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Le BiELLE RECENSIONI
Piccola Bottega Baltazar: "Canzoni in forma di fiore"

... e poesia in forma di nebbia
di Leon Ravasi

Ormai sta diventando una vera e propria tendenza musicale. La piccola bottega Baltazar fa musica gentile. E italiana. Fino al midollo. Ma italiana delle origini, affondando le mani nel mare grande della musica a ripescare antiche melodie, sfrondarle della alghe, pulirle, lucidarle e restituirle alla antica magnificenza. Ovviamente i brani sono originali e recenti, ma è il mood a essere antico, artigianale, con quel pizzico di sapor di bottega che ancora fa bene sentire. Dove in mezzo ai saponi e alle spezie si intrufolano melodie ariose e parole attente e garbate. Una grande e piacevole sorpresa a cavallo di un titolo, “Canzone in forma di fiore”, che meriterebbe il premio da solo, per tutto quello che riesce con grazia a esprimere.

Ma chi è e cosa vende la Piccola Bottega Baltazar? E’ un gruppo di Padova di recente formazione (2000) che vede avvicendarsi ai banchi della bottega Giorgio Gobbo (chitarra e voce), Sergio Marchesini (fisarmonica e pianoforte), Antonio De Zanche (contrabbasso), Marco Toffanin (fisarmonica), Massimo Aiello (batteria). Nel retro bottega (ospiti) Alberto Cassutti (violino), Luca Francioso (chitarra), Marco Strano (sax) e Nicola Marsilio (duduk e clarinetto). Già dalla formazione si pregustano i sapori che puntualmente arrivano a stuzzicarci il palato.

Sarà come dice Gigi Maieron nel suo libro “La neve di Anna” quando, parlando della bottega del suo paese e delle merci vendute sfuse, dice: “disposte nella carta velina sembrava tutto più buono”, ma solo il parlare di bottega mi predispone al piacere, a quel gusto intenso della vita che sgorga non solo dalla carta velina, ma anche da quella oleata, dal sapore di sgombro e di olive farcite che si mischia con quello del salame o del sapone che sta solo un poco più in là. La Bottega Baltazar sembra sapere bene tutto ciò e ci offre quell’alternanza di sapori “veri” che cerchiamo, quel raschiare nel fondo del barile per cercare esattamente quello che cerchiamo e quel saper riconoscere che il cibo (musica) che ci viene offerto non è un precotto.

Fuor di metafora (chiudendola con l’assonanza tra Baltazar e Melchiades per parlare di echi marqueziani nella prosa dei ragazzi di Padova) ci troviamo di fronte a un secondo disco che ci propone 13 pezzi racchiusi in 51’39”, con una durata media di 4 minuti quasi esatti. Nello spettacolo tratto dal disco (o è il disco a essere tratto dallo spettacolo? Mah?) la Pbb suddivide le canzoni in quattro quadri: I mercanti e lo zafferano, Trilogia dell’acqua, Misteri e macadam (tradendo così una passionaccia per Paolo Conte, reo di aver sdoganato il macadam dai cascami della storia) e Ai confini del mondo immaginario. Questi quattro quadri in parte mescolano l’ordine dei brani rispetto al disco, ma servono a far capire le contiguità e le interconnesioni tra i quadri.

Eh sì, perché anche qui, come nei Fragil Vida, o nei Sulutumana o nei Figli di Iubal è possibile avvertire, oltre a questo ricorso alla “musica delle radici italiana”, anche una dimensione teatrale a cui è difficile non dare ascolto. Il tutto al servizio di piacevolissime melodie acustiche, servite da testi meditati e ricchi di aplomb poetico: “Questa notte Marta ha detto / che la luna sembra sale/ e i giocattoli in giardino / sono sparsi tra le viole” (“Il mercante”). “Dopo serate brevi e pianoforti / ritorna il silenzio degli ontani / canzoni con le unghie e malasorti / insieme come mani su corrimani” (“Un inverno mite”).

 

Piccola Bottaga Baltazar
"Canzoni in forma di fiore"

D'Autore - Azzurra - 2004
Nei negozi di dischi

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Ultimo aggiornamento: 28-08-2004

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