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Le BiELLE RECENSIONI
Stefano Vergani: "La musica è un pretesto,
la sirena una metafora"

Talento promettente, modelli (forse) troppo ingombranti
di Silvano Rubino

Stefano Vergani ha una gran bella voce, originale, profonda. L’anno scorso al Festival di Mantova era stata una delle sorprese: piaciuto a critica e pubblico, si era subito trovato addosso l’etichetta di “promettente giovane cantautore”. Attorno al suo disco d’esordio si era creato un clima di attesa, intensificato dal premio Siae come miglior esordiente al Club Tenco 2004. Ci si chiedeva: manterrà le promesse “il promettente”? Il disco ci ha messo un po’ a uscire, forse un po’ troppo. Le ragioni possiamo immaginarle: un eccesso di aspettative rischia di complicare maledettamente il lavoro, soprattutto quando si tratta di un esordio. Poi il cd è arrivato. "La musica è un pretesto la sirena una metafora” è il titolo, firmato insieme a Orchestrina Pontiroli, sfornato dalla bottega dei Mercanti di Liquore, lo Studio Mezzanima.

Che dire? Un buon disco d’esordio, un lavoro notevole per un cantautore di 23 anni. Ma forse, dopo tutta questa attesa, ci si sarebbe aspettato qualcosina di meglio. Stefano - lo si capisce - è cresciuto a pane e musica d’autore (non solo italiana, visto che Tom Waits è sicuramente una presenza non marginale tra i suoi modelli). Nulla di male nel richiamarsi a modelli, nel ripercorrere le orme altrui. A patto che si trovi una formula personale, un’originalità anche nella rielaborazione. E invece, secondo me, questo disco finirà per essere recensito con fiumi di paragoni. Perché, a volerle cercare, le somiglianze sono tante: Capossela, in primis, ma anche De Gregori, Jannacci, Fossati ecc.

Il rischio che corre Vergani, quindi, è di essere accusato di scarsa originalità: colpa sicuramente della scelta di dare al tutto un’atmosfera retrò, da fumosa balera, con pennellate di ritmi sudamericani (“Costantina”, “La sirena è una metafora”, “A samba”, “Una volta perdevo treni”), richiami popolari (“Il rumore d’un treno lontano”, “Sentimental bar”), pennellate ruvide e vagamente dissonanti alla Tom Waits (“Le bariste”, “L’inverno non è il top”), accompagnate a episodi più tipicamente cantautorali (“Storie piccole”, “Pianomilano”). Colpa del velo di ironico distacco, di sarcasmo buscaglionesco di molte canzoni.

Colpa soprattutto dei testi, che ripropongono un mondo fatto di bar di provincia, ubriaconi, belle bariste, vagabondi. Non esattamente originale, come mondo. E Stefano sembra riproporlo con un certo manierismo, a tratti senza grande convinzione. Piace e convince di più quando dà sfogo a una sua vena più surreale e divertita (per esempio in “Rospo e avelardo”). Ma l’ispirazione, soprattutto per fare il paroliere, non è una dote innata, è fatta di lavoro, letture, esperienze. E quindi l’immaturità nei testi è perdonabile, a un cantautore di 23 anni. Meno perdonabili sono versi come questi: “Che a quest’ora qui la strada è sempre vuota/ ma ad impienirla ci penseremo ancora noi, cari amici,/che vi vedo un po’ affossati e un po’ felici, ce la faremo mai”. “Impienirla” non è italiano e siccome si poteva usare tranquilllamente “riempirla”, non si può nemmeno considerare una licenza poetica…

"La musica è un pretesto la sirena una metafora” resta comunque un disco gradevole, ben cantato, ben suonato dall’Orchestrina Pontiroli, un disco che si fa apprezzare, ma che emoziona poco. Insomma, un disco di un talento un po’ acerbo ma “promettente”, ancora una volta, nel senso che lascia sperare in una maturazione piena di risultati.

Stefano Vergani
"La musica è un pretesto, la sirena è una metafora"

Mezzanima / V2 - 2005
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Ultimo aggiornamento: 27-05-2005

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