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Le BiELLE RECENSIONI
Arpioni: "Malacabeza"

Disco per l'estate, ma non solo. Prova di maturità
di Giorgio Maimone

Gli Arpioni hanno una lunga storia alle spalle, una storia che ha visto una serie di cambi di formazione, di collaborazioni illustri, di successi sfiorati e, a volte sfumati, di lunga passione civile e militante. E come tutto questo possa collegarsi con una musica di derivazione ska, leggera e piacevole, adatta all'estate, ma anche all'inno sociale è un mistero senza fine bello per sciogliere il quale occorre fare lo sforzo di comprare il disco (o di assistere ai loro concerti). Ma è uno sforzo leggerissimo e un piacere assicurato.

"Malacabeza" è di sicuro il loro punto più alto: disco lungo, denso, intenso e calibrato. Sedici canzoni, per 65'09" di musica, senza un colpo a vuoto e con alcune chicche: come ad esempio la riproposta di "Una storia disonesta" (avete presente? "Che bello, due amici, una chitarra e uno spinello") di Stefano Rosso, eseguita assieme all'autore. Oppure ancora Valerio Mastrandrea che inserisce una canzone in romanesco "Er tranquillante nostro" di Gigi Proietti, all'interno di uno combo di ska bergamasco. O ancora Roy Paci solo di tromba in "Salsa Obrera" e "Maledetta Thunderbird" , Davide Atomo Tinelli, voce narrante in "Colpo in canna" o Tonino Carotone, voce in "Malacabeza".

Ma la forza degli Arpioni non sta nelle ospitate, per quanto di lusso e sempre in grado di aggiungere qualcosa. La forza del combo bergamasco sta nel duo motore Scarpellini-Ferri, rispettivamente chitarra e voce e autori di tutti i pezzi del gruppo, due sole volte in singolo e gli altri in coppia neanche fossero Lennon-McCartney! Gli Arpioni attualmente sono un gruppo di otto persone: Stefano "Kino" Ferri, Franco Scarpellini, Antonello "Tonno" Gini al basso, Massimo "Vice" Vicentini alle tastiere, Pier Muccio al trombone e percussioni, Guglielmo "Facco" Facchinetti al sax tenore, Mario Ghislandi al sax alto e Dario "p.g." Milan alla batteria. Ben pochi di questi, tranne i due autori, erano presenti alla precedente realizzazione del gruppo "Buena mista social ska" del 2001.

I quattro anni che hanno separato quel lavoro da "Malacabeza" non sono passati in vano, oltre alle difficioltà che hanno portato ai cambi di formazione, si avverte però un deciso processo di maturità nei testi che contengono un forte appeal sociale e anche una maggior quadratura musicale che fa sì che pur non discostandosi di un oncia dal "mondo in levare" tanto caro ai nostri (era il titolo del disco del 1999) riesce a tener conto di quanto avvenuto nel frattempo, compreso il fenomeno "Buena vista social club", peraltro già ben presente anche nel titolo del penultimo lavoro, ma anche, più in generale un fenomeno di risalita a cascata (nel senso del salmone che va controcorrente) per tornare dallo ska verso il calypso e le altre musiche di derivazione caraibica. Anche per questo il disco suona molto più orchestrato e molto più vario.

In una recente intervista con Franco Scarpellini, lui stesso precisava questo processo di maturazione: "si tratta di perdere quella ingenuità nel far lo ska che avevamo all’inizio … lo dico ora, riascoltando i dischi di allora, perché allora non me ne rendevo conto … cercavamo di innovare magari in una musica dove c’è poco da innovare, perché lo Ska quello è. Per cui alla fine, nel tempo siamo arrivati più verso una posizione che cerca di mescolare l’italianità con l’anima ska che ci portiamo dentro".

E questo "riportando tutto a casa" degli Arpioni ha fruttato. Prima fiori e poi frutti per quello che sta diventando il mio personale "disco per l'estate". Tanto meglio se poi uno riesce a farsi suonare come disco per l'estate un lavoro che grida "Basta!" (il primo brano) o che parla di una situazione in cui "ci vuole fegato per alzarsi ogni mattina e lavorare / ci vuole fegato per racimolare solo monetine / ... / ci vuole fegato per guardare negli occhi il tuo amore / ci vuole fegato / ad ammettere che hai le tasche ancora vuote" ("Ci vuole fegato"). Oppure come "Salsa Obrera" ("In questi tempi di vacche magre ho la fortuna di lavorare / in una fabbrica che è una famiglia e il mio padrone è come un padre") che ricorda le satire di Dario Fo su una base musicale travolgente.

Ma non è solo impegno, anche se lo spunto non manca mai: "Filastrocca del fumatore affranto" è una delizia, la title track "Malacabeza" è impossibile dal resistere a cantarla, "Maledetta thunderbird" è Buscaglione allo stato puro (e racconta infatti la storia di Fred Buscaglione, affidandola alla voce e alla tromba di Roy Paci). "Una notte come tante" è intensa e dolce e profumata, attuale e profonda. Resta dentro e graffia e lascia solchi. Un gran bel disco, un gran bel ritorno. Speriamo che adesso non servano altri quattro anni di attesa!"

Arpioni
"Malacabeza"

Venus distribuzione - 2005
Nei negozi di dischi

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Ultimo aggiornamento: 28-06-2005

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