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Le BiELLE RECENSIONI
Bandabardò: "Bondo! Bondo!"

Più musica, meno caciara
di Leon Ravasi

Non sono un fanatico della Bandabardò. Anzi, dopo i primi due dischi avevo cercato di perderli un po' di vista. Primi dischi interessanti, poi una deriva caciarona, molto da festa di piazza, da live, da 'balliamo-tutti-quanti-assieme-che-siamo-fricchettoni'. Un po' diverte, poi, soprattutto se messa su disco, stanca. E così “Se mi rilasso collasso” mi sembra tuttora un disco non riuscito. Ora esce “Bondo! Bondo!” e l’impressione cambia. È sempre la solita Bandabardò, un insieme di sei persone, più camionate di amici che aspira (parole di Enrico Erriquez Greppi, leader del gruppo) “a portare sul palco la stessa atmosfera di festa di una cantata tra amici”, ma con qualcosa in più. Più consapevolezza, meno trasandatezza.

Dicono e scrivono sul sito che il disco è stato composto in 10 giorni (5 a San Geminiano e 5 nella lucchesia). Può darsi. Le linee armoniche bardozziane sono, diciamo così, scheletriche, ma una maggior cura dei brani si avverte. I ritmi a volte rallentano, il “treno” musicale fa qualche fermata in qualche stazione, la patchanka multi-etnica cerca di rendersi comprensibile. E il disco, in fondo, si lascia suonare con piacere.

Certo, restano un gruppo da seguire dal vivo (e infatti i fans club dei bardozziani proliferano). Stanno simpatici, questi maledetti toscani (anche se Erriquez si è fatto 20 anni circa in Francia-Lussemburgo) e perseguono apertamente un’ideale freak. Il loro manifesto programmatico cita: “La Bandabardò ha sposato in pieno la causa dei fricchettoni e del loro leader Fernandez. Siamo per la rivalutazione dei rapporti umani, dei miscugli razziali e culturali. Lottiamo per un mondo a misura di donna e di bambino e per vedere un giorno trionfare amore e gentilezza”. Come si fa a non essere d’accordo o almeno piacevolmente predisposti?

Però resta il fatto che il loro ascolto su cd è faticoso e non fluido come dal vivo. Diamo per scontato che un po’ possano averci stancato tutti i manuchoaismi di questo mondo (che, incomprensibilmente, hanno trovato eco sui media di consumo. Immuni da qualsiasi riflessione sui contenuti e attenti solo al momento di gioia e ritmo). Ma se “Sette sono i re” procede come un classico della band, già “1,2,3 stella” cerca strade più riflessive e “Fortuna” è un gioiellino di 7’30” molto ben suonato, che chiude il disco con abbondanza di fiati, lasciando la voglia di ascoltarla ancora.

“Les plus belles filles” si dipana su un ritmo swingato fuori tempo e mode che è un piacere ascoltare e “Non sarai mai” merita di rientrare in futuro tra i classici del gruppo e dimostrazione evidente del tentativo di battere nuove strade. Forse anche la presenza di Stefano Bollani e Max Gazzè tra gli ospiti aiuta, ma la sensazione è che il gruppo stia provando a crescere. Una buona notizia. Curiosità: il brano inizia con la voce di Mick Jagger che cerca dal palco di placare gli animi durante il tragico concerto di Altamont, quando un giovane nero fu ammazzato dagli Hell’s Angels che facevano servizio d’ordine. Resta un po’ un giochino fine a se stesso. Fa parlare, ma non comunica.


Bandabardò
"Bondo! Bondo!"

Danny Rose/Venus - 2002
Nei negozi di dischi

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Ultimo aggiornamento: 08-11-2002

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