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I Nomadi: "I Nomadi interpretano Guccini"
Facciamo la storia. Anzi interpretiamola ...
di Leon Ravasi
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I Luf
I Luf cantano Guccini

I Nomadi
Corpo estraneo

I Nomadi
Allo specchio

I Nomadi
Studio Collection

Francesco Guccini
Ritratti

Francesco Guccini
Stagioni

Crediti:
Augusto Daolio: Voce, Sintetizzatore
Beppe Carletti: Tastiere
Umberto Maggi: Basso elettrico, Basso acustico
Chris Dennis: Chitarre, Mellotron, Arp
Paolo Lancellotti: Batteria, Percussioni

Su Bielle
Ascolti: "Asia"

Sul web
Sito ufficiale


I Nomadi
"I Nomadi intepretano Guccini"

Emi - 1974
Su vinile a Vinilmania- Nei digistores

Tracklist

Lato A
01 Asia
02

Il vecchio e il bambino

03 Piccola città
Lato B
04 Canzone della bambina portoghese
05 L'isola non trovata
06 La collina
E' un disco storico. Mi è tornato in mente ascoltando "I Luf cantano Guccini". Molti anni fa, era il 1974, un'altra band aveva osato fare lo stesso passo. Un omaggio, in vita, a un grande cantautore. Che per i Nomadi era stato un po' un compagno di vita e anzi, proprio l'autore delle loro prime canzoni. Guccini per i Nomadi aveva scritto "Noi non ci saremo", "Per quando noi non ci saremo" (pezzo ingiustamente dimenticato), "Noi", "Il disgelo", "Canzone per un'amica" e "Per fare un uomo", oltre al testo italiano di "Un figlio dei fiori non pensa al domani" ("Death of the clown" dei Kinks).

Nel frattempo i Nomadi avevano inciso altri album e fatto altre scelte. Il ritorno a Guccini era un po' come un ritorno a un'epoca di purezza. E infatti si accostarono con molta cautela all'argomento, scegliendo la formula dei "I Nomadi interpretano Guccini" e non "I Nomadi cantano Guccini", come avevano fatto l'anno precedente, per sottolineare che erano "prime interpretazioni" e poi per mettere in risalto, una volta in più che si trattava di versioni differenti rispetto a quelle dell'autore.

Era successo infatti, in quegli anni, che l'autore sconosciuto e un po' sfigato Francesco Guccini, dopo due album di nessun successo commerciale come "Folk Beat n.1" e "Due anni dopo", era incappato nel successo di "L'isola non trovata" e, soprattutto, di "Radici", diventando di colpo il numero 1 tra i cantautori italiani. Nello stesso 1974 Guccini aveva inciso anche "Stanze di vita quotidiana", bellissimo e sottovalutato album, godendo di una fama tale da spingere Bertoncelli ad un attacco frontale, una stroncatura totale, che sarà poi ridicolizzata da Guccini ne "L'avvelenata", regalando fama eterna a Bertoncelli, ma confermando di essersi sentito oltremodo toccato da quelle critiche. I Nomadi, gente seria, ma che fiutava l'aria, hanno intuito che il rapporto di forza al momento si era rovesciato e che il loro ex autore adesso diventava una miniera d'oro e l'hanno abilmente sfruttato con due album consecutivi: una raccolta e una reinterpretazione incisa ex novo.

Solo sei canzoni nell'album e nemmeno un pezzo facile. Bisogna dare atto al gruppo modenese di avere scelto bene e con l'occhio più al cotè artistico che al portafoglio. I brani appartenevano tutti a "L'isola non trovata" o a "Radici" (3 e 3). Classici recenti quindi. Ma mancavano singoli acchiappapubblico come "La locomotiva" o "Radici" stessa o "Un altro giorno è andato" e "Canzone di notte".



