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Le
BiELLE RECENSIONI |
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| Rua
Port Alba:
"e Ciento Paise" |
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| Tra
memoria e tempi nuovi "Ciento paise" è il più difficile da amare tra i tre dischi ("La voce del grano" della NCCP, "Medinsud" di Cantodiscanto), perché il più tradizionale, perché è il meno ibridato, perché risente in misura ancora maggiore degli altri delle radici con la propria terra. E d'altra parte Rua Port'Alba è un luogo dello spirito, uno luogo inesistente o forse che può essere menzionata solo in un'edizione speciale delle Pagine Gialle conservata nella Biblioteca di Babele di Borges, ma è un luogo di caffè letterari, librerie, pizzerie e musicisti. E l'opera, la seconda dei Rua Port'Alba, dopo un "Vient'e mare" di cui si parla molto bene, si aggira per i vicoli cercando quest'instabile equilibrio tra tradizione e tempi nuovi. La tamorra qui la fa da padrone (due sono le Tammuriate vere e proprie, una tradizionale e una di Massimo Mollo e Di Vaio) e, a costo di ripetermi, credo che non vadano ricercati qui i motivi di interesse del disco. Per carità, tanto bella e nobile la tradizione, però quando si dispone di una bella penna come quella di Massimo Mollo, vera anima del gruppo con Marzia Del Giudice, sin dal 1990, si potrebbe forse rischiare di più. E se gli esiti fossero come "Bella mia" (una chicca!) non potrebbero che rappresentare un incentivo a osare di più. D'altra parte, come è scritto anche nell'interno del libretto che correda (bene) il cd: "In tempo di nullità ideologica rimanere radicati alle memorie significa attraversare un guado tortuoso nel tentativo di arrivare dall'altra parte, per trovare un modo antico-nuovo di comunicare tra le persone". Rua Port'Alba è radicata nel sociale, sia perché "se c'è una porta nelle mura è per fare anche entrare gli stranieri, che non è detto siano nemici", sia perché il gruppo lavora nelle scuole, negli ospedali psichiatrici e geriatrici o per il recupero di bambini e ragazzi napoletani. È un impegno
che si sente e si legge nei loro testi e nelle dichiarazioni, sia nei
richiami a Che Guevara e Victor Jara nella "Tammuriata dè
Mmane", sia nella scelta di incidere "'A capa
e 'na sfoglia 'e cipolla" assieme ai "pazzarielli"
del centro l'Aquilone di Milano. "Bella mia", "Petra"
e "Sale antico" sono le punte del disco. L'ultimo
brano spiazza. È un racconto con accompagnamento di chitarra: "Il
calabrese", una storia vera. Una pratica che dovrebbe trovare
più spazio sui dischi.
Ascolti collegati
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aggiornamento: 28-12-2001 |
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