| La
copertina più brutta per il disco più bello
di Giorgio Maimone
Dal
punto di vista della grafica era difficile fare peggio. Uno sfondo
verde pisello, sfumato nella parte inferiore con scontornati all'interno
i 5 di una delle ennesime formazioni dei Nomadi in divisa d'ordinanza.
Per completare il tutto un bel bollo giallo sulla faccia di uno
dei 5 (e purtroppo proprio la faccia di Augusto Daolio!) con l'annuncio
del prezzo speciale consigliato (14,90 euro! Vale un bonus, visto
che si tratta di un doppio cd). Ma in effetti tutte le produzioni
della serie Studio Collection non brillano per la forma. Poi si
passa a osservare la scaletta e, in questo caso, viene da dire,
è poco meno che perfetta.
Del primo periodo (quello "gucciniano", per intenderci,
ci sono quasi tutti i pezzi più forti: da "Noi
non ci saremo" a "Dio è morto"
(che non a caso aprono l'album), seguito da "Per
fare un uomo" e dai primi vagiti del gruppo: "Come
potete giudicare", cover di "The Revolution
kind" di Sonny Bono a "Noi",
"Spegni quella luce" che per essere un
pezzo originale italiano del 1967 è un pezzo di tutto rispetto!
Un soffice rock blues svogliato da fare invidia a J.J.Cale. La firma
degli autori sul disco originale ("Per quando noi non
ci saremo") è di Pontiack/Verona, lo stesso
tandem che firma "Noi non ci saremo". Se a buon intenditor
poche parole ... "Spegni quella luce" dovrebbe uscire
dritto dalla penna di Francesco Guccini, come pure
la canzone precedente ossia "Noi" (molto meno memorabile).
Ma
non è tutto qui: seguono altre due perle dei primi Nomadi,
sempre "made in Guccini" come "Disgelo",
un titolo per quegli anni di estrema apertura nel mondo del beat
(il disgelo non era quello dei ghiacci, ma la possibilità
che i due blocchi, quello sovietico e quello americano, sotto la
spinta dei nuovi presidenti Krusciov e Kennedy, iniziassero a parlarsi
e si asslentasse la minaccia nucleare) e poi quel grande classico
che è "Canzone per un'amica" che
nella versione dei Nomadi scimmiottava un po' l'attacco del coevo
"29 settembre": la era lo speaker del telegiornale che
annunciava la data, qui gli strilloni che anticipavano l'incidente.
La versione dei Nomadi, meno fascinosa di quella di Guccini (e più
tetra) è venuta alla ribalta in modo imprevisto al Cantagiro
del '68, quando al gruppo emiliano fu proibito di cantare "Ho
difeso il mio amore" che era già proposta in quell'edizione
dai Profeti (o da Dalidà, non ricordo). E loro sostituirono
la canzone col lato B dello stesso 45 giri, ossia "In morte
di SF" di Guccini, rinominata "Canzone per un'amica".
C'è ancora un po' di Guccini nel pezzo successivo che è
"Un figlio dei fiori non pensa al domani",
tributo al fenomeno hippy da parte dei Nomadi, che, per l'occasione
avevano fatto una cover irrispettosa di "Death of the
clown" dei Kinks. Il testo italiano ("Amico
che cerchi l tuo paradiso/ l’inferno lo vivi
quando hai la paura / la benda che porti tu stesso hai voluto /
la crei da solo pensando al tuo futuro. L’inferno, la benda
hanno nome domani,il tuo paradiso forse hai nelle mani / ma tu non
lo sai perché pensi al domani, ma tu non lo sai perché
pensi al domani") anche se mai attribuito ufficialmente
dovrebbe essere del maestrone di Pavana.
Con "Ho difeso il mio amore"
tramonta il primo periodo dei Nomadi e inizia quello di maggior
successo popolare: canzoni tutte piùche dignitose, ma non
all'altezza dei mitici primi brani del Guccio: elenchiamo tra le
altre (tutte comprese nella racolta) "Mai come lei
nessuna", "So che mi perdonerai", "Un pugno
di sabbia", "Vai via cosa vuoi", "L'auto corre
lontano, ma io corro da te" e soprattutto la superhit
"Io vagabondo", protagonista di un totale
trionfo presso il pubblico infantile.
Neanche il tempo di riposare e già si riparte con il Guccini
del periodo successivo: "Il vecchio e il bambino",
"L'isola non trovata" e "Canzone della bambina portoghese".
Per chiudere, un gruppo di canzoni di tempi più
recenti come "Voglio ridere", "Crescerai", "Quanti
anni ho", "Joe Mitraglia". Il disco, ottimo come
si diceva,anche perché consente di risentire la voce di Augusto
Daolio, è in realtà un semplice repackaging di una
precedente edizione dei successi dei Nomadi che, periodicamente
la Emi immette sul mercato perché il gruppo è una
garanzia totale come vendite". Bisogna dire che delle raccolte
in circolazione è probabilmente quella con la miglior scaletta.
Nulla di più, nulla di meno. Ma per chi non avesse niente
dei Nomadi (impossibile! Esiste qualcuno che non ha niente dei Nomadi?)
è semplicemente imperdibile e a buon prezzo.
Nomadi
"Studio Collection"
Emi - 2005 (2 cd)
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aggiornamento: 03-09-2005 |