| Un viaggio
sulle note della nostalgia
di Silvano Rubino
Un
album esplicitamente dedicato a un sentimento: la nostalgia. Più
nello specifico, la “nostalgia dell’animo contadino”.
La Piccola orchestra la viola si inserisce a pieno titolo nel filone
di chi si rivolge al passato, alla musica popolare per proporre
la propria ricetta musicale. Una ricetta costruita attorno a uno
strumento simbolo di quella tradizione, l’organetto. E il
pensiero va quindi subito a Riccardo Tesi e alla sua Banditaliana:
certo, le analogie ci sono, ma se Tesi e compagni si spingono molto
in là nella ricerca della contaminazione, nell’attualizzazione
dei suoni della tradizione, qua ci troviamo di fronte a un lavoro
più filologico, più purista.
Il gruppo è nato nel 1994, in provincia di Frosinone, su
iniziativa di Alessandro Parente - direttore dell’ensemble
e autore della maggior parte dei brani - e di Antonella Costanzo,
voce solista. I giovanissimi musicisti (organetti e percussioni)
provengono da varie zone del Lazio: Coreno A., Roma, Ienne, Subiaco,
Formia, Esperia, S. Giorgio a Liri. L’intento, come spiega
il sito ufficiale del gruppo, è “recuperare, anche
in chiave inedita, la memoria e le radici del nostro passato”.
Arovà (dove vai, in dialetto) è il terzo album della
Polv. Riservato ai soli cultori della musica popolare? Direi di
no, visto che l’approccio filologico di cui dicevo si coniuga
con un’originalità compositiva notevole: solo uno dei
brani del cd (“Oi zia cosa”) è un brano tradizionale
rielaborato. Tutto il resto è “originale”, musica
certo “fatta alla maniera di”, ma scritta ex novo, con
caute aperture alla contemporaneità che rendono il piatto
assai invitante anche per palati poco avvezzi alla musica popolare
Doc. Gli elementi per piacere (e a me è piaciuto) ci sono
tutti: il suono magico e trascinante degli organetti diatonici,
una voce femminile strepitosa, melodie evocative e accattivanti.
E in più, in questo Arovà, un parterre di ospiti davvero
succulento: il sassofono di Daniele Sepe, che condisce di spezie
più di un brano, il violino di Lino Canavacciuolo, le voci
recitanti di Maria Rosaria Omaggio e di Peppe Barra e la partecipazione,
che è anche un omaggio a un maestro riconosciuto, di Riccardo
Tesi.
Gli ambiti esplorati dalla Viola nel vasto territorio della melodia
popolare sono vari: si va dalla filastrocca declinata in tarantella,
alle struggenti ninna nanne, alle danze, alle melodie natalizie.
Con una spruzzata di teatralità (due brani con inserti recitati)
figlia della lunga consuetudine ai palcoscenici dell’Orchestra.
Una varietà che si riflette nell’affollamento di strumenti
musicali che coloriscono i brani insieme agli organetti e alle percussioni
della Viola: compaiono l’armonica, il contrabbasso, il tamburello,
le chitarre, il violino e i sax (Cannavacciuolo e Sepe), il pianoforte,
la zampogna, ma anche strumenti antichi e un po’ misteriosi
come la viella, il putipù, la cannata.
Il tutto, come dicevo, accomunato dal tema della nostalgia, che
salta fuori nei testi (rigorosamente in dialetto), dedicati a persone
o cose di cui si vuole tenere vivo il ricordo. Perché –
è un po’ la lezione che si trae dall’ascolto
di questo disco – in fondo la nostalgia non rimane un sentimento
sterile solo se aiuta a ricordare, a fare del passato un patrimonio
di narrazione e di cultura, anche musicale
Piccola
orchestra la viola
Arovà
2004 - Organizzazione di volontariato “La scatola del vento
www.piccolaorchestralaviola.it
Ascolti
collegati
Ultimo
aggiornamento: 07-10-2005 |