| Genuino
come la polenta
di Marco Marenco
Si,
credo proprio che sin dal titolo del disco Stefano Covri abbia voluto
descrivere il proprio lavoro. Le 11 tracce infatti non possono che
essere definite come attimi, brevi intervalli di tempo in cui veniamo
catapultati in momenti, storie, situazioni, stati d’animo,
tutti diversi sia musicalmente, sia per i temi trattati.
Si parte con un gioiellino, “Estate”,
una di quelle canzoni che dopo due o tre volte che la senti ti ritrovi
a canticchiarla ovunque; tutto questo però, si badi bene,
senza cadere nella banalità né del testo né
del tema musicale molto studiato: il connubio orecchiabilità-canzone
impegnata è difficilissimo da trovare e da realizzare e direi
che nel brano è pienamente riuscito.
Totalmente in contrasto con la precedente è la seconda traccia,
“Dimmi”, un dialogo profondo
con una persona che non c’è più: delicatissimo
l’arrangiamento che si avvale delle leggere note del violoncello
di Marco Decimo, arrangiatore di musica classica
e dei morbidi colpi delle tabla, percussioni indiane, per scandire
il tempo.
Covri, oltre ad essere un valente cantautore, è un abilissimo
chitarrista e lo si può apprezzare ad esempio in “Com’è
banale” in cui, aiutato dall’amico Walter
Lupi, gioca a far uscire dallo strumento a sei corde una
vasta gamma di suoni differenti ed inusuali. Il testo della canzone,
tutt’altro che scontato a dispetto del titolo, è accompagnato
da originali voci e gorgheggi di Stephy Haik e
della cantautrice Susanna Parigi.
Il connubio orecchiabilità- canzone impegnata viene toccato
con un risultato positivo anche nella quarta traccia “Tre
giorni” che lascia poi subito il posto a
“5 dita”, in cui viene magistralmente
toccato il tema dell’incomprensione tra bambini ed adulti,
il tutto descritto attraverso gli occhi e le parole dei più
piccoli. Di grande impatto è il risultato grazie anche ad
una semplice e dolce melodia eseguita dalle chitarre e da Flavio
Oreglio nell’insolita veste di pianista (almeno per
il grande pubblico che lo conosce come comico). L’amicizia
tra Stefano Covri ed il poliedrico “poeta” di Zelig
perdura da molti anni ed ha spinto i due ad intraprendere intere
tournée l’uno accanto all’altro.
Dalla sesta traccia dell’album si fa strada una carrellata
di stili musicali differenti: si passa dal tango passionale di “Chi
ha lasciato chi” con tanto di fisarmonica e
violoncello, per arrivare alla jezzata “Un’aria
da…bei tempi quelli” in cui viene descritta
la donna amata, molto diversa però dalla solita, banale donna-angelo
propinataci in tutti i modi da letteratura e canzonette. Un attimo
dopo siamo trasportati dalla bossa nova nell’universo degli
amori impossibili di “Ingenuamente”
e si passa poi all’umoristica “Piccole cose”,
testimonianza delle molte collaborazioni di Covri con diversi cabarettisti.
Delicatissimo è il finale dell’album con “Mentre
tu uscivi piano” e con “Attimi”,
brano eseguito soltanto da Covri alla chitarra acustica.
Magistralmente suonato, “Attimi”
è uno di quei dischi da ascoltare e riascoltare, da scoprire
poco alla volta: ogni volta si afferra un aspetto nuovo che prima
era sfuggito. E lo si apprezza sempre di più.
Stefano
Covri
"Attimi"
Catartica Records & Publishers - 2004
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aggiornamento: 13-03-2005 |