| In
fondo al Decanter, una collezione di (ottimi) vini al bicchiere
di Giorgio Maimone
La
storia di Decanter è soprattutto una storia di canzoni singole.
Essendo difficile capire per ora quale sarà il cammino che
i Sulutumana vorranno intraprendere e dove potrà portarli,
non resta che seguire il vento delle canzoni che sono particolarmente
belle almeno in 8 casi su dieci. Diciamo che ancora una volta i
Sulutumana non sono riusciti a sfuggire alla loro tendenza enciclopedica
e quindi, piuttosto che identificare una strada musicale, hanno
preferito seminare segnali ad ogni crocicchio, ad ogni possibile
bivio, contassegnandoli coi sassolini bianchi che ci permetteranno
pur sempre di ritrovare la strada di casa senza smarrirci e lasciandoci
intuire quali potrebbero essere le direzioni.
Certo che i segnali sono disparati: da accenni di musica
etnica, allo swing di derivazione manouche, alla musica modale,
al rock. Quale sarà lo snodo? Certo, forse i "vecchi"
Sulu potevano correre il rischio, nel caso fossero andati avanti
a riproporsi invariati nel tempo, di sfiorare il "maniersimo"
e in alcuni casi la leziosità per eccesso di musica gentile
e ricerca di 'armonia. Nella nuova versione (si vede soprattutto
dal vivo) Michele ha una nuova chitarra elettrica e molta voglia
di utilizzarla e Nadir passa più tempo al basso che al contrabbasso
fretless. Inoltre le logiche percussive di Samul sono differenti
da quelle di Antonello e Pich, per ora, sta in panchina. Ma in panchina
è quasi finita anche la fisarmonica di Giamba e, più
in generale, tutti i grandi slarghi orchestrali. E' facile ora vedere
canzoni eseguite solo da tre-quattro strumenti e abbiamo visto perfino
Michele cantare senza potersi "appoggiare" alla chitarra,
tradendo così ancora qualche impaccio ad esibirsi senza strumento.
Resta un disco magnifico (ma frammentario), frammentario (ma magnifico)
come Decanter, con tutte le sue canzoni da lasciare decantare. Una
collezione di ottimi bicchieri singoli.
Amore
d'Egitto: è perfetta! Aderisco a meraviglia al suo
respiro lento, amo le sue spezie e le parole, la musica che viene
dall'interno. I tempi lenti, il ritmo rarefatto del sole che produce
sudori e umori, un altro altrove che non è estraneo, ma colloquia
con noi, una seconda voce bassa che raschia l'anima, il violino
di Andrea che ti strizza il cuore. Che poi lo spunto sia stato casuale,
una canzone scritta durante la tourneé nel Mediterraneo,
conta poco. L'ispirazione gira al massimo e la canzone entra nel
cuore dal primo ascolto, dalla prima frase: "canzoni a piedi
nudi nei teatri". Ok, mollo le difese: sono tuo, amore mio
d'Egitto. La frase: "Ti amo come ho amato l’attesa
di incontrarti / Amo sorriderti amo salutarti." Vino
in abbinamento: Guidalberto, superTuscan, tenuta San Guido.
il "cugino" meno noto (ma più buono!) del Sassicaia.
Il vino si presenta con un’ottima rotondità, gentilezza
e soavità e si caratterizza per un colore violaceo e molto
intenso, al naso si presenta molto lungo e persistente, al palato
è evidente già un’ottima struttura di grande
equilibrio e di grande persistenza.
 |
“I
Sulutumana entrano nel mondo del rock”. Ecco pronta l’etichetta
dei critici frettolosi, che si meritano l’ironia di Giamba,
sul palco del Sociale di Como, la magica sera, in cui ci si
ritrova a festeggiare l’atto terzo del cammino dei cavalieri,
“Decanter”. I critici hanno bisogno di definizioni
semplici, di categorie in cui incasellare, inserire, paragonare.
