| Finalmente
la lupa ha partorito! Un ululato di gioia.
di Giorgio Maimone
E
finalmente la lupa ha partorito: è salita sui monti, si è
inoltrata nel folto del bosco, ha chiamato a raccolta il suo branco
e gli amici più fidi ed ha dato al mondo (discografico) un
lupacchiotto. Ha deciso di chiamarlo "Bala e fa balà"
e mai nome fu meglio speso. Basta guardarlo, basta ascoltarlo e
le gambe iniziano a muoversi da sole. E' festa nel bosco e nei dintorni:
è nato il disco dei lupacchiotti!
Dopo mesi di traversie di ogni tipo, problemi di distribuzione e
produzione, alfine risolti, il secondo disco ufficiale dei "Luf"
ha iniziato finalmente a essere distribuito. E non dobbiamo essere
stati gli unici a soffrire questa attesa, visto che la prima tiratura
del disco è andata praticamente esaurita in una decina di
giorni, quasi solo con la vendita militante ai concerti, ma anche
tramite distribuzione regolare.
Di "Bala e fa balà",
in realtà, su Bielle abbiamo già parlato a lungo,
basandoci sulle prove di studio, sul rough mix, sul concerto dal
vivo tenuto da Canossi e soci ad Acrobatici
Anfibi, nelle interviste relative ... Ma non è la stessa
cosa. Avere finalmente il prodotto in mano, sfogliare il libretto,
vedere in ultima di copertina il logo di Bielle e la scritta "consigliato
da Bielle" è in buona parte un'emozione nuova.
Rispetto alle versioni precedenti le novità non sono tante,
ma alcune di queste sono significative. Come preannunciato, infatti,
l'intro al disco è una intensissima "O pescator
che peschi" cantata e suonata da Marino e
Sandro Severini, ossia i Gang. Voce di
Marino da brivido,
da vero cantore della tradizione popolare; canzone breve, ma possente,
ripresa anche in chiusura del disco, con testo diverso e nell' esecuzione
dei Luf.
E poi partono le danze: il rock camuno di "Sic sac
de soc sec", scioglilingua inestricabile in puro dialetto
camuno (garantisce Canossi, che peraltro ironicamente sul libretto
si scusa delle possibili inesattezze di trascrizione "perché
i miei genitori mi hanno insegnato a parlare la mia lingua, nessuno
a scriverla". Seguono, senza darti il tempo di prendere
un attimo di fiato "Sotto il ponte del diavolo"
in una versione molto più dura di quanto ascoltato finora,
ma tutto il disco suona più grintoso, opera di un ottimo
lavoro di post-produzione (Dario Ravelli, Sergio Ieio Pontoriero,
anche bassista, hanno mixato il tutto e Lorenzo Cazzaninga
ha partecipato al mixaggio e ha masterizzato il tutto). "Cuore
a sinistra e portafoglio a destra" è il quarto
titolo, il brano che riporta la nota frase di Guccini
da "L'avvelenata": "colleghi
cantautori, eletta schiera che si vende alla sera per un po' di
milioni, voi che siete capaci fate bene ad avere le tasche piene
e non solo i coglioni". E Guccini stesso, in una nota
autografa autorizza Canossi a riprendere la frase e a farne ciò
che vuole. Bella. E coinvolge la frase "Compagni, siamo
tutti uguali / ma in questa fattoria ci son troppi maiali",
che esce dritta dalla lettura della "Fattoria degli
animali" di Orwell. Diciamo che è
anche un'occasione per i Luf di togliersi sassolini dalle scarpe.
"Le ombre degli amici" è la prima
oasi di calma da quando sono iniziate le danze, ma è solo
il tempo di cambiare la dama e poi si riparte a volteggiare in un
vortice di gonne corte, di facce sudate, di feste sull'aja, di canti
al sapore di sole, stesi all'aria a sciorinare. Sapone di Marsiglia
e odor di brillantina, quando poco più in là arriverà
anche il tango di "Consuelo", ma non
corriamo troppo. Le danze sono ferme per ascoltare la lieve malinconia
delle considerazioni sulle amicizie che se ne vanno o restano.
