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Le BiELLE RECENSIONI
A.C.A.U. la nostra meraviglia

Noi di Gianni amici siam...
di Giorgia Fazzini

Lui dice che non gli viene proprio di fare le cose da solo, e infatti, in quello che più che un disco è un progetto, compaiono via via - a voce e testo - gli amici "animalini" Piero Pelù (Maroccolo era dei primi Litfiba), Raiz, Carmen Consoli, Franco Battiato (con Furio Di Castri), Cristina Donà, Jovanotti (o meglio, Lorenzo Cherubini), Cristiano Godano, Manuel Agnelli, Francesco Renga, Andrea Chimenti (con Vittorio Cosma), Fiamma, Federico Fiumani e gli altri compagni, di Cccp e seguenti, Ginevra Di Marco e Giovanni Lindo Ferretti, Giorgio Canali e Francesco Magnelli. Ciascuno con il suo mondo. Ne salta fuori un disco composito: quindici piastrelle il cui filrouge di malta lo fa il basso del capofila, e lo strascico di cupo e magmatico mantra tipico della banda delle sigle sorelle (anche sconfitte).

Un disco con l'impronta forte di un concept (il cui attore protagonista voglio pensare placidalieno come l'epica carpa in copertina) ma con la vena variegata di una raccolta, una sorta di best delle voglie. Di collaborazione, di Maroccolo - il playmaker che imbecca i realizzatori. Avventure del genere fanno bene "al movimento" a prescindere: voler fare le cose insieme, desiderare l'esperimento, sviluppare un'idea a fuoco, e - applauso - rendersi conto che si sa fare una cosa ma non altre e quindi, per mantenere il livello alto, chiamare altri. In un periodo (mondo..) in cui pare che nessuno sia più capace di non sentirsi capace a tutto, scegliere il gioco di squadra è un merito. Vuol dire senno e umiltà, curiosità e divertimento. Esser veramente vivi, anche oltre sé. Vivaddio.

Quanto ai singoli episodi: a Pelù bene gli fa questa rinverdita litfibica e dimostra d'aver una personalità vocale che potrebbe farne un interessante interprete se solo la piantasse di cantar robette; discorso che vale anche per Renga, con rimpianto maggiore (e, mi sa, poca speranza). La Consoli è lei e non se ne esce, più che pregio è diventato difetto allappante, nell'uso della voce e delle parole: infilzi un buon ritornello? Santocielo non è necessario che me lo cantileni ventivolte.. Battiato compare nella sua versione più prog, accomodato sul morbido tappeto del contrabbasso di Di Castri e dei tasti di Magnelli, un lusso. Figo questo Raiz rasposo, che acuisce aspettative verso il suo nuovo disco solista in uscita, gran bel pezzo d'intrigante qual è.

Le intime recitazio visionarie di Godano e Chimenti potevano durare la metà (si può sapere cosa c'è di male a fare un pezzo sotto i tre minuti?!?); e Agnelli, con Canali a far da canale, naviga a vista ma col magnetismo che ha, basta poco ed è qualità ("..pa-papapà, pa-papapà, papapapà.. vento che cancella gli accordi settima"). La Donà è a suo agio come a casa, e porta le sue gocce scintillanti, ancora più libera nel gioco ritmico - farà sempre meglio ("ogni tuo ricordo è come un brivido adesso..immenso"); Cherubini alleggerisce l'atmosfera, allargando le maglie con un po' di vento fresco e una bella storia da raccontarti all'alba per non farti dormire, mai" ("e bombe portachiavi con la catenina che pende dai jeans"): Lorenzo è uno che s'impantana il lavoro quando gli cedono i sentimenti extra, ma - lo penso, sì - può crescere ancora e tirarne fuori delle belle, lasciatelo fa'. Per questa loro funzione vivacizzante, vien da chiedersi se non sarebbe stato meglio posizionare diversamente lui e Cristina rispettivamente traccia 6 e 5) all'interno della tracklist, sfruttandone il colorato impulso ed infilando Jovanotti qualche canzone più in là. Chissà.

Il Fiumani e la bjorkeggiante Fiamma convincono meno; mentre il tradizionale sacro "Deus ti salvet Maria" - che, sempre in via ipotetica, poteva esser messo a chiudere il disco - ha la potenza del tempo incastonato nei secoli, appoggiato sulla linea... gotica. Quanto a Ginevra e G.Lindo, conoscono a memoria il campo di gioco e ne sono padroni; potevano forse cogliere l'occasione per fare tuttinsieme qualcosa di meno 'loro', ma questa ammetto è una pulce mia. Insomma, un progetto di buon disegno e fattura, con un architetto non narciso ma seduto scalzo in tuta e masticante, alle spalle del gruppone di singoli artigiani.

L'allstar riunito e sferrato, com'era facile aspettarsi ha avuto un seguito di recensioni sbrodolanti; non sono fra chi lo esclama come capolavoro, credo rimanga a tratti invischiato in qualche pippa pensos'ombelicare di troppo. Però: da avere, se credete in quel valore delle idee e nel loro archivio enciclopedico utile a nuovi esperimenti; invece prescindibile, per chi sia insofferente alle canzoni dalle parole alienate e dai canti allungati, induriti da distorsioni e sapori ostici come i frutti acerbi. D'altra parte il nome dell'architetto e della maggior parte dei manovali non si possono equivocare: trattasi di quel "rock alternativo italiano" (perdonatel'etichetta) di musica densa e testo rarefatto - uno svitare lampadine che può non piacere a chi preferisce le case molto luminose.

"..vivo ancora la mia pelle è fatta di terra e i miei pensieri fatti di mare.." (Adàm Qadmòn - Gennaro 'Raiz' Della Volpe, Gianni 'Marok' Maroccolo)

Gianni Maroccolo
A.C.A.U.
la nostra meraviglia
Universal - 2004

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Ultimo aggiornamento: 25-05-2004

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