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Tracklist
1) Teresa De Sio e Yo Yo mundi -Girotondo
di Fabrizio De André
2) Ricky Gianco - La loro democrazia/Call it democracy
di Bruce Cockburn
3) Patrizio Fariselli Project e Angela Baggi - Luglio,
agosto, settembre (nero)
4) Gianfranco Manfredi - Che ci hanno fatto? di Dougie
Mac Lean
5) Gino Paoli - Se la storia di Gino Paoli
6) Eugenio Finardi - Un uomo fortunato/Lucky man di
Emerson, Lake & Palmer
7) Suso - Brindisi alla vittoria/Drink before the
war di Sinead O'Connor
8) Ricky Gianco e Fernanda Pivano - Danni Collaterali
di F. Pivano eR.Gianco
9) Claudio Lolli - Al milite ignoto di Claudio Lolli
10) Skiantos - Pacifisti oltranzisti (la guerra è
brutta e cattiva) di Skiantos
11) Gianfranco Manfredi - Sarà però
di P. Fariselli eG. Manfredi
12) Ricky Gianco - Fratelli di guerra/Brothers in
arms di Mark Knopfler
13) Suso - Gorizia di Anonimo
14) Teresa De Sio - Guerra alla guerra di Teresa De
Sio
15) Lella Costa - Lampante/Self Evident di Ani DiFranco
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A volte
fare danni sulla linea del comune orizzonte ottico serve, e non
è collaterale. Ci crede un manipolo di artisti che, pigliando
la musica per lo stomaco, hanno raccolto quindici canzoni in un
disco. Un mazzo di fiori da mettere davanti alla faccia della gente.
Contro i cannoni.
Come una canzone di
tanto tempo fa, di Umberto Napolitano, cantava Carmen Villani
prima di darsi ai film porno-soft del genere "Lingua d'argento".
La volonterosa romagnola cantava "E tutti uniti con le chitarre/
le nostre chitarre contro la guerra". E da qui si ripassa.
Brutta
bestia le raccolte. Non è generalistico dire che il più
delle volte son operazioni messe in piedi con il solo progetto
di succhiare soldi alla gente; animali a tre teste, sette gambe,
e una coda che non c'azzecca con le orecchie, esibiti nelle vetrine
fra un babbonatale e un orribile cuore sanvalentinesco, e dopo
poco mandati a pascolare fra gli scaffali, dove moriranno presto,
prodotti senz'anima quali sono - ché si sa che il clone
non mi dura, signora mia.
Ma qui,
signora mia, io sento voci vibranti e petti in fuori a sprezzo
del nemico. E sento gli echi del "libro e moschetto".
Che mi inganni io o qui sotto c'è puzza di retorica? Sa,
proprio quella che gonfia i petti e i cervelli di aria? Non analisi,
ma emozione e di quella a strappapelle e a buon mercato.
La
minoranza che crede nella musica quale strumento culturale, ne
è consapevole e ne ignora le sirene. La maggioranza (ma
ne siamo poi così sicuri?) cede invece alle lusinghe del
polpettone; sarà che è molto più comodo metter
su un disco con tutti i pezzi più fighi, piuttosto che
avvicinarsi all'intero universo vivente di un album, brani collaterali
inclusi.
Il fin
della musica non è dunque solo la meraviglia? E bisogna
crederci perché c'è chi ci crede e si dà
da fare. E cerca di far sì che non sia tutto materiale
che ci passi inerte sotto il naso. "Materiale resistente"
si intitolava una bellissima raccolta di qualche anno fa e "Corpo
di guerra" la grande uscita dello scorso anno. Quindi con
la musica, con le canzoni si può alzare una voce potente
e "adatta per i vaffanculo" come scriveva Fabrizio De
André. Non solo musica fiancheggiatrice o collaterale,
dunque.
Collaterale..
grande aggettivo. Parola strappata alla lingua italiana e sporcabusata
per accompagnare un'altra parola importante, "effetto",
al fin di giustificarsi uno sbaglio di cui si è la causa.
Quando si tratta di guerra, c'è poco da dire che una tragedia
è collaterale al fine principale: i mezzi non van giustificati
bensì assunta la responsabilità dei danni.
Un meraviglioso
richiamo alle responsabilità individuale e collettive ci
viene da Claudio Lolli ("Milite ignoto") e dal De Andrè
rifatto da Teresa De Sio e Yo Yo Mundi ("Girotondo").
