| Un
tuffo nel passato con la più "politica" delle cantanti
beat italiane
di Giorgio Maimone
Secondo
Gianfranco Manfredi, nel suo utilissimo libro scritto inpresa diretta
dagli anni '70 ("Quelli
che cantano nei dischi") Caterina Caselli è stata
la vera cantante politica del periodo del beat italiano. Prova ne
sia, anche, che non si sia mai prestata ad andare sotto certe soglie
e che nel suo repertorio hanno trovato posto, tra gli altri, Francesco
Guccini (con alcune canzoni scritte appositamente per Casco d'Oro
e non firmate), Paolo Conte e Lucio Quarantotto. Inoltre la Caselli
è stata l'esponente di punta de la "linea verde",
sponsorizzata da Mogol, in un tentativo bicipite: da unlato rifondare
la canzone italiana, dall'altro sfruttare a fini commerciali l'incipiente
aria di contestazione. Fatto sta che Caterina Caselli ha cantato
canzoni come "Incubo n.4" o "Il cammino di ogni speranza",
"Per fare un uomo" o "La pioggia che va" quando
ben poco potevano aggiungere alla sua fama.
"Casco
d'oro dal 1964" ripercorre in un disco doppio tutti
i brani di Catrina dall'esordio in poi, per un totale di 4 canzoni
che partono da una tenerissima e timidissima "Ti telefono
tutte le sere" del 1964, dove alla Caselli fanno giocare
il personaggio non molto indovinato per lei, di proto-Cinquetti
e finiscono con "E se questa fosse l'ultima"
di Lucio Quarantotto del 1997 che, peraltro chiudeva, con tono vagamente
anti-scaramantico l'ultimo lavoro discografico con inediti di Caterina,
quel "Bisognerebbe non pensare che a te"
che aveva fatto sperare in un ritorno in grande stile della Caselli
sul mercato attivo del disco cantato, dopo esseersi dimostrata una
delle persone principali nel tentativo di coniugare musica di consumo
e qualità (Avion Traver, Elisa, Bocelli, di cui la famosa
"Con te partirò" era stata scritta da Lucio Quarantotto).
Invece niente.
La Caselli come cantante non esiste più e la discografica
ha preso nettamente il sopravvento. Ci resta "Casco d'oro dal
1964" per gettare uno sguardo abbastanza esaustivo sulla sua
produzione. Anche se, proprio questo disco, qualche sospetto lo
genera. La scaletta parte infatti, come sarebbe logico, inordine
cronologico che viene seguito per tutto il primo disco, ma il secondo
disco riparte da "Sono bugiarda" che
è una canzone del 1967, per quanto in questa edizione rimixata
nel 2004 (fa schifo! Vogliamo dircelo? Era così bella ...
non c'era nessun bisogno di toccarla) e poi riparte con la cronologia
dal 1966. La logica che separa il primo disco dal secondo resta
misteriosa. Ma ci sono due "curiosità": "Il
volto della vita" è proposta con un testo diverso
da quello definitivo uscito su 45 giri. La versione qui proposta
è zoppicante e vistosamente provvisoria. Un'altra chicca
che ci si poteva risparmiare. E infine "Insieme a te
non ci sto più", di cui c'è la versione
ufficiale nel disco uno, è proposta nel disco due nella versione
assieme agli Avion Travel del 2003.
Quaranta canzoni
sono in realtà un po' troppe per qualsiasi esponente del
beat italiano, un'epoca caratterizzata soprattutto da singoli e
non da album. Diciamo che una bella sfumatura alta di una decina
di canzoni nona vrebbe tolto niente a nessuno. E una cura maggiore
della scaletta avrebbe potuto fare risaltare i meriti della Caselli
che non sono stati affatti banali: oltre ai cantautori italiani,
pure le cover da lei scelte hanno sempre cercato di seguire un proncipio
di qualità (Donovan, Neil Diamond, Louis Armstrong, Jaggar
e Richards).
Concludendo,
un'accoppiata di dischi che si ascolta sì con piacere, ma
con qualche attimo di noia per inclusioni non necessarie: la soluzione
migliore è prendersi la raccolta e rimasterizzarsela, tagliando
i brani non indispensabili. Ma ancora migliore è la soluzione
di rivolgersi ai vecchi dischi di vinile di Caterina che mostrano,
ancora oggi, una carica di cui molti potrebbero andare invidiosi.
E per chi di lei non ha niente e non sa niente? E' questo il disco
ideale? No, contiene troppo e in maniera confusa.
Caterina
Caselli
"Casco d'oro dal 1964"
Warner - 2004
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aggiornamento: 02-02-2005 |