Il trittico che segue è pura danza: "Bala e
fa balà", titolo eponimo, con le classiche
"nonne" di Canossi (ma anche di Van De Sfroos! Si vede
che la nonna dalle parti della Brianza lacustre va ancora fortissima!),
si prosegue di corsa con "Breva e Taiwan",
canzone che neanche a mettersi a farlo apposta poteva giungere più
a tempo con le polemiche di questi giorni sulla produzione tessile
cinese che mette in crisi l'industria serica lariana. Si danza bene
con "Consuelo" che parte tango ma arriva veloce. E poi
tutti in piedi sui tavoli! E' l'ora di "Pater noster
poc incioster" (Padre nostro poco inchiostro), scatenato
ska folklorico, con le cornamuse e il baghet a reggere il confronto
con i sax di musiche affini (e le cornamuse non perdono il confronto!
Ascoltare per credere).
Abbiamo il fiatone. é giunto il tempo di respirare un poco
di nuovo. E arriva, per fortuna, "Saltatempo"
che proprio lenta non è, ma consente un attimo di
calma ascoltando una sorta di piccolo lunario popolare. "Scrivimi,
scrivimi parole di saggezza / mandami mandami un bacio e una carezza",
mentre prosegue la tranquilla conta dei mesi da gennaio alla neve
di dicembre.
"So nahit 'n Valcamonega" / "maie
polenta tuc i di" (Sono nato in Valcamonica/ mangio polenta
tutti i giorni) è in realtà una cover, la prima dei
Luf che hanno deciso di "coverizzare" i Lynard
Skynard di "Sweet home Alabama".
Valcamonica e Alabama non stanno agli antipodi, ma insomma ... eppure,
ragazzi, funziona! E alla grande. Un blues lupoacchiottesco in piena
regola che, miracolosamente annulla le distanze geografiche. Ma
forse la Lombardia potrebbe essere terra di blues, come cerca di
indicare anche il Van De Sfroos di "Akuaduulza".
"Amami bionda" a questo punto è
d'obbligo. La festa sta durando ormai da dodici brani, i canti e
i balli stanno mettendo tutti a prova di stanchezza e il sole alto
sta forse iniziando a scendere. E' il momento opportuno per aprire
le tasche al portafoglio dei sentimenti (quello che si porta sinistra)
e dedicarsi a un piccolo corteggiamento alla dolce e acida lolita
che anima questo pezzo. "Amami bionda / fammi entrare ma
prima / fammi giocar di sponda". Ma restiamo come con
Vecchioni e le "Luci di San Siro". Si suggerisce alla
ragazza che le "basterebbe un'ora /altro che nove settimane
/ per fare un po' di praica / e cacciare via la fame"
ma alla fine non sappiamo se lei seguirà i consigli (disinteressati?)
o meno.
Archiviati
i sorrisi, i musicisti, prima di raccogliere gli strumenti e salutare
per la notte, dopo l'ultimo bicchier di vino in compagnia, ci lasciano
con un grande brano dove non si balla più, ma si resta ad
ascoltare: "Mei ros che negher", dedicata
a Carletto Giuliani e ai fatti di Genova, brano che già da
qualche anno fa parte del repertorio dal vivo dei Luf. "ma
il mio cane non ha padroni / ama troppo la libertà / il mio
cane morde e fugge sulla via della verità"
L'ho già detto e mi ripeto: ma a me questa canzone così
poco retorica e così tranquillamente non marziale ("Ho
visto zone fin troppo rosse / E ho visto rossi non sempre in zona")
convince più di altre roboanti celebrazioni. Certo
che c'è un po' di ingenuità, ma nelle canzoni di lotta
ben venga anche quel po' di partecipazione naif che, in fondo, dovrebbe
essere parte del popolo!
Ai Luf bisogna essere grati perché, senza menarla troppo,
ci fanno ballare, ci fanno cantare in coro con loro, ci fanno pensare
e ci fanno partecipare alla loro festa. Ma per parteciparvi meglio
e metterci ancora più di buon umore ne inventano di ogni
anche sul piano promozionale: se "Ocio ai Luf"
costava meno per i giovani (c'era uno sconto apposito per chi aveva
meno di vent'anni), per "Bala e fa balà" due euro
per ogni disco venduto saranno destinati a sostegno del Centro
di Formazione Medina di Dakar (Senegal), una scuola che
offre ai ragazzi di strada la possibilità di recuperare le
carenze formative e di imparare un lavoro, inserendosi poi nel circuito
del commercio equo e solidale. Il disco sarà venduto anche
tramite il circuito delle Botteghe del Mondo.
Onore ai Luf!
I
Luf
"Bala e fà balà"
Perspartitopreso- 2005
Nei negozi di dischi e nelle Botteghe del Mondo
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aggiornamento: 06-05-2005 |