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Le BiELLE RECENSIONI
Aferthours: "Ballate per piccole iene"

Sano e vecchio rock! Non si evolve ma, a sprazzi, piace.
di Moka

Potrebbero essere i due lati della stessa medaglia: il lato "buono" e il lato "cattivo". Quelli che restano ai margini del sistema (non fuori) e quelli che invece decidono sia ora di farci una capatina dentro. Ma se andassimoa vanti così ci accorgeremmo che a poco a poco le somiglianze sfumerebbero e affiorerebbero le differenze. Afterhours e Subsonica sono soprattutto accomunati in questo momento della simultaneità di uscita del loro disco nuovo. E dal fatto che entrambi abbiano fatto presa in classifica. Se vogliamo possiamo pure aggiungere che tutti e due i prodotti non sono affatto male. Leggera la preferenza per gli Afterhours, ma forse è una preferenza umana. Tra Manuel Agnelli e Max Casacci direi che è impossibile dirigere altrove le simpatie.

Se togliamo le simpatie (e chiudiamo pure questa "dolorosa" pagina di raffronto) abbiamo che gli Afterhours, a tre anni di distanza da "Quello che non c'è" e dopo svariate collaborazioni a tributi, raccolte e quant'altro ci fosse sul mercato, escono con un disco potente e significativo. Dieci pezzi, tutti innervati da un sano principio di rock all'italiana che, se non rappresentano un'evoluzione dai precedenti linguaggi usati dal gruppo, non segnano di sicuro nessun passo indietro.

Tanti i prestigiosi collaboratori per questo settimo disco in studio: Greg Dulli (Afghan Whings, Twilight Singers) che contraccambia la partecipazione di Manuel nel suo tour dello scorso anno, John Parish come produttore (dopo PJ Harvey e le esperienze in Italia con Nada e Cesare Basile) mentre gli arrangiamenti sono a cura di Hugo Race (Nick Cave).

Tutto il disco oscilla tra le due anime di fondo del gruppo milanese: da un lato una vena melodica che esplode in ballate come "Ci sono molti modi", neo-classico del genere due-cuori-e-una-camera-da-letto ("Non sai che il mio amore è una patologia? Saprò come estirpartela via” - Cosa? - NdR) o in "Carne Fresca" e "Male in polvere". Dal'altro lato abbiamo la grinta chitarristica e vocale di "Ballata per la mia piccola iena", "Il sangue di Giuda" e " "La vedova bianca". Voci e chitarre marciano di pari passo: se la voce accarezza, le chitarre si dipanano languide, quando Manuel trova il graffio, le chitarre incidono e marciano a sangue.

Insomma è inutile dire (e cercare di capire) come capita a tutti i personaggi quando si avvicinano ai dischi a due cifre (quando vanno verso il decimo disco, intendo dire) se gli Afterhours (e poi dietro a questo nome ci sta in fondo il solo Manuel Agnelli) siano alla frutta o alla vigilia di una nuova fase creativa. Né l'una nè l'altra quasi di sicuro. Il disco è solido, anche se non innovativo, qualche pezzo è bello e Agnelli non è uno che "butta là" un lavoro come viene viene ("Il mio cazzo inutile" dice nel "Sangue di Giuda", che voglia comunicarci qualcosa?).

Secondo il parere del Leoncino le musiche seguono un po' sempre lo stesso trend, mentre la voce si arrampica a fatica su scale che non riesce a mantenere se non a prezzo di stridori immotivati. Poi, al fondo, i testi sono anche belli, ma difficili da godere a "queste temperature". Insomma, un disco che in parte divide vecchi e nuovi fans, ma che vende ovunque bene (secondo posto in classifica a una settimana dall'uscita). Soluzione? Ascoltarlo.

Afterhours
"Ballate per piccole iene"

Mescal - 2005

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Ultimo aggiornamento: 29-04-2005

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