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Le BiELLE RECENSIONI
Del Sangre: "Terra di nessuno"

Svolta rock per il combo toscano. Ripiegamento o flessione?
di Leon Ravasi

Batti e ribatti anche i Del Sangre sono arrivati al primo disco ufficiale con la nuova formazione. Abbandonato lo schieramento a due che aveva prodotto l’ottimo EP “Ad un passo dal cielo” che ci aveva fatto sobbalzare sulla sedia, Luca Mirti e Marco “Schuster” hanno associato la propria chitarra-armonica-voce e basso con il pulsare ritmico della batteria di Renzo Franchi (ex Litfiba e Ottavo Padiglione), con la svisate di chitarra elettrica di Francesco Bocciardi e l’organo Hammond di Gianfilippo Boni per darci un suono molto più muscolare e meno sognante del precedente. “Terra di nessuno” si presenta quindi come un solido album di country-rock, ma molto più rock oriented. Il saldo, purtroppo, è a perdere. “Terra di nessuno” è molto più comune di “Ad un passo dal cielo”.

Questo non toglie che vi siano alcuni brani particolarmente buoni, come il pezzo di apertura: “Perché non ci vai tu?” oppure “1,2,3” dove la voce di Luca è doppiata ottimamente da Massimiliano Larocca o ancora “Un buon giorno per campare”. Non è male nemmeno “Radio Aut”, ripresa dal lavoro precedente, ma privata dall’incipit tratto dal film di Marco Tullio Giordana, “I Centopassi”, perché nel frattempo la stessa sequenza è stata usata dai Modena City Ramblers nel brano omonimo.

Intensa e veloce come il treno a cui si ispira “Parte il treno”, sostenuta da un ottimo ritmo e dalla buona prestazione vocale in stile yodel western di Luca Mirti, mentre “Il libro della verità” suona come se fosse un outtake del lavoro precedente (e questo è un pregio).

Dove il discorso torna poco è nei brani più schiettamente rock: “Genova” con una partecipazione calorosa ma non memorabile dei fratelli Severini, con Sandro più intento a distorcere chitarre che a suonare e Marino impegnato a rifare se stesso con così tanta convinzione che il pezzo appare assolutamente come un pezzo dei Gang, ma di quelli poco convincenti di “Fuori dal controllo”. Marino compare anche con una sua lirica all’interno di “L’oro del diavolo”, un brano già meglio strutturato, con rallentamenti e accelerazioni e una struttura di maggior equilibrio. Ma in “Fuori continua a piovere” e in “Quando Gesù Cristo tornerà” si torna a picchiare duro a scapito della finezza del discorso.

Se poi si aggiunge che, in generale in tutta l’opera, i testi sono ricchi di buona volontà, ma anche di parecchie ingenuità e che la ritmica rock impone di andare a pescare per forza tra le solite 26 parole tronche italiane (di cui due sono Gesù e Zebù!) ecco che la semplificazione forzata del discorso è in agguato dietro a ogni angolo.

Intendiamoci, con quello che gira, il disco dei Del Sangre è ancora un lavoro per cui leccarsi i baffi, ma è rispetto a loro stessi e alle potenzialità lasciate intuire in “Ad un passo dal cielo” che questo disco segna un passo indietro. Un passo che mi piace considerare come provvisorio e facente parte di una fase di crescita e di ricerca di una propria dimensione che sembrava già individuata dal duo acustico. Nessuno in Italia fa del country rock originale con così tanta convinzione. Insomma un rallentamento più che altro. Che potrebbe essere il ripiegamento del leone di montagna prima del balzo decisivo in avanti. Buone nuove arriveranno dai Del Sangre.


Del Sangre
"Terra di nessuno"

Bandone Music - 2004
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Ultimo aggiornamento: 14-05-2004

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