"Shakespeariana"
nasce da una visione ("temeraria" la definisce lui stesso)
di Marco Ongaro, che ha scritto parole musiche di tutti i brani,
tranne uno in collaborazione con Tiziano Zattera: "confezionare
una veste canora per alcuni tra i piu' significativi personaggi
femminili shakespeariani". Prova "stimolante e terribile,
non priva di incoscienza".
E
cosi' sentiamo sfilare, modellate dall'espressiva voce della Bergamaschi,
Ofelia e Desdemona, la Bisbetica domata e Cleopatra e soprattutto
Giulietta (di Verona, come Marco Ongaro), raffigurata in ben tre
quadri. Opera di grande eleganza (e di grande rischio), quindi
diseguale, con vestiti piu' e meno riusciti, ma all'interno di
una sfilata sfiziosa, con un'ottima e graziosa modella e un eccellente
sarto dietro le quinte.
Gli
applausi sono garantiti. Ma, come sempre, dopo la sfilata, sale
naturale la domanda: chi li puo' indossare questi vestiti? In
poche. Forse sono vestiti da sfilata. Presi tutti assieme. Prese
le singole canzoni, ci sono pero' alcune perle che sono in grado
di brillare di luce propria come la "Notte gentile"
(con Max alla chitarra), oppure "Ofelia" o "Desdemona
n.2".
Interessante
la scelta degli arrangiamenti: pochi strumenti, interventi distillati
e rarefatti come cammei ad adornare le stoffe: Violino, violoncello,
fisarmonica, clarinetto e sax, chitarre e tastiere. Di mio devo
dire che amo poco i brani (tre in tutto) dove compare la batteria,
che, forse, crea un effetto troppo spiazzante.
Sui
testi, poco da dire. La fonte sapete qual e'. Ma frasi come "Accendi
una luce/ti prego/questo buio non mi e' amico/La voce riaccendi/ti
prego/ spegni questo sonno antico", oppure "Per il ricordo
c'e' il rosmarino/ per il pensiero la triste viola" o ancora
"Se giungerai notte gentile/l'amore mio potra' comparire"
mi riconciliano col mondo.