| Un
disco "che mi aspettavo di più"
di Lucia Carenini
Un
Cd atteso per nove anni lo si maneggia con cura. Lo si guarda attentamente
a partir dalla copertina.
Nera.
Lui seduto al piano che guarda verso l’alto e, illuminato
da un riflettore, sembra un po’ che abbia visto la madonna…
mah.
Apro.
Libretto
come al solito curatissimo, con tanto di traduzioni in francese
e in inglese. Credo sia l’unico italiano a farlo, o almeno
uno dei pochi, e denota quanto ci tenga alle sue parole. Poi ci
si stupisce che all’estero si spelino le mani a forza di applaudirlo...
Niente foto. Solo una prospettiva di tasti neri sul fronte e un
elefante che quasi non si vede sul retro.
La
sto tirando in lungo. Un po’ mi spaventa. Ma cosa mi spaventa?
Che non sia all’altezza delle mie aspettative. Ecco cosa.
Ok basta tentennare. Lo sparo nel lettore.
Sarà
una recensione imbarazzante. E mi tirerò dietro le ire dei
“contologi” tutti dell’italico suolo. Anche di
quelli d’Oltralpe, forse. La domanda è: “Bisogna
giudicare una cosa in assoluto, oppure tener conto di chi l’ha
scritta?”. Perché nel primo caso mi vien da dire “Ma
cosa pretendi?”. La musica è bella, le parole sono
accattivanti, è registrato benissimo e orchestrato da dio.
Se fosse il nuovo cd di Folco Orselli (faccio uno
dei tanti nomi di coloro che al Conte Paolo da Asti s’ispirano,
ma uno vale l’altro) credo che potrei gridare al miracolo.
Ma è un disco di Conte. Così se vale la seconda ipotesi
è un Conte che rifà se stesso. Come bisogna considerarlo?
Credo sia il dubbio che assale tutti gli insegnanti di questo mondo
quando il loro migliore allievo se ne esce con un tema – corretto,
per carità, perché non è possibile altrimenti
– ma non all’altezza di quello che ha fatto prima. "Elegia"
è sicuramente piacevole, si ascolta anche volentieri,
ma manca la scintilla, pare più un esercizio di stile che
qualcosa di davvero ispirato.
Ora,
la classe non è acqua, e Conte di classe ne ha da vendere
all’ingrosso, ma sentirlo autocitarsi cantando “Mentre
la sera discende/una luce risplende/in un ambiente maron”
un po’ di nervoso me lo fa venire. Lui è bravo,
lo sappiamo e sa cosa piace ai suoi estimatori. E allora prende,
spezzetta, ricostruisce le atmosfere che ha inventato. Le ha inventate
lui, ne ha tutto il diritto, ma sembra un po’ un clone di
se stesso.
In
conclusione è un bel disco, Conte è stato un grande,
e un grande resta, specialmente di fronte al piattume che impera
in un certo tipo di musica, ma concludo citando Gabriele
Ferraris, che ha scritto una recensione che avrei voluto
saperla scrivere io, una recensione così… : “…produrre
capolavori non è un mestiere… Paolo Conte ha pubblicato
Elegia, se volete prendetelo, ma non aspettatevi “Un gelato
al limon”… Vale per Conte, vale per tutti quelli che
ci hanno regalato il sublime e oggi fanno dischi che “mi aspettavo
di più”. Lasciamoli in pace e rispettiamoli”
Paolo
Conte
Elegia
Atlantic - 2004
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aggiornamento: 24-11-2004 |