| L'amore
che gira il mondo
di Leon Ravasi
Dite
quello che volete, ma a me la ricerca di Angelo Branduardi
non sembra banale. Se è vero che ha attraversato
un difficilissimo periodo di fama (e di scadimento
qualitativo) il fatto che non si sia spostato dalla
sua dimensione neanche quando questa ha finito di
essere “moda” mi pare testimonianza di
coerenza. I dischi di Branduardi suonano nel 2003
esattamente come suonavano negli anni ’70: dolci,
caldi e avvolgenti.
Poche novità, poche variazioni sia musicali
che nei temi. La voce è sempre quella da menestrello
dolente, così adatta a imitazioni ridicolizzanti.
Branduardi continua a essere l’esteta di se
stesso. Ma in questo campo è bravo. “Altro
e altrove” è un buon disco,
ben suonato, ben orchestrato, ben corredato da un
libretto adeguato e ben pensato.
Parole d’amore dei popoli lontani è il
sottotitolo e in pensiero sotteso al lavoro. “Nell’ambito
di questo progetto – scrive all’interno
del libretto Branduardi – ho cantato le
parole d’amore dei popoli lontani, lontani nel
tempo e nello spazio. Queste parole sono state tradotte
e liberamente adattate alla mia musica. Ho scelto
i testi che più mi piacevano e questa scelta
solo apparentemente casuale mi ha portato a tracciare
un itinerario fantastico”.
Il giro del Mondo di Branduardi parte dal Nepal, passa
dagli indiani d’America e passa via via dall’Afghanistan,
dall’Africa, dall’Arabia, dalla Scozia,
alla poesia latina di Catullo che traduce Saffo, al
Giappone, all’Inghilterra di Shakespeare, al
Nuovo Messico, ai Beduini di Libia, alla Cina, alla
Persia, all’Irlanda. Un minestrone geografico
di rara portata. “Sogno e curiosità,
immagini di uomini e di donne che, sotto altri cieli,
ardono delle nostre stesse passioni”.
Obiettivo raggiunto, grazie all’apporto della
sua compagna Luisa Zappa Branduardi,
fida paroliera, e ai disegni pregnanti di Silvio
Monti, che corredano, spiegano e interpretano
le canzoni. Tutti gli strumenti sono suonati e arrangiati
da Angelo Branduardi e Carlo Gargioni,
sotto la direzione di Gianfranco Lombardi.
Ai cori (voci bianche) una Maddalena Branduardi
che mi stupirei non ne fosse la figlia.
Punti alti: "Laila",
canto nepalese (nel suo bacio “un profumo
d’erba e un sorso di vino di Shiraz”,
nel suo cuore “il cobra di Birmania”),
la struggente "L’ambasciata
a Shiragi", poesia cinese del 736,
con un duetto raffinatissimo con Cecilia Gasdia,
fino all’insensato amore di una falena per la
fiamma, cantato da un poeta afgano del 1600, "La
candela e la falena". Ma più
che altro mancano i punti bassi.Il dolce porgere di
Branduardi arriva al suo scopo. E fa anche pensare
il progetto e l’idea: il giro del mondo delle
parole d’amore. Tema non da poco. Tema non da
guerra.
Angelo
Branduardi
"Altro
e altrove"
Emi, 2003
Nei negozi di dischi
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aggiornamento: 27-03-2003 |