| Un
viaggio sulle onde della memoria
di Vincenzo Greco
Succede
che per caso capiti sul sito che trasmette video di varia varietà.
E per caso ti trovi davanti un Battiato saltellante su una musica
elettronica e con un testo che fa “La stagione dell’amore
viene e va…”. E succede che gli anni, come in un videoregistratore,
vanno velocemente indietro. Vruuummm... Il nastro scorre veloce
e mi ritrovo su un treno, allora si chiamava rapido, per Milano.
Io e i miei genitori, in quell’anno, decisi a trasferirsi
a Como. La nuova casa era stata già individuata. Si trovava
a Lora, dintorni di Como. Lì abitava anche un amico di mio
padre. Un medico, che mi era antipatico (era il classico "sborone"...quando
andavamo a trovarlo esibiva parecchia ricchezza. Aveva pure un motoscafo,
con cui andava sul lago di Como). Dovevo fare la preiscrizione al
liceo (nell’indecisione, mi sarei preiscritto a tutti i licei
disponibili: classico, scientifico, linguistico ... solo l'artistico
non avevo considerato ... perché sapevo che era ancora troppo
presto per incontrare qualcuno che avrebbe frequentato quella scuola
e che ora gira per Roma e torna nella stessa casa dove torno io...).
Il viaggio ha avuto una sola, e continua, colonna sonora: “Orizzonti
perduti”, il nuovo album appena uscito di Battiato.
Io lo associo a quel viaggio. Non solo. Lo associo alle nebbie della
Lombardia, che avrebbe dovuto di lì a poco accogliermi. A
una nuova fase della mia vita. In quel disco, come per magia, c’era
tutto quello che avevo già lasciato, che stavo lasciando
e che avrei trovato.
C’erano le “Zone depresse”
del Sud, dove ero nato, e vissuto per poco. E, proprio per questo,
un certo "Mal d’Africa"
(e il solito nodo in gola, diamine, che mi prende ogni volta che
certe immagini riprendono vita nella mia frastagliata memoria) …le
mattine del sabato dal barbiere per chiacchierare e a turno leggere
il giornale (oddio, io ero così piccolo che dal barbiere
ci andavo giusto per aggiustare la frangetta: non avevo da chiacchierare,
silenzioso e timido com’ero, né da leggere il giornale,
che mica aveva il Corriere dei piccoli, il mio barbiere dell’infanzia)
… “le ragazze in casa o fuori nei balconi”
…
…e i suoni dei rumori di cucina, vegliati dalle zanzariere
del riposino pomeridiano (oh…altra associazione … Germinale
di Zola … letto tutto durante i riposini, in cui si parlava
spesso di quei lavoratori che bevevano birra, e io, per aver bevuto
la solita birra del pranzo d’estate, mi sentivo così
come loro …), il sentire parlare piano per non disturbare,
e i “pantaloncini e canottiera, col caldo che faceva”
…
E i “suoni lunghi di "Campane tibetane”
mi sembravano adatti a svegliarmi dal torpore dei ricordi, in quel
viaggio.
Cavolo, lo capisci o no che si tratta di cambiare ancora una volta
città?. Dopo l’inizio vita a Vibo Valentia, e il proseguimento
a Roma, già un altro cambiamento. A Como mio padre aveva
già lavorato. Qualcosa lo spingeva a tornare su. “Un’altra
vita” … appunto … e allora vai,
walkman, e fai girare ancora un'altra volta “un’altra
vita”, dove si parla di macchine parcheggiate in tripla fila,
tranquillanti, terapie, telecomandi in mano … l’illusione
del progresso: “e tu che fai di sabato, in questa città,
dove c'è gente che lavora, per avere un mese all'anno di
ferie”
E l’amore? Beh, per quello si trattava di aspettare. Avevo
appena 12-13 anni. "La stagione dell’amore",
si sa, viene e va. Doveva ancora venire. E probabilmente avrebbe
avuto un bell’accento lombardo. La cosa non mi dispiaceva.
Mi immaginavo con qualche maglietta nuova nuova a uscire, mano per
mano, chissà con chi e portarla "sul lago" (una
domenica bestiale?).
Però … però … tutta quella nebbia…
e quella pioggia che non finiva mai … a ricordarti la scansione
delle stagioni, ”Torneranno di nuovo le piogge riapriranno
le scuole, cadranno foglie lungo i viali, e ancora un altro inverno”.
Nato in un posto che, pur essendo vicinissimo al mare, è
ventoso e umido, sapevo già bene cosa significa, per la formazione
del carattere, frequentare i posti umidi e nebbiosi … non
avrei fatto altro che assecondare quello che ero (e sono) …
avrebbe funzionato, come certe cure omeopatiche, per togliermi la
malinconia di dosso, ormai un abito invisibile, o l’avrebbe
aggravata?
Mah…non riuscivo a capire se essere contento o no …
all’euforia della novità rispondeva una strana forza
che ancora non capivo … che mi tratteneva …e che ora
comprendo meglio … a ognuno il suo luogo ... non esistono
gli apolidi, in realtà …. l’apolide è
qualcuno che è ancora in cerca… è quello che,
non avendo luoghi dentro, non si riconosce, di conseguenza, in nessun
luogo, perché a nessun luogo appartiene e nessun luogo gli
appartiene…
(molti apolidi si vantano di essere tali: diffidare, diffidare…)
“Orizzonti perduti” è un disco
scritto e suonato da quelle parti, proprio a Milano. E avvicinarmi
a Battiato, anche solo fisicamente, già per me doveva essere
motivo di allegria. E invece no … c’era sempre qualcosa
che non faceva filare il ragionamento per il verso giusto.
Poi, tutto si ricompone. Il tempo è galantuomo, è
vero, lo confermo. Occorre pazienza, bisogna saper aspettare, e
quello che era un rebus indecifrabile si snoda davanti come la più
lineare delle verità. E infatti. La mia famiglia non si è
più trasferita a Como. Battiato ha lasciato Milano con questa
sentenza: “è tutta una questione di tonalità:
c’è a chi piace il grigio, c’è a chi piace
il rosso”.
Io, anni e anni dopo, avrei trovato l’amore, naturalmente
proprio a Como.
Il cerchio si chiude, serenamente. E oggi posso riassaporare gli
orizzonti perduti, quelli che non ritornano mai, sapendo, ora si,
che "ancora un altro entusiasmo mi farà pulsare
il cuore".
Altro che …
Franco
Battiato
"Orizzonti perduti"
Emi - 1983
In tutti i negozi di dischi
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Ultimo aggiornamento: 18-08-2006 |