| La
macchina soffice di un disco per meditazione
di Leon Ravasi
È
stata una lunga caccia, ma alla fine li ho sentiti. "Centro
del mundo" disco doppio (14 inediti più 8, in versione
acustica, dal vivo) cd del manifesto (prezzo contenuto). Radodervish
è un gruppo italo-palestinese che nasce attorno a Nabil Salameh
e Michele Lobaccaro e a un primo progetto che si chiamava Al Darawish.
Non è semplice mischiare in un cd le due esperienze e le
due culture. Il rischio è che una prevalga sull'altra, ma
questa volta mi sembra che l'obiettivo possa dirsi raggiunto. Il
disco suona molto morbido e meditativo: un quartetto d'archi, percussioni
e chitarre il tappeto sonoro. A loro "danno" una vicinanza
artistica con Franco Battiato (è vero, lo ricordano, ma sul
versante migliore), con la cantante israeliana Noa e con Jovanotti
(ebbene sì, tutti abbiamo i nostri peccati :-)). (Peraltro
su una canzone che secondo me non è male: "Stella cometa").
Dar wish in persiano significa "visitatori di porte"
e il tentativo da loro dichiarato è "vogliamo aprire
nuove porte, nuovi orizzonti di coscienza per capire meglio noi
stessi". Un’eco new agista fa ogni tanto capolino, ma
non in modo fastidioso. "La fusione tra i nostri due mondi
- dice Michele Lobaccaro, l'italiano (pugliese) dei due - nasce
da un contrasto che nella storia è stato duro e drammatico.
Ma alla fine emergono le radici comuni: quelle dell'area dell'Antico
Testamento, dalle tre grandi religioni del mediterraneo. Basti pensare
al canto napoletano che usa i quarti di tono tipici della musica
araba".
E
"Radio" perché la radio unisce senza bisogno del
visto, di passaporti. Musica che corre sull'etere. "noi vorremmo
essere come una radio che capta messaggi e linguaggi diversi da
un'antenna rivolta verso il mondo e che poi rilancia nell'etere
tutte le contaminazioni che riceve". Hanno vinto il loro bravo
premio Ciampi, hanno suonato nei carceri per albanesi e hanno scritto
una bella canzone per le donne algerine vittime dei massacri ("Hennah").
Sul versante musicale danno luogo a un approccio "contaminato"
(altro termine da "decontaminare"!): melodie arabe nel
canto si miscelano con ritmiche elettroacustiche, che comprendono
anche campionamenti, drum n'bass e un tocco di trip hop, ma le chitarre
e gli archi dettano una linea più precisa e, rispetto ai
dischi d'esordio, sembrano seguire un percorso di crescita interessante.
Insomma: tra world music e pop di qualità. Inutile dire,
credo, che la parte che mi convince di più è quella
"in acustico" e soprattutto i brani più lenti,
dolenti o meditativi. Ma questa è anche questione di indole.
I testi sono, anche loro, da meditazione. Molte canzoni sono cantate
in arabo, ma sull’elegante libretto interno ci sono le traduzioni
sia in italiano che in inglese. Testi molto eterei, da alta ispirazione.
Che pure nella loro bellezza hanno degli attimi di stanca. Come
si si ricercasse troppo il colpo ad effetto, la frase ricca del
“bello poetico”. A volte il colpo va a segno : “Miele
e vino tu sei/ piccola venere / l’indifferenza ti fa/ altissima”.
Altre volte stona: “Pane e gelsomini/Mescolati col sangue
e col sudore/ Come può essere diventato così amaro
il tuo sapore?/Amaro come il fuoco e il fumo”. C’è
qualcosa di forzato, ma può essere una lieve distonia culturale.
La letteratura e la poesia araba usano spesso similitudini di questa
fatta. Sul sito c'è un accenno a "testi che raccontano
dei miti comuni delle culture mediterranee, di simbologia mistica
e realtà terrena. L'amore da sensuale si fa mistico e da
spirituale diviene terreno e tutto umano, sempre intriso di nostalgia
per qualcosa che si è perduto, di esilio, di erranza".
Può essere tutto e il contrario di tutto.
Ma il disco si fa ascoltare, pur con qualche lentezza,
Radiodervish
"Centro del Mundo"
Cd Manifesto / Cosmasola - 2002
Nei negozi di dischi e sul
sito
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aggiornamento: 26-09-2002 |