E i Sulutumana fanno sapere che non ci stanno, che hanno voglia
di continuare a sentirsi chiedere “ma che genere fate?”
e a non saper rispondere, se non “il genere Sulutumana”.
(segue) |
| Sulutumana al Sociale |
Sulutumana files -Decanter
la recensione |
La
scopa della strega: tanto
per chiarire ho faticato a scegliere la frase da mettere qua sotto.
Avrei trasportato di peso tutta la poesia. "La scopa della
strega" è l'unica canzone di Decanter che avrebbe potuto
stare pure su altri dischi del mitico combo di Eupilio. Tradizionale
eppure trasversale. Voli e planate a ritmo alterno sull'onda di
una magnifica armonia vocale con Giamba che distilla un sentore
particolare nel travasare le sillabe del cantato dal suo cuore,
direttamente al nostro cuore. E' incredibile, ma quando dice "precisamente
adesso" sento brividi che corrono. Canzone sui segni che
la vita ci lascia sul corpo. Canzone che lascia segni nel corpo
e nell'anima. La frase: "Mano sinistra sarai / Mappa del
destino / Sarai ginocchi sbucciati di bambino / E sarai fronte larga
/ Specchio del cammino / Sarai l’amante addormentato lì
vicino ". Vino in abbinamento:
Sfursat 5 stelle. Risulta da una selezione delle migliori uve delle
vigne più vocate della Valtellina Superiore, effettuata esclusivamente
nelle annate più favorevoli. I grappoli vengono sottoposti
ad appassimento naturale; il vino che ne deriva è particolarmente
robusto e alcolico.
Volano
Lontano: è
la canzone che ha fatto dire a Giamba "ora scriveranno 'I Sulutumana
incontrano il rock!" Rock dal vivo lo è senz'altro,
su disco è un po' più pacata. Ma è chitarra,
basso, batteria e pianoforte. Non so quindi se questa possa essere
una chiave per immaginare il cammino futuro dei nostri, fatto sta
che la canzone è bella! Musicalmente decisa, tanto quanto
è intrisa di malinconia il testo, quasi in contrasto, ma
un contrasto virtuoso. E quando il gioco funziona così bene
abbiamo un cerchio che si chiude. La frase: "Una rosa recisa
se ne sta distesa a sfiorire / Le strappo una piccola luce dagli
occhi / L’ascolto parlare / Mi dice di quando rideva e ospitava
gli amici". Vino in abbinamento: Chiarandà
del Merlo, Sicilia. Vino aristocratico, di straordinaria finezza
e conturbante malia, con sfumature di frutta esotica (mango), un
mix di erbe aromatiche e lievi note mellite che avvolgono un accenno
finale di cardamomo.
Il tuo culo: leggera, lieve,
simpatica, divertita e divertente. "Il tuo culo" si appoggia
a un buonissimo testo d'amore, affidato alle cure di una melodia
zingara che rimanda alla musica "manouche", lo swing di
derivazione francese e di ispirazione gitana. Una boccata d'acqua
fresca e di poesia, fresca come menta e altrettanto profumata. La
classica canzone d'amore che uno vorrebbe aver scritto lui! Pura
invidia. Ma intanto batto il piede e seguo il ritmo. Anch'io vorrei
essere il "suo" culo! La frase: "Vorrei
essere i tuoi sensi, il tuo gioco preferito / Vorrei essere i tuoi
occhi / quando si aprono al mattino /
E si riempiono di cielo mentre schiudi le persiane / Vorrei essere
il tuo culo." Vino in abbinamento:
Malvasia istriana. Si presenta di un colore giallo paglierino, di
aroma intenso che ricorda la frutta esotica ed il pepe bianco, dal
sapore secco e vivace.
Il posto che nessuno ha conosciuto: delicatissimo
testo che parla a una madre (tema già di per sé difficile)
e che riesce a evitare tutte le secche pericolose della retorica.
