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Le BiELLE RECENSIONI
Ivan Segreto: "Fidate correnti"

Sapete tenere un "Segreto"? Le correnti fidate portano alla morta gora
di Moka

Non è un segreto per nessuno che Ivan Segreto gioca (suona) in quella sottile ed eterea area di confine tra il pop e la musica d'autore, la stessa area dove alloggiano ottimamente altri personaggi come Sergio Cammariere e l'ultimo Pino Daniele (di cui si dice, si spera, è in uscita "Iguana Café"). Una zona della musica di tutto pregio, dove la selvaggina stanziale è costituita da dischi che un po' si assomigliano tra loro: levigati, precisi, puliti, in grado di piacere a tutti e non scontentare nessuno. Quasi casualmente tutti questi dischi hanno il piano come strumento guida. E altrettanto "casualmente" si appoggiano su ritmiche sudamericane e segnatamente samba. Il risultato è un bell'ascolto tranquillo che dal dentista non disturba mai.

Come si può facilmente capire questo è anche il principale limite di dischi siffatti. A furia di non disturbare, di non mordere, il rischio è che facciano appisolare. E, purtroppo, Ivan sembra avere perso quella urgenza di esprimersi che, in parte si avvertiva nel primo disco e in particolare nella prima canzone "Porta Vagnu", con quella sorta di mix tra ritmiche e climi jazz e linguaggio con un canto che sapeva cogliere le meglio spezie tra Sicilia e Brasile. In questo secondo disco il siciliano è sparito, il Brasile invece resta e a piene mani, ma è, come dire, un fondale dipinto, un Brasile di plastica, bello da vedere, ma freddo e algido come una cucina high tech.

Poi, ripeto, non c'è niente che non vada in questo disco che gira, gira, gira e scivola fino alla fine senza tradire mai il più piccolo intoppo. E' perfetta musica di sottofondo, ben suonata ed orchestrata, che avvolge canzoni che, al di là dei testi, si fa fatica a discernere le une dalle altre.

Sono 11 canzoni suonate in trio: oltre a Segreto al piano e voce, Pino Li Trenta alla batteria, Daniele Camarda al basso a sei corde. Ma le pur elevate qualità di base non vanno oltre a quella piacevolezza diffusa, ma senza urgenza che dicevamo prima. Troppo poco tempo tra l'altro è passato dal disco precedente: poco più di un anno, forse un tempo più necessario al tentativo di battere il ferro finché è caldo che non a seguire delle vere necessità ispirative.

Nel frattempo c'è stato il successo discreto (e meritato) del primo disco, il cambio di produttore con l'affidamento a una vecchia volpe dello studio di registrazione (e nume tutelare della covata Sony) Marty Jane Robertson e l'evidente decisione della casa discografica di puntare sul pianista di talento, genere che oggi va per la maggiore e non solo in Italia. Per chi cerca la musica d'autore resta un senso di vago e di incompiuto. un qualcosa che non fa chiudere la porta con clamore, ma che spinge ad attendere magari una terza prova, forse meno in fregola da successo rispetto a questa, meno frettolosa, senza dimenticare il jazz, ma distaccandosi un po' dal Sudamerica, che peraltro non sta esattamente in periferia di Palermo. Un po' di memoria delle radici, in fondo, non guasterebbe.

Ivan Segreto
"Fidate correnti"

Sony - 2005
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Ultimo aggiornamento: 06-10-2005

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