di Alessio Lega
Confrontarsi
con la musica (il teatro musicale? La giocoleria delle parole?)
dei Mariposa è un atto che può togliere il sonno al
malcapitato recensore...
La
maggior parte dell'argomentare della pubblicistica musicale proviene
- disgraziatamente - da accostamenti più o meno arbitrari:
"è il figlioccio di De Gregori... è il parente
prossimo di De André... è il cugino di secondo grado
di Paolo Conte", stupidaggini tranquillizzanti che vogliono
ridurre all'ovvio ogni vagito; chiunque faccia il disgraziato lavoro
di cantare delle canzoni ha collezionato paragoni quantomeno improbabili,
comunque sempre riduttivi, per l'originale citato, ma soprattutto
per se stessi.
L'operazione
si rivela quantomeno grottesca se si prova ad attribuirla ai Mariposa,
che di una straordinaria originalità, poetica e compositiva,
fanno la loro cifra stilistica principale. Non che, volendo, non
ci si possa provare, Che anzi il gruppo, estremamente colto e attratto
com'è dalle poetiche che si aggirano fra il postmoderno e
il surreale, è pregno di riferimenti, ma, appunto, il gioco
risulta svuotato proprio perché già interno alla critica
che il gruppo riesce miracolosamente a fare prendendo contemporaneamente
per il culo la nostra società pubblicitaria e la seriosità
delle accademie musicali e poetiche.
Un
gioco continuo è appunto quello di fronte a cui ci si trova,
un frangersi di citazioni e invenzioni, un cortocircuito che nelle
parole, come nelle musiche, come nei suoni, porta al giudizio universale
di una feroce ironia i mille stimoli della nostra società
dello spettacolo, rovesciata qui in uno spettacolo della società.
Un gioco quindi (attenzione!) e non uno scherzo: qualcosa di tremendamente
serio, dove possono convivere questo traffico di radio impazzite
in cui i suoni del mondo si frammischiano e s'inseguono, come nel
pinoleum christi (la traccia che apre Domino Dorelli) o nell'impagabile
Undici la, e momenti di bell'incanto come inchiostro per timbri
e ai buoni la macedonia, notevoli prove del talento lirico dell'autore
delle canzoni Alessandro Fiori (il cantante del gruppo) e fors'anche
i momenti in cui il gusto dei Mariposa tradisce la sua "cuginanza"
con la canzone d'autore. Ma il pregio principale del disco resta
proprio quello spiazzamento costante che propone agli amanti di
De André come a quelli dei Gang, coinvolgendoli in un approccio
familiare, per poi trascinarli in questa giostra di suoni e trovate
inedite.
Questo
secondo capitolo discografico (se si eccettua una parentesi strumentale)
dopo Portobello Illusioni, che documenta un lavoro che ha già
fruttato numerosi premi e riconoscimenti d'ogni sorta, oltre a una
frenetica attività dal vivo ai quattro angoli dell'Italia,
conferma le geniali potenzialità del sestetto. che affianca
al già citato cantante/autore, Rocco Marchi alla chitarra
e al basso, Enzino Cimino alla batteria, Gianluca Giusti al piano,
Michele Orvieti alle tastiere varie ed eventuali, ed Enrico Gabrielli
ai fiati.
Mariposa
"Domino Dorelli"
Autoprodotto 2002
Per contatti: www.naufragati.com
Ascolti collegati
Ultimo
aggiornamento: 04-06-2004 |