| Ma
non cresce mai il signor Ligabue?
di Moka
Strano
tipo il signor Ligabue! Ha l'età in cui gli uomini, che smettono
di giocare da mediano per raggiunti limiti d'età, appendono
le scarpette al chiudo e iniziano a far gonfiare lo stomaco da qualche
birra in più, da qualche polpetta in più, da qualche
certezza in meno, da qualche amarezza in più, da qualche
capello e qualche ideale in meno. Il signor Ligabue, invece, nato
a Correggio il 13 marzo 1960, quindi ricco di 46 primavere e 45
inverni, uno che praticamente ha l'età dei nostri padri,
continua a preoccuparsi dell'happy hour, di amore o sesso (tragico
dilemma se lo si culla ancora a quasi 50 anni!), di donne che la
danno o meno e che "vogliono ballare un po' di più".
Ma in che paese vive? In che mondo vive Ligabue? Un paese di sogno
senza Berlusconi, senza Pera, senza guerre in Iraq, senza famiglie
che non ce la fanno ad arrivare a fine mese?
Può darsi che questo sia il
clima che si respira a Correggio e io lo invidio per questo (oltre
al fatto che cercherò di trasferirmi a Correggio il più
presto possibile). Può darsi ... ma poi non era lo stesso
Ligabue dei (bei) racconti di "Fuori dal borgo"
e di "Radiofreccia" a raccontare degli
amici morti di overdose, di quelli andati, delle occasioni perdute,
delle rivoluzioni mancate. Non cercate niente di tutto questo nel
nuovo disco: "Nome e cognome: Ligabue"
(e ci deve essere un sottotesto pesante, perché un nome e
cognome che si riduce al solo Ligabue la dice lunga. O no?). Ma
il titolo (brutto) se proprio lo si vuole analizzare, è il
solo motivo di inquietudine di tutto il disco che per il resto scorre
risaputo nella sua aurea mediocrità certificata dal conto
in banca chilometrico della stessa superstar del rock italico.
Poi non c'è come non saperle le cose per non capirle. Meno
male che il Corriere della Sera ti soccorre sempre e quel trombone
sfiatato di Mario Luzzato Fegiz, dopo aver sentenziato
che questo è il miglior disco nella carriera del rocker emiliano,
ti spiega che il Liga, uscito di recente dal suo matrimonio (che
durava dai primi successi del 1991), si è sposato con una
giovane collaboratrice che gli ha dato un altro figlio. Pettegolezzi?
Almeno spiegano il profluvio di canzoni d'amore (e la carenza di
gusto di alcune di esse, in particolare quella che spiega che è
a letto a far l'amore con la moglie e pensa all'altra. Poteva risparmiarcela.
Ma il disco gozzovviglia nei luoghi comuni!). Quello che lo stesso
articolo non spiega è perché uno che si definisce
comunista (per quanto catto-) come avviene nell'articolo,
non ritiene necessario parlare di altro che del proprio ombelico.
Mah?
Il Liga, che è tuttaltro che
stupido o incolto, patisce tuttavia il raffronto a distanza con
l'altra appesantita rockstar del nostro asfittico star system ossia
il Vasco. Ma il Vasco ha carisma e, pur non rinnovandosi
un granché, riesce ogni tanto a stimolarci come personaggio.
E poi ha avuto almeno il buon gusto di confrontarsi con il repertorio
di altri grandi come De André e De Gregori e la fortuna di
essere citato in una canzone di Jannacci ("Lettera da lontano").
Ligabue ha scritto solo la musica per una (mediocre) canzone di
Guccini ("Ho ancora la forza")
e "Il mio nome è Maipiù"
con Jovanotti e Piero Pelù.
Il carisma di Vasco batte il Liga due a zero..
Ma queste sarebbero ancora questioni
di gusti e di preferenze personali. Non è su questo che voglio
fermarmi. Nè sulle musiche che, bene o male, ricalcano tutte
percorsi già percorsi, anche dallo stesso Luciano, con le
pochissime variazioni che consente il rock. O meglio, QUESTO rock,
QUESTO TIPO di rock. Dove le chitarre non sanno fare altro che dreng
dreng e non esiste un riff solistico che sia in grado non dico di
essere memorizzato, ma di caratterizzare la canzone stessa. Chi
si lamentava delle scarse possibilità espressive del blues
vada ad ascoltare l'ultimo Finardi e poi dia un
ascolto a questo. Un abisso a favore dell'Eugenio nazionale! Ci
sono ricascata coi confronti! Restiamo nello specifico di Ligabue:
cerchiamo di leggere i testi.
Allora, sono 11 canzoni, ma una è
un'inutile intro musicale, assolutamente vuota di 1'06". Ne
restano dieci per un tempo totale da vinile (44'54"). In questo
tempo il Liga parla solo d'amore. "Femmina come entrata/
femmina come uscita / femmina come le carte / femmina come sai /
femmina come puoi" ("Il giorno dei giorni")
e via cazzeggiando di questo tono. Ma che idea di donna ha il Liga?
