| La
doppia anima del Ducoli e della sua banda
di Silvano Rubino
Arriviamo
un po' tardi, a recensire "Taverne, stamberghe e caverne",
l'ultimo lavoro di Alessandro Ducoli e della sua Banda, uscito ormai
un anno fa. Meglio tardi che mai, è il nostro motto. Soprattutto
quando si tratta di un artista con le carte in regola come Alessandro.
Il buon Ducoli, orgoglioso camuno della Val Camonica, è sulla
breccia ormai da parecchio tempo, con dischi all'attivo con la band
Bacco il matto e da solista. L'esperienza, quindi, c'è. E
in questo cd si sente: un prodotto maturo, fatto da gente che ha
alle spalle molti concerti sui palchi e nelle taverne (appunto)
della provincia profonda (Brescia e dintorni, in questo caso). Un
album in cui convivono due anime diverse. Quella cantautoriale e
quella rock (più legata all'esperienza della band di Bacco
il matto).
Inutile
dirlo, noi preferiamo la prima, quella in cui Alessandro e il suo
coautore Massimo Saviola si sforzano nella ricerca di un sound raffinato,
attento alle radici popolari. Il brano di apertura (e di chiusura),
La Fiera, ne è un bell'esempio, oltreché una dichiarazione
di intenti per tutto il disco: atmosfere e storie di provincia,
per una ballata che si distende morbidamente sulle ali della fisarmonica
di Fausto Beccalossi. Non a caso la canzone è finita a rappresentare
la Banda nel cd del Mantova Musica Festival.
In
quest'ottica, i momenti migliori del disco, insieme alla Fiera,
sono Un sabato felice, Delirio ordinario, A proposito di questi
giorni e, soprattutto, Nina. Sin dal titolo, un omaggio dichiarato
a Fabrizio De André, con citazione del ritornello di Creuza
de ma e addirittura una nuova registrazione delle voci dei mitici
venditori del mercato del pesce di via Statuto a Genova. Un omaggio
bello e sentito, che si dipana in una melodia dolce e malinconica
e in un testo pudico: "Dal Porto di Genova partirà/
Con altri colori, per altre città./Nina sorride mentre guarda
di fuori,/ Dal porto di Genova lo aspetterà./ Ho bisogno
di canzoni/ Nina che vola, con le canzoni."
Ducoli
è l'ennesimo esempio della vitalità della provincia,
dei luoghi più periferici della Lombardia. Al riparo della
Val Camonica (lui la definisce "Terra di passaggio, con intorno
le montagne" ), Alessandro ha imparato a mettere a frutto molteplici
influenze, a dosare nei testi ironia (come in Sgangherata, scanzonato
swing alla Sergio Caputo) e impegno (come in Maledetta Africa),
nelle musiche anima pop-rock (Berlicche, Maligno, L'alluvione) e
raffinatezza jazz (Lenta).
Anche se non tutto ci convince, di questo disco (che forse proprio
per la doppia anima di cui dicevamo, rischia di perdere in omogeneità,
di non avere una cifra stilistica prevalente e vincente), lo promuoviamo
a pieni voti, perché è un prodotto onesto, ben suonato
dalla banda (Arcangelo Buelli, batteria, Massimo Saviola, fender
jazz bass '66, fretless, contrabbasso, Lorenzo Lama, chitarre, Renato
Saviori pianoforte), ben cantato, con una voce un po' ruvida da
folksinger americano. Attendiamo la prossima tappa, per vedere quale
delle due anime prevarrà, nel cantuatore Ducoli e nella sua
banda.
La
Banda del Ducoli
"Taverne, stamberghe, caverne"
2003
Ird
Nei negozi di dischi
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aggiornamento: 27-05-2004 |