Così come ci lascia con gli occhi sbarrati e la mente inquieta
la cronaca da dopobomba di Ani di Franco, tradotta e recitata
da Lella Costa. Un fortissimo richiamo alle responsabilità
e alla scissione delle responsabilità. "Non in mio
nome, signor Bush!"
Siccome
al mondo, signora mia, di responsabili che siano responsabili
ce n'è pochi; allora due parole come "Danni"
e come "Collaterali" valgon una raccolta. E li spenda
sti quei cinque eurini pro Emergency, Signora mia!
Cinque
euro equivale a dire un'euro ogni tre brani, come le mitiche "cento-lire-tre-canzoni"
dei juke-box di tanti anni fa. L'offerta è allettante.
I
brani che compongono la raccolta "Danni Collaterali"
(ed. Materiali Musicali) sono quindici, fra cui qualche cover
di lusso (De André, Bruce Cockburn, Dougie Mac Lean, Emerson
Lake & Palmer, Sinead O'Connor, Mark Knopfler, Ani Di Franco).
I protagonisti senza fini di lucro son Teresa De Sio, Yo Yo Mundi,
Ricky Gianco, Fernanda Pîvano, Patrizio Fariselli Project,
Angela Baggi, Gianfranco Manfredi, Gino Paoli, Eugenio Finardi,
Suso, Claudio Lolli, Skiantos, Lella Costa.
Bisogna
dire che la possibilità di sentire di nuovo cantare Gianfranco
Manfredi e vederlo ancora scrivere canzoni allarga il cuore. Oramai
da molti anni aveva mutato pelle in quella di scrittore e di sceneggiatore
per fumetti. Attività in cui peraltro si disimpegna molto
bene. Ma un minimo di rimpianto per il cantautore di razza che
era e potrebbe ancora essere rimane. Manfredi va bene. Ma perché
inserire la Pivano per farle pronunciare una frase priva di senso
comune sui bambini che muoiono in guerra o che restano "con
le braccia amputate, le manine amputate, perché qualche
bastardo possa comprarsi una macchina nuova"?
La
guerra non è un argomentino facile, e nella raccolta qualche
scivolata retorica c'è. Ma a stringere il disco fra le
mani (sì, proprio come un frutto maturo) il succo che guadagnamo
ha il bel sapore della passione sincera.
L'emozione
c'è in Finardi, c'é in Lella Costa e in Lolli, ma
non è una costante. La musica però, la musica signora
mia corre via liscia e piacevole. Calda e gradevole. E' un disco
da cui è facile farsi prendere per mano. Il punto di vista
che via via inducono le canzoni – fra folk e rock, acustico
e elettrico, commovente e sarcastico.. - è quello elastico
di una telecamerina da portare in mano, che a volte sale sull'elicottero
e denuncia chi della guerra ignobilmente fa il proprio potere,
ma che più spesso (e come in tutte le buone storie è
qui che fa centro) racconta come la vive la gente: "si tace
o si parla di danni collaterali, le mille edizioni speciali non
parlano degli innocenti, li chiamano solo perdenti, non fanno
vedere la strage".
Così
ci sta "Girotondo" di De André che la De Sio
e gli Yo Yo Mundi festosamente pubblicarono in quell'altra bella
raccolta 'umanitaria' ("Fatto per un mondo migliore",
introvabile chicca del '96) e ci sta Eugenio Finardi che con l'emozione
ci prende sempre; ci sta la gentilezza ficcante di Gianfranco
Manfredi, Gino Paoli e Claudio Lolli ("..e han pagato i tuoi
anni con un grande anonimo onore, e così oggi sei quel
milite ignoto..ma non sarai certo ignoto alla donna che ti avrà
ogni notte aspettato..") e ci sta la melodia potente di Ricky
Gianco.
Ultima
traccia, come un pugno in pancia arriva Lella Costa che decreta/indossa/sgancia
un pezzo di Ani Di Franco. Sigillo a piombo, a conferma che, quando
ci si mette, la musica sa esattamente come puntare sul nervo:
"..perché io sono una poesia, attenta all'iperdistillazione..".
Venduto in edicola (con Il Manifesto, Liberazione, Carta, La Rinascita
della Sinistra), nei negozi di dischi e in alcune librerie (Feltrinelli,
Il Libraccio), il disco è nato da un'iniziativa promossa
da Gianfranco Manfredi, Ricky Gianco e Velia Mantegazza e realizzato
grazie al contributo del Comune di Forlì.
AAVV
Danni collaterali
Il manifesto cd, 2003
In qualche negozio di dischi o sul
sito