Siamo ancora alla "donna è buona in cucina e camera
da letto"? Lo lasciano pensare anche altre frasi. Colgo fiore
da fiore: "le donne lo sanno / chi paga davvero / lo sanno
da prima / quand'è primavera" ("Le
donne lo sanno") ... "Tu da quello, io con
questa / tanto per non stare indietro / lei che ce la mette tutta
ma ti porta sempre in faccia / siamo in troppi io e lei in questo
letto" ("E' più forte di me").
"Faccio come un uomo / gioco a fare il duro / monto con
il lego uno scherzo di futuro / che il futuro è fuori garanzia
/ un bacio e via" ("Vivere a orecchio")
"Happy
hour" poi è così globalmente scema che
il testo va riportato per intero.
"Dicono
che tutto
sia comunque scritto
quindi tanto vale che non sudi
nasci da incendiario
muori da pompiere
dicono
che devi
proprio farti fuori
se vuoi fare il rock in qualche modo
che ti portiamo i fiori
lì nei cimiteri mitici
Sei già
dentro l'happy hour
vivere vivere costa la metà
quanto costa fare finta
di essere una star?
Dicono
che nasci solo per soffrire
ma se soffri bene vinci il premio
di consolazione
chi non salta l'eccezione è
Dicono
che i sogni - sono tutti
gratis - ma son quasi tutti quanti
usati - copriti per bene - che non
ti conviene il mondo qui
Sei già
dentro l'happy hour - vivere vivere
costa la metà - quanto costa fare finta
di essere una star ? sei già dentro l'happy
hour - vivere vivere solo la metà
e la vita che non spendi che interessi avrà?
Si può
però morire vivendo sempre e solo
per sentito dire - si può però morire
per la fame che non hai
Dicono
che il cielo
ti fa stare in riga
che all'inferno si può far casino
mentre il purgatorio te lo devi proprio infliggere
Sei già
dentro l'happy hour - vivere vivere costa
la metà - quanto costa fare finta di essere una star ?
sei già dentro l'happy
hour - vivere vivere solo la metà
e la vita che non spendi che interessi avrà?"
E speriamo che almeno un po', nel rileggersi il Liga si vergogni!
Non è tutto così il disco, non è tutto a livelli
di vergogna. Ad esempio "L'amore conta", "Cosa
vuoi che sia", "Lettera a G." e "Sono qui per
l'amore" hanno qualche spunto di interesse. "Lettera
a G." è l'unica canzone seria, è dedicata al
cugino Gianni, morto in questi ultimi tre anni. "G. era
un cugino - scrive Ligabue - ma praticamente era un fratello.
Era quello di cui ho parlato in "Una delle storie d'amore di
via Cairoli" uno dei racconti della mia infanzia in "Fuori
e dentro il borgo". Siamo stati bambini insieme, adolescenti
insieme, adulti insieme. Abbiamo avuto gli stessi sogni, desideri.
A volte le stesse ragazze". Intensa e dolente, come dovuto.
"Sono qui per l'amore" ha anche qualche passaggio di testo
che sfiora spunti poetici: "Sono qui per l’amore,
e per tutto il rumore che vuoi. E i brandelli di cielo che dipendono
solo da noi, per quel po’ di sollievo che ti strappano dall’ombelico,
per gli occhiali buttati, per l’orgoglio spedito, con la sponda
di ghiaia che alla prima alluvione va giù.. ed un nome e
cognome che comunque resiste di più". "L'amore
che conta" affronta anche, larvatamente il tema della morte
e di come l'amore possa essere l'unico modo "per fregare la
morte".
Forse non sarà un caso che le canzoni migliori sono quelle
più lente? Intendiamoci, non amorfe e prive di grinta, solo
più riflessive. Almeno quel tanto necessario per capire che
non basta buttare giù parole qualsiasi sperando che siano
coperte dalla musica, per fare canzoni. Il problema per un cantante
di successo come il Liga, che calca i palchi ormai da un ventennio
e che in 15 anni ha messo in fila un patrimonio di 12 dischi è
trovare la voglia per scrivere canzoni sufficienti per un disco
intero, nonostante siano passati tre anni da "Fuori
come va?", ultimo disco in studio e addirittura sei
da "Miss Mondo", ultimo disco dignitoso.
Copertina indecente e, libretto invece bello e molto curato. Artwork
di Paolo De Francesco, a cui speeriamo non vada anche il contro-merito
della copertina.
Insomma un rocker che invecchia, che non si rinnova, che parla solo
d'amore e ne parla da macho, che non conosce i problemi né
dei suoi coetanei né del suo Paese o del mondo e che si nasconde
le rughe con il belletto del rock. A sufficienza per spernacchiarlo.
Invece i fans acriticamente osannanti, come Fegiz, sono migliaia.
Che dire? Almeno non cerchiamo di gabellarla per musica d'autore!
Fabrizio De André e Piero Ciampi si rivolterebbero
nelle tombe.
Ligabue
"Nome e cognome"
Warner Bros- 2005
In troppi negozi di dischi
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aggiornamento: 24-09-2005 |