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Le BiELLE RECENSIONI
Giù il cappello: "Voli di ditteri"

Folk-rock mutante tra logitudini e latitudini
di Lucia Carenini

Direte che sono fissata, ma la prima cosa che guardo in un disco è la copertina. E questa è inquietante... Da una parte un piccolo pifferaio turbantemunito fa uscire da un cappello delle bestioline simil-scarafaggi. Saranno i ditteri? Faccio appello alle mie remote cono-scienze di biologia sistematica. Mumble mumble. I lepidotteri sono le farfalle, gli imenotteri le vespe, gli ortotteri i grilli e le cavallette, ma i ditteri? Quali caspita sono i ditteri? Allora, le drosofile erano ditteri… mmm dovrebbero essere le mosche. Dubbiosa ricorro al Devoto-Oli e leggo: “Ditteri: s.m.pl. Raggruppamento sistematico di insetti caratterizzati dall’avere un solo paio d’ali, il capo munito di antenne e un apparato boccale succhiatore talora perforante” Mamma li mostri! Continuo. “Ne fanno parte le mosche, i tafani, le zanzare”. Non so perché ma mi viene in mente Cronenberg ("La mosca"). Sullo sfondo una moschea. Non di Cronenberg, della copertina. Moschea va bene con mosche! Vabbè. Giro. Il retro non è da meno. I suddetti insetti (verifico che abbiano un solo paio di ali. Sì, ma manca la proboscide) escono da una tromba. Apro.

Tolgo il cd per infilarlo nel lettore. Sotto il cd c’è disegnato un topo. Uh. Apro il libretto, che poi è un mini-poster. Qui i ditteri escono da uno strano violino-tromba suonato da un signore anni’30. Sono più grandi e hanno la faccia umana. Li accompagnano una serie di topi e tre girini ad uno stato avanzato di metamorfosi. Comincio a chiedermi che genere di musica sarà.

Giro il mini poster. Trovo un camaleonte con un cappello a cilindro, un sorta di soldatino e i ritratti dei componenti la band con facce di scimmie, cani, gatti, topi, forse un canguro. Non capisco bene.
Poi I testi delle canzoni. Ognuna accompagnata da una breve descrizione. Meno male. La numero 1 si intitola "Strango". Leggo: “Un brano funambolico che ha qualcosa del tango: descrive un senso di perdita di riferimenti spazio-temporali e di sprofondamento”

Come? Quanto la faccio lunga? Ok, ok, premo play.
Comincia indubbiamente con un ronzio che si fa man mano più forte. Poi il sapore potrebbe essere vagamente caposseliano e finalmente arriva il tango. L’effetto non è spiacevole. È uno strano ibrido transoceanico che va dall’Argentina ai Balcani passando per il fok-rock. Il percorso musicale è curioso e ho un momento di spiazzamento. Andiamo avanti.

Il secondo pezzo “Fala balà” è un arrangiamento da un canto tradizionale dell’Appennino pavese. Dominano basso, tamburello a sonagli e flauto e si respira un’aria da cascina e da musici di strada. Il terzo brano, di nuovo un originale, sta tra la posse e il rap in chiave lombarda e narra la storia di una certa “Rusina de Piultell” - si garantisce sia un personaggio realmente esistito - alle prese con la speculazione edilizia.

Rimumble. Decisamente folk. Rielaborato con chiavi diverse che vanno dal roots al combat passando per qualche sonorità blues (ma poche) e per qualche tentativo di ricerca.

Al quarto pezzo ci siamo spostati a sud. Controllo. Sì “O munachino” appartiene alla tradizione napoletana. Anche qui tamburelli a manetta. Indubbiamente fa venir voglia di ballare. Ma non ci fermiamo: l’itinerario virtuale di "Giù il cappello" ci porterà di nuovo alle campagne pavesi, poi in Friuli e in ultimo farà un’incursione nella musica kletzmer.

Le canzoni sono alternate: un tradizionale e un originale, ma il ritmo non stacca. Dentro c’è di tutto: dalla tarantella al coro alpino. Vien voglia di saperne di più. Leggo su internet che il gruppo è nato nel 1999 dall'unione di musicisti provenienti da diverse esperienze musicali e che il Cd “Voli di Ditteri” rappresenta la concretizzazione discografica di un progetto iniziato anni fa dal combo pioltellese, il quale si proponeva come una vera banda di strada”. Beh, vien facile immaginarli a suonare in giro per il mondo. Intanto sono alle prese con “Camaleonte”, che forse è la chiave di lettura di tutto il progetto e che mi fa ricondurre “Voli di ditteri” al filone che cerca di fare incontrare la “musica d'autore” italiana e la musica popolare, o comunque la musica che affonda la sua identità nell'"etnicismo”

Che dire? Buon lavoro ragazzi, ma che c’entra tutto ciò con topi, ranocchi e ditteri mutanti? La vostra musica mi sembra molto più solare degli esperimentio di laboratorio di uno scienziato pazzo…

Giù il cappello
Voli di ditteri

Ethnoworld - 2003
Nei negozi di dischi e sul sito

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Ultimo aggiornamento: 06-02-2005

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