| Ritorno
alle origini, con anima, voce, passione e blues
di Giorgio Maimone
"Praticamente
questo è il mio disco in dialetto! Non solo, ma se non fossimo
partiti negli anni '70 con l'idea di rifondare il rock italiano
o meglio di trovare una strada italiana per il rock, io, Camerini
e altri dell'epoca, forse questo avrebbe potuto essere il mio primo
disco. Insomma, quando arrivi a 50 anni o ti compri il Porsche Cayenne
o la Harley Davidson o ti fai l'amante giovane. Io ho comprato le
chitarre che avevo sognato per tutta la vita e mi sono fatto "da
solo" questo disco che le case discografiche non volevano farmi
fare".
All'incirca così, al Mantova Musica Festival
2005, dove è stato ospite il primo giorno (e dove
era stato anche lo scorso anno per un altro emozionante set ispirato
a "Il silenzio e lo spirito"), Eugenio Finardi
ha raccontato la genesi e le finalità di questo progetto,
facendo il quale si è divertito molto, come si diverte e
continua a farlo tutte le volte che lo può suonare in giro.
Se aggiungiamo che col tempo la stazza di Finardi, non solo fisica,
ma di interprete è salita di parecchie spanne, si può
avere un'idea di cosa possiamo attenderci.
E' vero che ho dovuto aspettare il concerto dal vivo (quattro pezzi)
per imparare a gustare anche il disco che comunque, come dice lo
strillo di copertina, è un disco in presa diretta. Eugenio
canta e interpreta con sofferenza, struggimento, ma soprattutto
partecipazione le canzoni che sembrano tutti classici del blues,
ma ce n'è uno solo: "Spoonful"di Willie
Dixon, mentre tutti gli altri sono pezzi originali suoi,
in genere scritti assieme a Massimo Martellotta,
il giovane chitarrista romano che lo accompagna nel disco e in tour
e, in tre casi, anche da Mark Harris.
"Con questo lavoro speriamo di poter essere accolti sulle sponde
del Mississippi tra quelli che fanno blues" ha detto ancora
Finardi e, sinceramente, da parte mia ho pochi dubbi che la richiesta
possa essere respinta. Ottimo il suono affidato, oltre che alle
chitarre di Finardi, a chitarra e slide di Martellotta, all'organo
Hammond rigorosamente vintage di Pippo Guarnera
e alle drums & percission di Vince Vallicelli,
vecchi corsari dell'arena rock, già Napoli Centrale e session
man con Ligabue e Nannini il primo e Andy Forrest, Nannini, Finardi
il secondo.
"Il Blues non si suona, si ha! A me è arrivato insieme
ai primi ormoni, con l’adolescenza… - scrive Finardi
sul suo sito
- La mia infanzia è stata estremamente protetta e mortalmente
noiosa, non avevamo la televisione, si ascoltava solo musica classica,
tutti i weekend in montagna… Poi a tredici anni, nell’estate
del ’65, ho passato un’estate da mia nonna negli USA,
e nel corso di quella magica estate ho scoperto Disneyland, il sottile
erotismo di Ian Fleming (leggendo “Dalla Russia con Amore”
durante un interminabile viaggio coast to coast, in autobus), La
Mustang ‘65 e, nel ritorno in nave, il mio primo bacio! Ma
ciò che ha veramente cambiato la mia vita è stato
vedere alla televisione i Rolling Stones che cantavano Satisfaction!
Cercai subito tutti i dischi che avevano pubblicato e, tornato in
Italia, tampinai mio padre finché non mi comprò una
Eko elettrica rosso fiammante e… Beh, il resto è storia.
Il fatto è che, allora, gli Stones suonavano blues, anche
abbastanza bene, e presto mi venne la curiosità di sentire
gli originali. Muddy Waters, Robert Johnson, John Lee Hooker mi
toccarono l’anima, le loro voci roche, grezze, il loro modo
di suonare goffo e viscerale diedero voce ai miei tormenti come
nessuna impeccabile esecuzione classica aveva saputo fare. Ho scoperto
di avere il blues e di doverlo cantare".
E' difficile scegliere fiore da fiore, ma "Martha's
dream" e "Heart in the country"
mi sembrano avere qualche cartuccia in più. Blues ipnotico,
canzoni lunghe e rarefatte che in alcuni momenti ricordano la calma
e i tempi lenti di J.J.Cale. Una piacevolissima oasi ricca anche
di stamina e grinta come in "Mama left me"
e "Barney and mama", mentre "Estrellita",
secondo Finardi, "sembra un incubo suggerito da Quentin
Tarantino". E la definizione è azzeccata. Buon
disco e, ciò che è meglio, sembra sincero.
Eugenio
Finardi
"Anima Blues"
Edel - 2005
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aggiornamento: 06-06-2005 |