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Le BiELLE RECENSIONI
 
AAVV: "Corpo di Guerra"

Sussurri e boati per i Gang più altre sorprese
di Giorgio Maimone

E’ così tanto tempo che aspettiamo un nuovo disco dei Gang che un vagito può sembrarci un boato. Così leggere in fondo al libro dei Severini Bross che per il 2004 la loro discografia annovera già un nuovo titolo ci mette in fibrillazione. Però ogni tanto capita di non accorgerci nemmeno dei boati, perché li si trascura, perché escono nel periodo sbagliato, perché ci eravamo distratti. “Corpo di guerra” appartiene alla categoria delle distrazioni. Ed è una distrazione grave. In primo luogo perché nasce per uno scopo nobile, contro la guerra, in secondo luogo perché contiene due strepitose ballate dei Gang e in terzo luogo perché è un gran bel disco.

“Corpo di guerra” nasce prima del conflitto iracheno (e ne ha ancora più merito) per iniziativa della Provincia di Macerata su stimolo dall’associazione Arte Nomade. E così viene commissionata allo scrittore marchigiano Lucilio Santoni un’opera letteraria da mettere in musica “per ricreare il dolore di chi vive in un territorio martoriato dalla guerra, abbiamo scelto di commemorare un luogo e un episodio della nostra storia recente: Montalto di Cessapalombo, in provincia di Macerata, dove nel 1943, si consumò l’eccidio di alcuni giovani partigiani ad opera dei nazifascismi, evento ancora tragicamente vivo nella memoria della gente di questi luoghi che ne fu la protagonista”.

E così nascono le 12 canzoni di questo disco che hanno il pregio di crescere di ascolto in ascolto e di provare davvero a rendere possibile un evento di drammaturgia contemporanea, ridando voce a chi la voce l’aveva perduta. Iniziando da "Il tempo in cui ci si innamora"

“Fuori ai cancelli del cielo
la notte era buona per arrenderci al sangue
notte dall’aria innocente
con le dita puntate fra gli occhi e la luna
ma la luce verrà, verrà, verrà così vedrai.
Verrà vedrai il tempo in cui ci si innamora”

Cantano i Gang e la magia si ricrea, riparte da capo, si fa liquida malinconia che filtra tra le note del disco, portando la stessa nebbia che si respirava ne “La pianura dei sette fratelli” e l’inizio del cd è di quelli col botto. Una melodia che si imprime nella memoria, parole dirette e la voce vellutata di Marino che ci invita a un ulteriore “vedrai vedrai” di tenchiana memoria. Poi il clima si fa più teso e le sonorità elettriche che introducono ad “Aprile”.

“Venite su al confine
nell’ora del tramonto
voi che siete stati
siete il sale del mondo
voi che vi siete fatti vivi
e viva è la memoria
del giorno che in aprile
ci siamo fatti storia”

Riprendendo la vulgata degregoriana su la “storia che siamo noi”, la Magnum Les Paul di Sandro scandisce il tempo della storia, infondendo epica forza ai versi di battaglia. Ancora una grande canzone dei Severini Bross. Due che non bisogna mai perdere di vista, soprattutto adesso che (pare) abbiano alla stretta finale il nuovo disco. Nelle ultime pagine del loro libro infatti, sotto la voce discografia, viene annunciato per il 2003 (ma in realtà sarà il 2004) un nuovo cd dal titolo “Calibro 77”, il famoso e tanto atteso disco di cover degli ani '70.

Ma “Corpo di guerra” non è solo i fratelli Severini: a gruppi di due canzoni per volta seguono la Ziringaglia, “suonatori e artisti da battaglia incontratisi sul finire dell’estate del ’96, che rappresentano un ideale carrozzone di zingari, girovaghi randagi e vagabondi, che si aggira claudicante nelle contrade del mondo” (dal sito www.artenomade.com) e che, con piglio bregoviciano danno corpo a una suggestiva “Fuggono” e a una intensa “Non parla”.

Il testimone passa a Vittorio Nocenzi, tastierista del Banco del Mutuo Soccorso (“Una cosa sola” e “Le fughe, i ritorni”) e a Ginevra Di Marco (“Corpo di guerra (uno)” e “Corpo di guerra (due)”, abbastanza nei loro standard e, tutto sommato abbastanza standard. Poi c’è la seconda sorpresa del disco (considerata la Ziringaglia come prima), i Ductia: “la band toscana, che trae il proprio nome da una danza medievale in due movimenti molto in voga nel XII secolo, attraversa con la propria produzione varie aree geografico-musicali, in una miscela sonora in cui strumenti tradizionali della cultura celtica folk del passato si combinano a melodie mediterranee e ambientazioni rarefatte tipiche della new age”.

I due brani (“La brezza tra gli ulivi” e soprattutto “Sfinita”) volano alti nei cieli della musica (anche se buona parte del fascino risiede nella voce di Maria Pia Teti, che non fa parte del gruppo). Ma anche il finale del disco non è niente male: Tiziana Ghiglioni con gli Ogam in tre brani: “L’altrove”, “Qui si compie la mia morte” e “Più nulla”. Che sia il Kossovo o l’Afghanistan, le Torri gemelle o, ora, l’Iraq la guerra non è mai una questione lieta. E “Corpo di guerra” ce lo ricorda, in modo diverso, come diverse sono le voci degli artisti coinvolti, ma anche in modo molto più convincente di come ha cercato di fare il parallelo e un po’ “filone” “Danni collaterali. Entrambe i dischi sono Cd de Il Manifesto.

Gang, Ziringaglia, Vittorio Nocenzi, Ginevra De Marco, Ductia, Tiziana Ghiglioni
Corpo di Guerra

Cd Manifesto- 2002
Nei negozi di dischi

   
Ultimo aggiornamento: 18-12-2003
 
   
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