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Le BiELLE RECENSIONI
Franco Battiato: "Orizzonti perduti"

Un viaggio sulle onde della memoria
di Vincenzo Greco

Succede che per caso capiti sul sito che trasmette video di varia varietà.
E per caso ti trovi davanti un Battiato saltellante su una musica elettronica e con un testo che fa “La stagione dell’amore viene e va…”. E succede che gli anni, come in un videoregistratore, vanno velocemente indietro. Vruuummm... Il nastro scorre veloce e mi ritrovo su un treno, allora si chiamava rapido, per Milano.

Io e i miei genitori, in quell’anno, decisi a trasferirsi a Como. La nuova casa era stata già individuata. Si trovava a Lora, dintorni di Como. Lì abitava anche un amico di mio padre. Un medico, che mi era antipatico (era il classico "sborone"...quando andavamo a trovarlo esibiva parecchia ricchezza. Aveva pure un motoscafo, con cui andava sul lago di Como). Dovevo fare la preiscrizione al liceo (nell’indecisione, mi sarei preiscritto a tutti i licei disponibili: classico, scientifico, linguistico ... solo l'artistico non avevo considerato ... perché sapevo che era ancora troppo presto per incontrare qualcuno che avrebbe frequentato quella scuola e che ora gira per Roma e torna nella stessa casa dove torno io...).

Il viaggio ha avuto una sola, e continua, colonna sonora: “Orizzonti perduti”, il nuovo album appena uscito di Battiato. Io lo associo a quel viaggio. Non solo. Lo associo alle nebbie della Lombardia, che avrebbe dovuto di lì a poco accogliermi. A una nuova fase della mia vita. In quel disco, come per magia, c’era tutto quello che avevo già lasciato, che stavo lasciando e che avrei trovato.

C’erano le “Zone depresse” del Sud, dove ero nato, e vissuto per poco. E, proprio per questo, un certo "Mal d’Africa" (e il solito nodo in gola, diamine, che mi prende ogni volta che certe immagini riprendono vita nella mia frastagliata memoria) …le mattine del sabato dal barbiere per chiacchierare e a turno leggere il giornale (oddio, io ero così piccolo che dal barbiere ci andavo giusto per aggiustare la frangetta: non avevo da chiacchierare, silenzioso e timido com’ero, né da leggere il giornale, che mica aveva il Corriere dei piccoli, il mio barbiere dell’infanzia) … “le ragazze in casa o fuori nei balconi” …

…e i suoni dei rumori di cucina, vegliati dalle zanzariere del riposino pomeridiano (oh…altra associazione … Germinale di Zola … letto tutto durante i riposini, in cui si parlava spesso di quei lavoratori che bevevano birra, e io, per aver bevuto la solita birra del pranzo d’estate, mi sentivo così come loro …), il sentire parlare piano per non disturbare, e i “pantaloncini e canottiera, col caldo che faceva” …

E i “suoni lunghi di "Campane tibetane” mi sembravano adatti a svegliarmi dal torpore dei ricordi, in quel viaggio.
Cavolo, lo capisci o no che si tratta di cambiare ancora una volta città?. Dopo l’inizio vita a Vibo Valentia, e il proseguimento a Roma, già un altro cambiamento. A Como mio padre aveva già lavorato. Qualcosa lo spingeva a tornare su. “Un’altra vita” … appunto … e allora vai, walkman, e fai girare ancora un'altra volta “un’altra vita”, dove si parla di macchine parcheggiate in tripla fila, tranquillanti, terapie, telecomandi in mano … l’illusione del progresso: “e tu che fai di sabato, in questa città, dove c'è gente che lavora, per avere un mese all'anno di ferie

E l’amore? Beh, per quello si trattava di aspettare. Avevo appena 12-13 anni. "La stagione dell’amore", si sa, viene e va. Doveva ancora venire. E probabilmente avrebbe avuto un bell’accento lombardo. La cosa non mi dispiaceva. Mi immaginavo con qualche maglietta nuova nuova a uscire, mano per mano, chissà con chi e portarla "sul lago" (una domenica bestiale?).

Però … però … tutta quella nebbia… e quella pioggia che non finiva mai … a ricordarti la scansione delle stagioni, ”Torneranno di nuovo le piogge riapriranno le scuole, cadranno foglie lungo i viali, e ancora un altro inverno”. Nato in un posto che, pur essendo vicinissimo al mare, è ventoso e umido, sapevo già bene cosa significa, per la formazione del carattere, frequentare i posti umidi e nebbiosi … non avrei fatto altro che assecondare quello che ero (e sono) …
avrebbe funzionato, come certe cure omeopatiche, per togliermi la malinconia di dosso, ormai un abito invisibile, o l’avrebbe aggravata?

Mah…non riuscivo a capire se essere contento o no … all’euforia della novità rispondeva una strana forza che ancora non capivo … che mi tratteneva …e che ora comprendo meglio … a ognuno il suo luogo ... non esistono gli apolidi, in realtà …. l’apolide è qualcuno che è ancora in cerca… è quello che, non avendo luoghi dentro, non si riconosce, di conseguenza, in nessun luogo, perché a nessun luogo appartiene e nessun luogo gli appartiene…
(molti apolidi si vantano di essere tali: diffidare, diffidare…)

“Orizzonti perduti” è un disco scritto e suonato da quelle parti, proprio a Milano. E avvicinarmi a Battiato, anche solo fisicamente, già per me doveva essere motivo di allegria. E invece no … c’era sempre qualcosa che non faceva filare il ragionamento per il verso giusto.

Poi, tutto si ricompone. Il tempo è galantuomo, è vero, lo confermo. Occorre pazienza, bisogna saper aspettare, e quello che era un rebus indecifrabile si snoda davanti come la più lineare delle verità. E infatti. La mia famiglia non si è più trasferita a Como. Battiato ha lasciato Milano con questa sentenza: “è tutta una questione di tonalità: c’è a chi piace il grigio, c’è a chi piace il rosso”.
Io, anni e anni dopo, avrei trovato l’amore, naturalmente proprio a Como.

Il cerchio si chiude, serenamente. E oggi posso riassaporare gli orizzonti perduti, quelli che non ritornano mai, sapendo, ora si, che "ancora un altro entusiasmo mi farà pulsare il cuore".
Altro che …


Franco Battiato
"Orizzonti perduti"

Emi - 1983
In tutti i negozi di dischi

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Ultimo aggiornamento: 18-08-2006

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