Michele canta una canzone sghemba, ma questa sì fascinosa
e intensa, con la musica che si arrampica per strade scoscese e
scende poi verso vallate di purezza e tranquillità. Tutta
da leggere e tutta da ascoltare, guidata da un pregnante tappeto
percussivo che dialoga e contrasta con gli interventi del violino.
Bello il tema e curiosa la trattazione. La frase: "Raccontami
la vita sulla pelle / Come cadono gli anni sulle spalle / Cuciti
a maglia come un caldo scialle / Che caccia via gli inverni e le
illusioni / C’è un posto molto bello mamma vieni /
Ci andavo a catturare le canzoni". Vino in abbinamento:
Breg di Gravner. Sauvignon e Ribolla Gialle per un vino
bianco di grande complessità. Dice Josko Gravner stesso:
“I miei vini degli ultimi anni non devono piacere, non
hanno un gusto addomesticato, falso e velenoso di molti vini in
commercio, quei gusti omologati, tutti uguali, a cui purtroppo ci
stanno abituando. Dovranno passare parecchi anni prima che siano
riconosciuti, ci si dovrà abituare alla loro sincerità,
alla loro bontà, alla loro salubrità, al loro racconto,
a profumi diversi, a una diversa struttura, una struttura autentica,
credo”.
Anam-Ji: è già
un classico dei nuovi Sulutumana. Se fossero un gruppo da "singoli,
probabilmente sarebbe il singolo di "Decanter". E' un
brano ispirato alla lettura del libro "Un altro giro di giostra"
di Tiziano Terzani. Musica rarefatta, appena accennata in alcuni
tratti eppure vivida e presente. Un inno al silenzio non ha bisogno
di rumore per esprimersi! E' tutto curato al massimo, con la tipica
eleganza Sulutumana, con echi etnici moderati e rimandi classici
non invasivi. E l'inserto di lettura all'interno del brano è
una dichiarazione di poetica e di filosia di vita. Indovinato. La
frase: "Ed
il tuo passo leggero apre le porte del mistero / Tra rivelarsi e
nascondersi. / E senza nome e catene, senza follia e senza ragione
/ Eri bellezza, eri verità".
Vino in abbinamento: un "Avvoltore" toscano,
sangiovese “innervato” con una robusta iniezione di
cabernet sauvignon ed un pizzico di syrah.
Antemare: sta
su Decanter, ma prima è stata un singolo. E' un inno sì,
ma fatto in maniera Sulutumana, quindi un inno sotto voce, con nobili
ascendenze sia testuali che musicali (Ovidio e Karl Ditters Von
Dittersdorf). A me piace molto questa idea di forza tranquilla,
di dignità non urlata: una canzone decisamente politica e
decisamente "contro". La frase:
"La nostra faccia nel vento / i nostri occhi nel firmamento
/ il nostro fuoco la luce / la nostra voce che canta pace".
Vino in abbinamento: Verdicchio di Matelica Mirum
Riserva '02 La Monacesca. La leggera surmaturazione delle uve Verdicchio
ci consente di avere un materiale di partenza straordinario che
si esprime, dopo il lungo affinamento, con una grande complessità
olfattiva: ampi sentori di mandorle tostate, cedro, miele e crosta
di pane
Da grandi: Questa canzone è stata un vero
rompicapo. Ma alla fine l'ha avuta vinta lei. A poco a poco si è
scavata un ruolo, si è conquistata spazio, mi ha "preso",
ma che fatica! Quando una canzone fatica così tanto le colpe
stanno da due parti: da quella dell'ascoltatore di sicuro, ma anche
da quella del compositore che ha tenuto troppo segrete le sue trame.
Comunque, dopo lungo corpo a corpo "Da grandi" si è
ricavata una nicchia nella mia passione di acritico "Sulufansista".
