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Le BiELLE RECENSIONI
AAVV: "Danni collaterali"
Con le chitarre contro la guerra
di Giorgia Fazzini e Giorgio Maimone


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Partigiani

Musicisti:
Angela Baggi
Lella Costa
Teresa De Sio
Eugenio Finardi
Ricky Gianco
Claudio Lolli
Gianfranco Manfredi
Gino Paoli
Patrizio Fariselli Project
Fernanda Pivano
Skiantos
Suso
Yo Yo Mundi

Tracklist

1) Teresa De Sio e Yo Yo mundi -Girotondo di Fabrizio De André
2) Ricky Gianco - La loro democrazia/Call it democracy di Bruce Cockburn
3) Patrizio Fariselli Project e Angela Baggi - Luglio, agosto, settembre (nero)
4) Gianfranco Manfredi - Che ci hanno fatto? di Dougie Mac Lean
5) Gino Paoli - Se la storia di Gino Paoli
6) Eugenio Finardi - Un uomo fortunato/Lucky man di Emerson, Lake & Palmer
7) Suso - Brindisi alla vittoria/Drink before the war di Sinead O'Connor
8) Ricky Gianco e Fernanda Pivano - Danni Collaterali di F. Pivano eR.Gianco
9) Claudio Lolli - Al milite ignoto di Claudio Lolli
10) Skiantos - Pacifisti oltranzisti (la guerra è brutta e cattiva) di Skiantos
11) Gianfranco Manfredi - Sarà però di P. Fariselli eG. Manfredi
12) Ricky Gianco - Fratelli di guerra/Brothers in arms di Mark Knopfler
13) Suso - Gorizia di Anonimo
14) Teresa De Sio - Guerra alla guerra di Teresa De Sio
15) Lella Costa - Lampante/Self Evident di Ani DiFranco

A volte fare danni sulla linea del comune orizzonte ottico serve, e non è collaterale. Ci crede un manipolo di artisti che, pigliando la musica per lo stomaco, hanno raccolto quindici canzoni in un disco. Un mazzo di fiori da mettere davanti alla faccia della gente. Contro i cannoni.

Come una canzone di tanto tempo fa, di Umberto Napolitano, cantava Carmen Villani prima di darsi ai film porno-soft del genere "Lingua d'argento". La volonterosa romagnola cantava "E tutti uniti con le chitarre/ le nostre chitarre contro la guerra". E da qui si ripassa.

Brutta bestia le raccolte. Non è generalistico dire che il più delle volte son operazioni messe in piedi con il solo progetto di succhiare soldi alla gente; animali a tre teste, sette gambe, e una coda che non c'azzecca con le orecchie, esibiti nelle vetrine fra un babbonatale e un orribile cuore sanvalentinesco, e dopo poco mandati a pascolare fra gli scaffali, dove moriranno presto, prodotti senz'anima quali sono - ché si sa che il clone non mi dura, signora mia.

Ma qui, signora mia, io sento voci vibranti e petti in fuori a sprezzo del nemico. E sento gli echi del "libro e moschetto". Che mi inganni io o qui sotto c'è puzza di retorica? Sa, proprio quella che gonfia i petti e i cervelli di aria? Non analisi, ma emozione e di quella a strappapelle e a buon mercato.

La minoranza che crede nella musica quale strumento culturale, ne è consapevole e ne ignora le sirene. La maggioranza (ma ne siamo poi così sicuri?) cede invece alle lusinghe del polpettone; sarà che è molto più comodo metter su un disco con tutti i pezzi più fighi, piuttosto che avvicinarsi all'intero universo vivente di un album, brani collaterali inclusi.

Il fin della musica non è dunque solo la meraviglia? E bisogna crederci perché c'è chi ci crede e si dà da fare. E cerca di far sì che non sia tutto materiale che ci passi inerte sotto il naso. "Materiale resistente" si intitolava una bellissima raccolta di qualche anno fa e "Corpo di guerra" la grande uscita dello scorso anno. Quindi con la musica, con le canzoni si può alzare una voce potente e "adatta per i vaffanculo" come scriveva Fabrizio De André. Non solo musica fiancheggiatrice o collaterale, dunque.

Collaterale.. grande aggettivo. Parola strappata alla lingua italiana e sporcabusata per accompagnare un'altra parola importante, "effetto", al fin di giustificarsi uno sbaglio di cui si è la causa. Quando si tratta di guerra, c'è poco da dire che una tragedia è collaterale al fine principale: i mezzi non van giustificati bensì assunta la responsabilità dei danni.

