costruita sopra
un quartetto d'archi con chtiarra, contrabbasso e batteria. Le due
parti stridono un po' nella zona di passaggio (quando davvero sembrano
due canzoni diverse), ma alla fine lasciano un retrogusto piacevole.
Invece forse troppo esangue è la title track appoggiata solo
a chitarra e bugle, che, se non ho capito male, sarebbe una versione
semplificata della cornetta, senza pistoni o del corno. Insomma
un buon disco, non un disco indimenticabile. La direzione artistica
di Daniel Lewis sembra meno interessante di quella
di Pier Renzo Ponzo utilizzata nel primo disco.
Forse dovevano ancora capirsi, tant'è che in "Lampo",
terzo lavoro della serie, secondo con Lewis, i risultati sono molto
migliori e più simili a "Montgolfieres" che a "Extra
Muros"
Gianmaria
Testa
"Montgolfieres"
Harmonia Mundi Le chant du monde /Egea - 1996
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aggiornamento:15-10-2006 |