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Le BiELLE RECENSIONI
 
Rua Port Alba: "e Ciento Paise"

Tra memoria e tempi nuovi
di Leon Ravasi

"Lo scopo del nostro fare musica è quello di ricreare nell'attualità le ragioni e le funzioni della tradizione partendo dalla cultura contadina o da quello che di cultura popolare ci ha lasciato la canzone classica napoletana. La chiave unica che lega la musica tradizionale del sud è nel nostro caso la concezione della vita, del lavoro, della lotta, dell'amore, della sopravvivenza, della natura e per il rinnovarsi della vita nonostante l'ingiustizia e lo sfruttamento". (Massimo Mollo). E siamo a tre. Tre dischi di musica napoletana da recensire in una giornata sola: ritmo da stakanovisti. Roba di non poterne più non solo di Napoli, ma nemmeno della pizza! E invece … e invece … per la terza volta parliamone bene.

"Ciento paise" è il più difficile da amare tra i tre dischi ("La voce del grano" della NCCP, "Medinsud" di Cantodiscanto), perché il più tradizionale, perché è il meno ibridato, perché risente in misura ancora maggiore degli altri delle radici con la propria terra. E d'altra parte Rua Port'Alba è un luogo dello spirito, uno luogo inesistente o forse che può essere menzionata solo in un'edizione speciale delle Pagine Gialle conservata nella Biblioteca di Babele di Borges, ma è un luogo di caffè letterari, librerie, pizzerie e musicisti.

E l'opera, la seconda dei Rua Port'Alba, dopo un "Vient'e mare" di cui si parla molto bene, si aggira per i vicoli cercando quest'instabile equilibrio tra tradizione e tempi nuovi. La tamorra qui la fa da padrone (due sono le Tammuriate vere e proprie, una tradizionale e una di Massimo Mollo e Di Vaio) e, a costo di ripetermi, credo che non vadano ricercati qui i motivi di interesse del disco.

Per carità, tanto bella e nobile la tradizione, però quando si dispone di una bella penna come quella di Massimo Mollo, vera anima del gruppo con Marzia Del Giudice, sin dal 1990, si potrebbe forse rischiare di più. E se gli esiti fossero come "Bella mia" (una chicca!) non potrebbero che rappresentare un incentivo a osare di più.

D'altra parte, come è scritto anche nell'interno del libretto che correda (bene) il cd: "In tempo di nullità ideologica rimanere radicati alle memorie significa attraversare un guado tortuoso nel tentativo di arrivare dall'altra parte, per trovare un modo antico-nuovo di comunicare tra le persone". Rua Port'Alba è radicata nel sociale, sia perché "se c'è una porta nelle mura è per fare anche entrare gli stranieri, che non è detto siano nemici", sia perché il gruppo lavora nelle scuole, negli ospedali psichiatrici e geriatrici o per il recupero di bambini e ragazzi napoletani.

È un impegno che si sente e si legge nei loro testi e nelle dichiarazioni, sia nei richiami a Che Guevara e Victor Jara nella "Tammuriata dè Mmane", sia nella scelta di incidere "'A capa e 'na sfoglia 'e cipolla" assieme ai "pazzarielli" del centro l'Aquilone di Milano. "Bella mia", "Petra" e "Sale antico" sono le punte del disco. L'ultimo brano spiazza. È un racconto con accompagnamento di chitarra: "Il calabrese", una storia vera. Una pratica che dovrebbe trovare più spazio sui dischi.

Rua Port Alba
"e Ciento Paise"

Mediterranea - Musicisti Associata Produzione - 2001
Nei negozi di dischi e sul sito

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Ultimo aggiornamento: 28-12-2001
 
   
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