| Facciamo
così: mettete da parte il libro e non togliete mai più
il cd dal lettore
di Leon Ravasi
Siamo
a corto di aggettivi per i Sulutumana. Forse dovremmo provare con
una musica, con suoni, con espressioni o con immagini? Forse i Sulutumana
non chiedono di essere spiegati, ma solo di essere ascoltati. Io
so che quelli che li ascoltano dicono invariabilmente: "ma
come sono bravi! Ma come fanno a non avere successo?" Fanno,
purtroppo. Perché il mondo della musica italiana è
peggio che asfittico: è chiuso in conventicole dove se non
hai la chiave giusta per entrare, non c'è verso. Non entri.
E allora ci tocca continuare ad avere un vero fenomeno, di un gruppo
di culto però sommerso. Il nome passa di bocca in bocca tra
gli addetti ai lavori, ma ancora in pochi si sono accorti di loro.
Certo che quelli che ce l'hanno fatta non li mollano più.
Sono "i migliori che abbiamo" e questo mini-cd, qualora
servisse, lo conferma.
"Angeli a perdere"
è fondamentalmente un libro, un'operazione commerciale abbastanza
bislacca, ideata da No Reply che associa a un testo narrativo scritto
da un giovane scrittore di Erba ("e in erba" come suggerisce
Giambattista Galli") che usa lo pseudonimo sprigsteeniano Johnny
99, un cd di lunghezza ridotta, contenente sei brani, dei
Sulutumana. In totale 27'25" di musica che però, almeno
in questa forma, è inedita.
I brani in questione sono nell'ordine: "Carlina Rinascente",
"Ribes", "Blu Bulgaro, punto", "Donna Lombarda",
"L'ultima onda" e "Cussesumaiami". Completamente
inedita è solo "Donna Lombarda" che non era mai
stata incisa, anche se spesso proposta in concerto. Ma in realtà
questa versione di "Cussesumaiami" è davvero un'altro
brano rispetto a quello contenuto su "Danza",
il loro primo album. Cambia tutto: tranne il testo. Cambia il clima,
l'esecuzione, il mood musicale. La prima impressione è spiazzante
(anche perché la versione precedente è molto bella),
ma già dal secondo ascolto si è completamente preda
del nuovo standard. L'originale aveva il fascino delle cose passate:
tempo quasi terzinato, ricordi di bar della Vienna fin de siecle,
astrazione dal tempo, a cui aggiungeva fascino un ritornello che
ripetendo come mantra la formula del titolo, completamente incomprensibile,
suonava arcano e misterioso.
In realtà non era molto più misterioso di quanto non
sia il nome del gruppo: Sulutumana ovvero sull'ottomana
(sul divano). Cussesumaiami ovvero "cosa mai ne so
io?" intercalare lombardo, mutuato dal dialetto di
Canzo e dintorni e derivato dalla vulgata della mamma di Giamba
(cantante, fisarmonicista e autore dei testi dei Sulu). Tolto un
po' di fascino esotico al titolo resta la nuova versione che sceglie
una strofa leggermente più veloce e meno malinconica e un
ritornello di chiara matrice sudamericana (un mambo?). Insomma,
trasvolata oceanica: da Vienna e L'Avana. Il vantaggio vero è
che il prodotto resta, anche "maltrattando", tra diecimila
virgolette, l'ordine dei fattori. Mentre nel primo brano era la
fisarmonica lo strumento guida, nel secondo lo diventa la chitarra
(e il piano) e il coro prende il sopravvento sul cantante solista,
rovesciando il rapporto che c'era nella prima versione.
Che dire? Hanno ragione loro. Ancora una volta il brano funziona
e molto bene, risorto a vita nuova. Anche "Carlina
Rinascente" appare vestita di vesti nuove. Ma è
un brano che vola così alto che piccole variazioni sembrano
non increspare la superficie di lago su cui si stende la storia
senza un filo di vento. Commuovente sempre. E le variazioni sono
più limitate. In realtà, dal vivo, in concerto i Sulutumana,
dopo 4anni dall'uscita di Danza hanno deciso di
rivoluzionare un po' tutto il repertorio: da un irriconoscibile
"Il Frigo" (l'unica a cui la "cura" non
abbia fatto bene). Nuovo trattamento invece anche per "Ribes"
che ne esce decisamente rinvigorita. In Danza, "Ribes"
era leggeremente sotto tono, in "Angeli a perdere" invece
il trattamento è decisamente più grintoso, con un
incipit che non pare nemmeno sulutumanesco, affidato a basso e tastiere,
prima che entri il flauto a dettare il tema. Ottima versione.
Le meno variate rispetto alle versioni originali sono "Blu
bulgaro, punto" e "L'ultima onda" che erano comunque
ottime canzoni e che lo restano anche in "Angeli a perdere".
Per Blu Bulgaro, punto anzi, direi che le due versioni fanno scopa
l'una sull'altra, così tanto che se non ci fosse la garanzia
sul libro che tutte le versioni di "Angeli a perdere"
sono inedite su cd verrebbe il sospetto che fosse proprio la stessa.
"Donna Lombarda", infine. Molto simile
alla versione che ne diede Fabrizio
Poggi su "Turututela" è la classica canzone
popolare che ha avuto decine e decine di versioni in tutte le lingue,
arrivando fino all'inghilterra della riscoperta del folk. Recentemente
anche Lino Straulino nel suo bellissimo disco sulle ballate ("La
bella che dormiva") ne ha dato una versione affatto diversa.
Insomma, la grandezza di questa canzone (di cui voglio ricordare
almeno ancora una magnifica versione della Lionetta nel suo disco
d'esordio nel 1978), è che comunque l'affronti resta una
magnifica ballata. E meno male che c'è sepre qualcuno disposto
a ricordarcelo!
Insomma "Angeli
a perdere" non è il nuovo disco dei Sulutumana e
dura meno di mezzora, ma è un gioiellino di sicuro. Molte
maggiori perplessità ho sul libro che, a mio parere, non
ha alcun punto di contatto con il mondo poetico dei Sulutumana (e
la prefazione di un non apprezzato scrittore come Pinketts
sta a confermarmelo) e il legame indicato tra canzoni e racconti
è quantomeno pretestuoso. Ma su questo si possono avere pareri
discordi anche su Bielle. Il mio consiglio è: scartate
il cd dal libro, riponete il libro nel deposito delle inutilità
e ascoltate il cd fino a consumarlo: suonano i Sulutumana, i migliori
che abbiamo!
Sulutumana
"Angeli a perdere"
Cd+libro - No Reply, 2004
Ascolti
collegati
Ultimo
aggiornamento: 30-01-2005 |