La resa è molto buona, La voce di Augusto Daolio è magnetica, certo più ascoltabile e musicale di quella di Francesco Guccini e la sua personale interpretazione è credibilissima. I Nomadi globalmente scelgono poi di rendere i brani come fossero pezzi loro, in una cifra che, ormai, dal beat si stava spingendo verso larvati territori di progressive rock. I brani sono tutti dilatati: tra i 5'01" de "La Collina" e i 7'26" di "Asia", passando per i 5'55" de "L'isola non trovata", i 5'39" de "Il vecchio e il bambino" (che poi resterà a lungo nel repertorio dei Nomadi), gli altri 5'01" della "Canzone della bambina portoghese" e i 7'10" di "Piccola città". Per cui, anche solo con 3 brani per facciata, l'Lp dedicato a Guccini arrivava a una durata di 36'22", del tutto in linea con il minutaggio medio di un vinile d'epoca.

Tra le versioni spicca quella di "Piccola città" che suona molto meglio dell'originale gucciniano, mentre "Asia" e "L'isola non trovata" assomigliano molto agli originali, anche se con inserti musicali diversi e di diverso stampo (prog, per l'appunto). L'album, al momento della sua uscita, aveva un'altra bizzarra carateristica: era quadrifonico. Nessuno di noi allora però ebbe mai il privilegio di capire cosa volesse dire. Perché pochi di noi allora possedevano impianti stereofonici (quando non era il classico giradischi di Selezione del Reader's Digest, un must degli anni '70, come il walkmen per gli anni Ottanta), figuriamoci la quadrifonia! Con ogni probabilità in versione quadrifonica se lo sentirono solo i Nomadi e i loro tecnici.

L'album dell'anno prima "I Nomadi cantano Guccini" conteneva le seguenti canzoni: Per fare un uomo, Noi, Giorni d'estate, Dio è morto, Il disgelo, Un figlio dei fiori non pensa al domani, Ophelia, È giorno ancora, Per quando è tardi, Per quando noi non ci saremo, Canzone per un'amica, Noi non ci saremo.

Nel 1979 poi i Nomadi, che ormai ci avevano preso gusto, assieme a Guccini incisero "Album concerto", un disco dal vivo dove venivano presentati nove pezzi cantati a due voci da Francesco ed Augusto. La scelta ha privilegiato i seguenti brani: Canzone per un'amica, Atomica cinese, Noi non ci saremo, Per fare un uomo, Primavera di Praga, Dio è morto, Canzone del bambino nel vento (Auschwitz), Noi, Statale 17. I due brani più interessanti sono proprio questi ultimi due, ai tempi un po' usciti dai rispettivi repertori. Ma anche molto forte "La primavera di Praga" cantata a due voci e con il gruppo dei Nomadi che sostituiva la chitarra isolata percossa disperatamente da Guccini in "Due anni dopo"

Poi la storia, come tutte le storie belle, finisce. I Nomadi esistono ancora adesso, conquistando il titolo di band più longeva della storia (se la giocano per giorni con i Pooh) e sono forse superati solo dai Rolling Stones, però del gruppo originale resta solo l'inossidabile Beppe Carletti, teso allora come ora a portare avanti la gloria del nome. Augusto Daolio è morto nel 1992
a soli 45 anni. Guccini ha ampliato la sua fama a livelli stratosferici, salvo poi stancarsi del mestiere e dedicarsi con maggior passione alla scrittura (e con ottimi risultati).

Restano tre album, che diventano quattro se si vuole comprendere il capostipite ossia quel "Per quando noi noi ci saremo" del 1967 che è una pietra miliare assoluta della canzone d'autore, del beat italiano e della storia dei complessi. Guccini aveva composto sei delle 12 canzoni e messo le zampe in un altro paio. La storia dei Nomadi e di Guccini è prestigiosa e non abbiamo tema di sbagliare se indichiamo questa collaborazione come una delle chiavi di volta dell'epoca. Come quella che unì inizialmente Guccini anche all'Equipe '84 ("Auschwitz", "E' dall'amore che nasce un uomo", "Il sociale e l'antisociale") o Lucio Battisti ai Dik Dik o ai Rokes o alla stessa Equipe 84. Curiosità vuole a questo punto che si ricordi che "Non è Francesca" di Lucio Battisti è stata proposta prima ai Nomadi che all'Equipe, ma il gruppo di Novellara ha rifiutato, preferendo restare legati a Guccini. Un legame durato una vita.



Ultimo aggiornamento: 03-05-2012