La musica, come dicono i Sulu stessi "è ispirata alla
musica europea del nostro tempo", la costruzione è ambiziosa,
a regge. Il testo è criptico assai e, in fin dei conti, non
dei migliori perché si regge su lampi improvvisi e qualche
sbandata. "Da grandi si fantastica e si sogna / piante
in autunno si spogliano e cantano / ad ogni passo frusciano poesie
/ Borse degli occhi in fondo alle giornate" è alta
poesia, ma "Nel tuo giardino entro per rubare / E per il
gusto di bagnarlo" che senso ha? Cosa vuol dire? Secondo
quanto detto da Giamba in concerto, la canzone dovrebbe parlare
dell'addio al gruppo e agli amici di Antonello Matzuzzi, l'ex batterista.
La frase: "Da grandi si fantastica e si sogna / piante
in autunno si spogliano e cantano / ad ogni passo frusciano poesie
/ Borse degli occhi in fondo alle giornate.
Vino in abbinamento: il Barolo di Bartolo Mascarello.
Sentori di fiori rossi appassiti, piccolo frutto appena maturo (lampone,
ribes rosso), su note di spezie finissime ed eleganti, su tutto,
le sensazioni mentolate, il pepe nero, la liquirizia, il chiodo
di garofano. Ma per alcuni è "troppo brusco".
Carosello:
poche note positive. E non stanno nel testo e nemmeno nella musica.
Salverei solo l'interpretazione di Michele che ce la mette tutta,
ma la canzone è scombicchierata assai e il termine, in questo
caso, non porta sottintesi simpatici. Sembra la trama di un tema
di un ragazzo di vent'anni che cerca una strada tra "maledizione
e poesia", sigarette, vino, a letto fino a tardi. Ogni tanto
qualche tentativo di frase poetica, ma che resta a livello di tentativo
e che quindi suona stucchevole e falso: "Chitarra dita
voce, fiume sorgente e foce", carina in sé, ma
dove porta? A un letto che scende verso il mare, a una frase quotidiana
come "E' mezzogiorno ... sento chiamare, c'è qualcuno".
E la poesia è bella che volata via! La frase: "Anima
e testa calma e tempesta / Aspetto l’alba per addormentarmi
/ Accendo il giorno, vado a dormire". Vino in
abbinamento: Ronchedone Ca' dei frati. Considerato per
lunghi anni come "l'ultimo" vino dell'azienda, vista la
decisa vocazione bianchista della Cà dei Frati, il Ronchedone
è il vino rosso, su cui, paradossalmente, la famiglia Dal
Cero punta maggiormente per il futuro, visto l'impegno solennemente
assunto di tentare di realizzare non solo un buon rosso fresco e
piacevole, ma un rosso importante, in terra di vini bianchi.
Inverno in fiore: a volte l'ispirazione
può latitare anche per i migliori. Qui latita. Signori e
signori ecco a voi ... "la peggiore canzone dei Sulutumana!".
Davvero, nemmeno ripensandoci e dopo centinaia di ascolti alla ricerca
di una traccia, uno stimolo, un gancio di piacere, sventolo bandiera
bianca e ammetto il mio fallimento. Non ho trovato niente da salvare,
nemmeno l'idea di partenza che, più ci penso, più
mi sembra "furbesca"più che furba: ossia riprendere
e montare una serie di frasi proverbiali della Vallassina. In ogni
caso, se detti dialettali erano li avrei lasciati in dialetto. E
poi il ritornello è di una banalità tranciante. Vedi
sotto. La frase: "Ti regalo, prendile se vuoi, queste parole
di cento anni fa, / non perderle / puoi giocare a farne luce ed
ombra, pioggia e danza, / bugia e verità … o musica".
Vino in abbinamento: mi verrebbe da dire la
Sambuca ... ma forse solo perché è a fine pasto
"Il vino è il canto della terra verso il cielo"
(Luigi Veronelli)
Sulutumana
"Decanter"
Società artistica La Corda - 2005
Nei negozi di dischi e sul
sito
Ascolti
collegati
Ultimo
aggiornamento: 29-05-2005 |