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di Leon Ravasi
È
un buon disco? Sì. Potrebbe servire a chi non conosce niente
del Davide. In parte, perché per un ingresso nel mondo poetico
del "Simenon del Lario" ci sono via più comode.
"E semm partiì", per esempio, disco universale
e come tale premiato dalle vendite. Può servire per lo zoccolo
duro dei fans? Anche qui solo in parte. Perché in fin dei
conti gli inediti sono solo quattro e i ripescaggi introvabili sei,
mentre ben 14 brani arrivano dagli ultimi due dischi. È quasi
un greatest hits? No, è proprio un "Laiv" e visto
che Davide dal vivo ha una sua dimensione il disco sta in piedi
più che bene, con qualche momento travolgente, altri interessanti
e qualcosa di meno riuscito.
Ma su 24 canzoni, oltre due ore di
musica in due cd venduti al prezzo di uno, ci sta che qualcosa abbia
meno carica. "Cauboi" secondo me non è nella sua
versione migliore, fatta con meno grinta del solito e "El diavul"
non sarei andato a ripescarlo, ma sono inezie, minuzie. Il disco
c'è. È solido, forte, suona bene.
Inizia sferragliando come un treno
in piena corsa e le danze non smettono fino a metà del primo
cd, quando "San Macacu e San Nissoen" lascia un'oasi per
respirare in mezzo alla frenesia de "La balera", "Cauboi",
"Sugamara" e "Kapitan Kurlash". Insomma ci sono
tutti i passi obbligati , le pietre miliari; anche "La televisiun"
che, come mostra un recente referendum sul sito di Davide è
una delle meno amate dai suoi fans, ma che, evidentemente a Davide
piace. Le versioni "laiv" sono convincenti, anche se si
discostano poco dagli originali. Qualche attimo di commozione in
più riserva "Ninna nanna del contrabbandiere",
ibridata con un canto sardo delle bravissime Balentes, utilizzate
ai cori con una parsimonia che forse, vista la loro bravura, sarebbe
meglio abbandonare.
Restano gli inediti: "Sciur
Capitan" dal vivo Davide l'ha già proposta. È
un bel testo. Vi risuona (è inevitabile) un'eco di "La
guerra di Piero". Il tema musicale però è monocorde
e i 5'28" della canzone non passano indolori. Sarebbe bastato
un guizzo, un ritornello, una trovata e avremmo avuto una grandissima
canzone. Peccato. Sembra non finita. E anche "L'esercito delle
12 sedie" (L'esercit de i dodes cadregh) risente un po' dello
stesso difetto: una linea armonica che fa fatica a svilupparsi,
come se si fosse inceppato qualcosa nella perfetta macchina Dvds
che univa musica e testi con grande maestria. È come se ci
fosse stato un ripiegamento nel filone della "Televisiun",
lunghe storie, bei racconti, ma la musica passa decisamente in secondo
piano, nonostante la bravura e la passione con cui poi Beccaceci,
Pozzini, Scaffidi, Parrilli e Angapiemage Galliano Persico (la band)
accompagna queste lunghe escursioni in storie di paese, magnifiche
a leggersi, meno se riportate su un disco come canzoni. Forse più
adatte a un talking che a delle canzoni.
Meno male che, a concerto finito,
arrivano le due perle del disco: "Sguaraunda", cavalcata
selvatica tra le nuvole e simboli del personale mondo poetico di
Davide Bernasconi in Van De Sfroos. E la musica prende anche movenze
balcaniche, assorbe influenze esterne e le rigetta in mezzo a noi
che ci lasciamo prendere la mano per unirci alla danza. Abbiamo
voglia e bisogno di nuvole che strillano e ci indicano una strada.
Non c'era quell'altro grande qualche anno fa a spiegarci che le
nuvole "vanno, vengono, qualche volta ritornano"?
Evidentemente le nuvole portano bene
alla canzone d'autore. "Ì ann selvadech del Francu"
da solo vale il prezzo del disco. È la cover di "Frankie
wild's years" di Tom Waits ed è un pezzo assolutamente
geniale. Un talking blues suonato in punta di dita, ma con una resa
d'atmosfera spessa come una corazzata, sui cui viaggia il Davide
in tutte le direzioni: sale, scende, plana, accelera, rallenta e
non ci molla un attimo. La sua voce graffiante e intensa ci avvolge
tra le trame del racconto, ci stringe tra le sue spire senza darci
tregue. Le trovate verbali sono pirotecniche "Una sira, chissà
cosa cazzo che gira pe la crapa, l'è scià del laurà,
el se ferma lè de fora del Cunsorzi Agrari, el va dent in
del Tarcisio-gazusa el crumpra un paio de buteje de vermut".
Un omicidio in salsa padana, con fuga in Svizzera. "A l'era
mai podu' supurtal chel cagnuerel de merda". Applausi e saluti.
Lo spettacolo, anzi il disco, finisce qui. Soddisfatti e non rimborsati
ci apprestiamo ad andarlo a sentire dal vivo. Con quel piccolo tarlo.
Come saranno le prossime canzoni?
"Laiv"
Davide Van De Sfroos
Tarantanius - 2003
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aggiornamento: 23-04-2004 |