Un meraviglioso richiamo alle responsabilità individuale e collettive ci viene da Claudio Lolli ("Milite ignoto") e dal De Andrè rifatto da Teresa De Sio e Yo Yo Mundi ("Girotondo"). Così come ci lascia con gli occhi sbarrati e la mente inquieta la cronaca da dopobomba di Ani di Franco, tradotta e recitata da Lella Costa. Un fortissimo richiamo alle responsabilità e alla scissione delle responsabilità. "Non in mio nome, signor Bush!"

Siccome al mondo, signora mia, di responsabili che siano responsabili ce n'è pochi; allora due parole come "Danni" e come "Collaterali" valgon una raccolta. E li spenda sti quei cinque eurini pro Emergency, Signora mia!

Cinque euro equivale a dire un'euro ogni tre brani, come le mitiche "cento-lire-tre-canzoni" dei juke-box di tanti anni fa. L'offerta è allettante.

I brani che compongono la raccolta "Danni Collaterali" (ed. Materiali Musicali) sono quindici, fra cui qualche cover di lusso (De André, Bruce Cockburn, Dougie Mac Lean, Emerson Lake & Palmer, Sinead O'Connor, Mark Knopfler, Ani Di Franco). I protagonisti senza fini di lucro son Teresa De Sio, Yo Yo Mundi, Ricky Gianco, Fernanda Pîvano, Patrizio Fariselli Project, Angela Baggi, Gianfranco Manfredi, Gino Paoli, Eugenio Finardi, Suso, Claudio Lolli, Skiantos, Lella Costa.

Bisogna dire che la possibilità di sentire di nuovo cantare Gianfranco Manfredi e vederlo ancora scrivere canzoni allarga il cuore. Oramai da molti anni aveva mutato pelle in quella di scrittore e di sceneggiatore per fumetti. Attività in cui peraltro si disimpegna molto bene. Ma un minimo di rimpianto per il cantautore di razza che era e potrebbe ancora essere rimane. Manfredi va bene. Ma perché inserire la Pivano per farle pronunciare una frase priva di senso comune sui bambini che muoiono in guerra o che restano "con le braccia amputate, le manine amputate, perché qualche bastardo possa comprarsi una macchina nuova"?

La guerra non è un argomentino facile, e nella raccolta qualche scivolata retorica c'è. Ma a stringere il disco fra le mani (sì, proprio come un frutto maturo) il succo che guadagnamo ha il bel sapore della passione sincera.

L'emozione c'è in Finardi, c'é in Lella Costa e in Lolli, ma non è una costante. La musica però, la musica signora mia corre via liscia e piacevole. Calda e gradevole. E' un disco da cui è facile farsi prendere per mano. Il punto di vista che via via inducono le canzoni – fra folk e rock, acustico e elettrico, commovente e sarcastico.. - è quello elastico di una telecamerina da portare in mano, che a volte sale sull'elicottero e denuncia chi della guerra ignobilmente fa il proprio potere, ma che più spesso (e come in tutte le buone storie è qui che fa centro) racconta come la vive la gente: "si tace o si parla di danni collaterali, le mille edizioni speciali non parlano degli innocenti, li chiamano solo perdenti, non fanno vedere la strage".

Così ci sta "Girotondo" di De André che la De Sio e gli Yo Yo Mundi festosamente pubblicarono in quell'altra bella raccolta 'umanitaria' ("Fatto per un mondo migliore", introvabile chicca del '96) e ci sta Eugenio Finardi che con l'emozione ci prende sempre; ci sta la gentilezza ficcante di Gianfranco Manfredi, Gino Paoli e Claudio Lolli ("..e han pagato i tuoi anni con un grande anonimo onore, e così oggi sei quel milite ignoto..ma non sarai certo ignoto alla donna che ti avrà ogni notte aspettato..") e ci sta la melodia potente di Ricky Gianco.

Ultima traccia, come un pugno in pancia arriva Lella Costa che decreta/indossa/sgancia un pezzo di Ani Di Franco. Sigillo a piombo, a conferma che, quando ci si mette, la musica sa esattamente come puntare sul nervo: "..perché io sono una poesia, attenta all'iperdistillazione..". Venduto in edicola (con Il Manifesto, Liberazione, Carta, La Rinascita della Sinistra), nei negozi di dischi e in alcune librerie (Feltrinelli, Il Libraccio), il disco è nato da un'iniziativa promossa da Gianfranco Manfredi, Ricky Gianco e Velia Mantegazza e realizzato grazie al contributo del Comune di Forlì.

AAVV
Danni collaterali
Il manifesto cd, 2003
In qualche negozio di dischi o sul sito

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Sul web
Ultimo aggiornamento: 24-09-2003
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