| Tra
Ciampi e Piazzolla, un po' affascina, ma a gioco lungo stanca
di Moka
Potrebbe
essere questione d'età, perchè negarlo? Forse per
arrivare a capire un disco che comunque col tango mantiene più
di un aggancio, bisogna avere un bagaglio di conoscenze che mi manca.
Il risultato dell'ascoltatore distratto è che in parte il
disco affascina, ma a gioco lungo l'interesse scema e gli spunti
più validi, venendo ripetuti come schemi, perdono di interesse.
Voglio dire, anche Max Manfredi ogni tanto usa il tango: uno! Poi
passa ad altra musica. Qui, invece, non c'è requie. Peraltro,
per l'appassionato, potrebbe essere una manna. Come per Guccini
e per la Intel bisognerebbe mettere l'annuncio in copertina: "caution,
tango inside".
Quindi accordoneon
a raffica e canto estremizzato come reclama il tango, genere quanto
mai teatrale e adatto alla rappresentazione di passioni estreme
e violente. Il personaggio giocato da Gianluigi Cavaliere,
anima del progetto, punta su questo le sue carte e, nell'ambito
che gli compete, lo fa anche bene, con sicura maestria a condurre
il gioco e buona grinta da palscoscenico
Ciampi non
è l'unico personaggio di rilievo a cui viene dato un "passaggio"
nel disco: sempre dall'epoca e dallo stesso ambiente vengono Pino
Pavone e Luigi Tenco, entrambi amici di Ciampi: di Pino
Pavone si prende "Questi poeti", di Tenco
un classico: "Angela". Ma le ospitalità
di lusso prevedono anche Leo Ferré (che
musica "S'i fossi foco" di Cecco Angiolieri
e di cui viene ripresa e adattata dallo stesso Cavaliere "Monsieur
William"), Jacques Brel ("La
canzone dei vecchi amanti", sempre adattata da Cavaliere)
e Charles Baudelaire, di cui viene messa in musica
"L'anima del vino", sempre da Cavaliere
e Vettore.
La formazione
con cui viene accettato il corpo a corpo con così tanto corpo
poetico è: Gianluigi Cavaliere (voce e pensiero);
Romeo Pegoraro, contrabbasso; Fabio Rossato,
accordoneon; Giampiero Vettore, pianoforte; Gabriele
Bellu, violino. E anche in questo caso, a conferma delle
difficoltà che trova la musica comunque d'autore a farsi
apprezzare, il disco è stato registrato nel 2000 e mixato
nel 2001! E anche qui, per quattro o cinque anni, non se n'è
saputo più niente.
Le dichiarazioni
di principio del gruppo sono interessanti e condivisibili: "L’
ensemble opera sotto l’ala smisurata del fratello di cuore
Léo Ferré e della poesia. Il gruppo ritiene poesia
e musica arti indivisibili e il Tango un linguaggio poetico-musicale
che nel nostro secolo ha raccolto in sé la tristezza, le
malinconie, le rabbie, le gioie, le passioni e il desiderio di libertà
di quanti lo hanno pensato, vissuto, scritto e cantato. Lo scopo
originale è reinventare “tangamente” la canzone-poesia.
Nelle loro interpretazioni percorse da una tensione ai limiti dello
spasimo e da una intensità emotiva di difficile riscontro,
la canzone d’autore europea e la melodia mediterranea vestite
di Tango creano atmosfere di grande suggestione e ricaricano di
sentimento la parola più esausta".
Peccato, come già detto, che l'ascolto intero del disco sia
opera a cui avvicinarsi con cautela: qualora ci si limitasse a pochi
brani "Non so più niente" di Ciampi
e "Bertrand" mi sembrano i meglio riusciti,
ma ha un suo fascino anche "Malena".
Chantango
"L'anima del vino"
Chanson Clandestine (distribuita SELF) - 2004
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aggiornamento: 02-02-2005 |