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Le BiELLE RECENSIONI
Pitura Freska: "'Na bruta banda"
Ridere, ridere, ridere ancora, la canna paura non fa
di Leon Ravasi


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Crediti:
* Sir Oliver Skardy: voce
* Cristiano Verardo: chitarra
* Francesco Duse: chitarra
* Marco Furio Forieri: sassofono e voce
* Valerio Silvestri: tromba e cori
* Francesco Ciuke Casucci: basso
* Toni Cachanga Costantini: trombone
* Graziano Guerriero: batteria
* "Tastie" Rino Zinno: tastiere
* Roberto Cinese Cafiero: sassofono

Ospiti

* Paolo Panigada (Feyez): sax
* Naco: percussioni
* Paola Folli: cori
* Patrizia Di Malta: cori

Produzione artistica: Oter Bolivecic, Feyez, Elio


Tracklist

01. Na bruta banda - 4:27
02. The boss - 4:40
03. Doc - 5:43
04. Pin Floi - 5:39
05. Marghera - 5:34
06. Bateo - 4:16
07. Bea fia - 4:55
08. Bienal - 5:13
09. Suca baruca - 4:53
10. So mato par la mona - 3:42






Ho amato i Pitura Freska dal profondo e questo è il disco che mi ha insegnato ad amarli. Sembra difficile dirlo e spiegarlo, ma "Na bruta banda" è stato comunque un disco di rottura. Perché i Pitura Freska ce le mettevano tutte! Matti per la mona, come spiega giustamente una canzone, per le canne ("De marjuana no xe mai morti nisuni!"), tenaci alfieri del veneziano in musica, attenti a temi politici e sociali, ma sempre senza metterla giù dura e anzi, spesso, buttandola in mona. Come sempre capita, il primo disco è stato insuperabile. Dopo di ché ci saranno ancora spunti, trovate, belle idee, in una carriera che proseguirà per una decina d'anni, compreso un Festival di Sanremo con il brano di culto "Papa nero", mai compreso appieno dal pubblico sanremese.

Che musica facevano i Pitura Freska? Reggae. Senza equivoci e senza compromessi. E nel primo album, su cui hanno messo le mani anche Elio ed alcune delle Storie Tese, azzeccano subito una serie di brani memorabili, di cui almeno tre degni di passare alla storia: la title track, "Na bruta banda" con il suo stacco di fiati, proprio in apertura, in grado di diventare un jingle, un riff di richiamo, un marchio di fabbrica per la banda (brutta?), poi "Marghera" che parte invece con un parlato da mandare a memoria:


“Ogni anno in Italia mor trentamila persone de alcol
ogni anno in Italia mor ventimila persone de tabaco
ogni anno mor mille persone de eroina
ricordeve: de marijuana non xe mai morti nissuni!”

E "Marghera" tra l'altro è una canzone politica che, purtroppo, ha visto avanti nel tempo: "Marghera sensa fabriche saria più sana / na giungla de panocie, pomodori e marjuana". Forse Skardy e compagni (anzi sicuramente) non pensavano che le fabbriche avrebbero chiuso perché il lavoro andava altrove, ma resta il piacere di un gran brano.

E poi, terzo fico dal bigoncio, "Pin Floi". Pezzo di assoluta genialità che parte da un fatto di cronaca: il concerto a Venezia dei Pink Floyd in piazza San Marco del 1989.

“Fin poco tenpo prima viagiando su
cuel saterone prevolante in vagone ristorante
e veder sul ponte sti fioi
a piè che va veder i Pin Floi
ridevimo e disevimo
ma dove voi ndar
sti cua se propio sciopai, oi?”

Ritornello martellante, battute a raffica, ironia corrosiva e come si fa a dimenticarsi un pezzo così?

Vien vanti do cocone, dai che ndemo dee bone
due tissie con passo semistrascinato
due tissie semibuone, semiscic, semivip,
semifrick che gridano:
«Io Venezia la odio!»
Domanda: «Perché odi Venessia?»
«Perché fa schifo!»
Domanda: «Perché non te ne sei stata a casa tua?
»

Ma non è tutto qui. Oltre a "So mato per la mona" che parodia Jovanotti ante buonismo, "Bea fia" è un lento memorabile, "Suca Baruca", di difficile comprensione, è tutta un cambio di ritmo e un fascino antico e nuovo che si mescolano insieme, tra reggae e marcia nuziale. "Bateo" è vivace e trascinante. Se Skardy è l'elemento trascinante, con quella voce che sembra fatta apposta per cantare reggae e questa maestosità del veneziano da Commedia dell'arte, tutti i Pitura Freska sono all'altezza del compito e la sezione fiati è addirittura prodigiosa. Il disco vince disco d'oro e di platino (in epoche in cui ancora significavano qualcosa).

Poi verranno altri vertici come "Piscinin", "Papa nero" "Indiani", "Venessia in afito", ma più niente di così valido. E dieci anni, dopo, e qualche altro disco d'oro dopo sul sito dei Pitura Freska compare la scritta che vige ancora adesso. Leggiamolo tutto. Spiega molto e molto racconta: "Dopo più di vent'anni di carriera i PITURA FRESKA salutano la scena musicale italiana.
Francesco Duse, Marco Forieri, Valerio Silvestri, Sir Oliver Skardy e Cristiano Verardo hanno deciso di porre fine alla loro avventura comune. Le motivazioni che hanno portato a questa scelta sono molteplici. Negli ultimi anni, lo spartito su cui scrivere era diventato troppo piccolo, per contenere le idee dei singoli musicisti. Ognuno di loro, ormai con una solida maturità professionale e personale alle spalle, a cominciare da Skardy, sentiva sempre più forte l'esigenza e la necessità di trovare altri spazi espressivi estranei al gruppo stesso fino a far maturare questa storica decisione.La lunga carriera dei Pitura Freska ha fruttato circa mezzo milione di dischi venduti, ma questi notevoli risultati discografici, non sono paragonabili all'importanza dell'impegno e dei risvolti sociali e culturali che i Pitura Freska hanno sostenuto e rappresentato.Sono stati il nuovo e genuino simbolo della città di Venezia, della sua complessa realtà e unità con Marghera, Mestre e la terraferma, del suo cambiamento, delle sue contraddizioni e infine anche della sua tradizione.Sono stati tra i protagonisti della svolta della musica italiana, dei primi anni '90, quando il pubblico ha decretato che si poteva fare musica e avere ascolto e successo, anche cantando in dialetto e in italiano.Hanno rappresentato, assieme a molti altri artisti e musicisti, le aspirazioni, i sogni e le lotte civili di un pubblico che crede in un mondo migliore e lo vuole".

Pitura Freska
"'Na bruta banda"

Psyco Records/Bmg - 1991
Di difficile reperibilità

Su Bielle

Sul web
Sito ufficiale
Sito ufficiale Skardy

Ultimo aggiornamento: 10-10-2010
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