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Fariselli e Dalla Porta, il professore fa pulizia e canta jazz
di Giorgio Maimone
La
cosa che funziona meno in questo "bel" disco è
il titolo. Un po' perché scontato e molto perché ricalca
troppo e a troppa poca distanza di tempo il titolo del disco di
Giorgio Conte, "Il contestorie". Sembra un po' un caso
da "ubi maior...", anzi major. Dove si muove la Universal,
il povero Conte deve farsi da parte. Peraltro è ricalcata
da Giorgio Conte pure la formula: cd più libro con storie
scritte dal cantautore e corredato da bei disegni. Tolto questo
resta però la soddisfazione di ascoltare un disco piacevolissimo,
tratto da una serie di concerti deliziosi: quelli del lungo tour
"Luci a San Siro di questa sera". L'idea che sta alla
base è quella di rivisitare l'ampio canzoniere vecchioniano
con l'aiuto di un piccolo combo jazz. Idea vincente!
Anche
perché i due sodali di Roberto in questo disco sono due nomi
più che consolidati: Patrizio Fariselli, che ha curato anche
gli arrangiamenti, anzi le "riscritture", oltre a suonare
magistralmente il piano e Paolino Dalla Porta al contrabbasso. A
questi due strumenti si unisce, di tanto in tanto, la chitarra di
Roberto Vecchioni. Quindici brani dal vivo e uno solo in studio,
ossia "Stagioni nel sole", traduzione da "Le moribond"
di Jacques Brel, che poi è anche l'unico inedito.
Per il resto assistiamo a una selezione che non va a formare
il classico "The best of". Uno dei punti che ho imparato
ad apprezzare, ascoltando Vecchioni da trent'anni esatti (da "Ipertensione",
uscito appunto nel 1975) è che il cantautore milanese non
abbandona mai le sue vecchie canzoni. E' come un papà affettuoso,
un amante fedele, uno che non ci sta a passare avanti e a non tornare
più sui suoi passi. E questo ci permette, ad esempio in questo
disco, di riscoprire piccole perle dimenticate o mai scoperte come
"Parabola" (1971!), oppure "Alighieri"
(Da "Ipertensione", '75) o ancora pezzi più recenti,
ma poco praticati come "Canto notturno"
(Da "El bandolero stanco" del '97") o "Ritratto
di signora in raso rosa" (da "Sogna ragazzo,
sogna" del 1999).
Per il resto, tra gli intramontabili, trovano sempre spazio "Samarcanda"
e "Luci a San Siro" che sono, alla quinta
riproposizione a testa, facendo grazia delle raccolte a basso prezzo.
Tra i "nuovi classici" meritano di essere annoverati anche
"Viola d'inverno" che è tratta,
come pure "La bellezza", dal "Lanciatore
di coltelli" fatto con Pagani nel 2002, e "Blumùn"dall'album
omonimo del 1993. Del pacchetto fanno parte anche l'anziana "Canzone
per Sergio" (album "Samarcanda" 1977), la
più recente "Vincent" (uno dei
due inediti di "Canzoni e cicogne" del 2000), l'ineffabile
"E invece non finisce mai" (unico estratto
dal mediocre "Rotary Club of Malindi" - 2004) , "Le
lettere d'amore" (Da il "Cielo capovolto"
del '95).
Per chiudere due capolavori come "Celia de la Serna"
e "La stazione di Zima", derivate entrambe
da un disco sottovalutato (forse) all'uscita e invece degno di grande
attenzione, come "El bandolero stanco" del 1997. Ma Vecchioni
in realtà sembra saperlo e prende addirittura tre canzoni
da questo disco. Questa è la track list, raccontata procedendo
con il "random" inserito.
Ma se la scaletta è comunque interessante a prescindere,
il lavoro di arrangiamento e riedizione compiuto da Fariselli e
soci è veramente notevole. Ascoltare, per averne una prova,
"Samarcanda", una canzone che appare poco adatta per un
combo jazz. Fariselli e Dalla Porta
la caricano di ritmo e di grinta, sostituendo al violino il piano
(mano destra) e reggendo tutta la ritmica con basso e mano sinistra
sul piano. Certo, il clima complessivo è più rarefatto
e ogni tanto, nel disco, si avverte qualche possibile vuoto orchestrale
(dove prima stava un'orchestra ora sta solo un pianoforte), ma è
proprio questo trattamento a rendere più efficace il lavoro,
a porre maggior enfasi sulle parole e sull'interpretazione e sulla
perfetta melodia che sottende le canzoni.
Ci ha detto Fariselli
in una recente intervista che lui conosceva poco il lavoro di Vecchioni,
prima di questa avventura comune, ma che ha scoperto un cantante
e un autore di valore, dove anche la linea musicale del brano è
sempre compiuta. Esprimendo soddisfazione generale per il lavoro,
Fariselli ha precisato che alcuni brani, come "La stazione
di Zima" o "La bellezza" sono
cresciute così tanto da arrivare ad assomigliare a degli
standard jazz. Come non dargli ragione? Già pregevole di
per sé il canzoniere Vecchioniano risulta rivalutato e, come
dire, tirato a lucido dal trattamento jazz e Vecchioni "croonereggia"
al meglio, come un capace Frank Sinatra nostrano.
Come già per il concerto dal vivo, applausi e standing ovation
per il trio che porta a casa un disco elegante, semplice, ma coinvolgente.
E una nota di particolare piacere per "Stagioni nel
sole", servita da un bel testo e da un'intepretazione
solare e partecipe, pur nei momenti di dolore o di maliconia. Peraltro,
intendiamoci, abbiamo parlato tanto di jazz, ma il disco è
un puro prodotto cantautorale, Vecchioni-style. Niente di rivoluzionario,
ma molta qualità. Ora non resta che attendere il prossimo
disco di studio di Vecchioni, sperando che questo live segnali un
punto di partenza rilevante dal quale non prescindere.
Roberto
Vecchioni (Fariselli, Dalla Porta)
"Il contastorie"
Universal - 2005
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aggiornamento: 20-11-2005 |