| Un
disco inutile e male assemblato. Cambiamo l'ordine degli addendi
di Giorgio Maimone
In
un anno in cui Mantova non è riuscita col buco, almeno per
quanto riguarda il Festival della Musica, era difficile che riuscisse
col buco il cd triplo destinato ad eternarne le gesta. Se lo scorso
anno, quantomeno, si esaltava il magnifico rapporto qualità/prezzo
(disco triplo, anche quest'anno), nel 2005 siamo a parlare del rapporto
favorevole "quantità/prezzo": sono 45 canzoni a
meno di 20 euro, oltre 210 minuti di musica, ossia tre ore e mezzo
di ascolto ininterrotto! Troppo grazia. Troppa grazia se ...
Se un minimo dell'intelligenza che non è stata spesa
per fare le scalette delle serate all'Ariston fosse stata spesa
per fare la scaletta di questo cd non sarebbe stato un cattivo investimento.
Che in realtà, questo disco triplo, non rappresenta solo
l'Ariston, ma un po' tutte le realtà presenti a Mantova in
quei giorni (tranne quelle jazz e musica colta che troveranno probabilmente
spazio altrove). Il risultato quindi è il consueto mischione
che fa polvere e che, dopo un solo ascolto dei tre cd, ti fa venire
irresistibilmente voglia di rimetterci le mani, rimnasterizzando
il materiale e cambiando l'ordine degli addendi: col cavolo che
il prodotto non cambia!
Lo
so che selezionando e magari riducendo a un solo cd (o al massimo
due) si ottiene una certa panoramica di quello che si muove attorno
al mondo cantautorale che può avere un suo interesse: Max
Manfredi, Luigi Maieron, I Sulutumana, Alessio Lega, Mauro Pagani,
Raffaello Simeoni, gli Yo Yo Mundi, i Modena City Ramblers, i Tetes
de Bois, i Radiodervish, Lu Colombo, il Farabruttoi i Fragil Vida,
i Mercanti di Liquore con Marco Paolini su un unico cd
fanno venire i brividi di piacere. Però ... però qui
sono divisi su TRE cd, che vuol dire TRE dischi diversi. Come mettere
su in successione un disco dei Mercanti, poi uno dei Modena, poi
uno dei Sulutumana. Non solo, ma alcune delle canzoni proposte sono
vecchie (e in alcuni casi vecchissime. Esempio? "Nessuno"
di Mauro Pagani è del 2003, "Centro
del Mundo" dei Radiodervish del 2002).
Altre non c'entrano nulla con questa edizione di Mantova (Esempio?
"Parigi con le gambe aperte" di
Paoli e Gianco).
Si
dice: sì è vero, però i brani li hanno scelti
i cantanti. Questo è vero, ma si poteva assemblarli meglio.
Sfido chiunque a sopravvivere all'incipit del primo disco: Ratoblanco
"Non li sopporto più" (ossia un sacco
di casino), Teresa De Sio "Salta salta"
(il brano più hard della De Sio", Porto Flamingo
"Burububbubbubbubburu" (guardate solo il titolo
e poi ditemi!) e Elio e le Storie Tese "Milza".
Con un incipit tale nessuno arriverà mai a "Lune"
di Riccardo Tesi o a "Io sono allegro"
dei Tetes de Bois che stanno a centro disco.
Ma
una compilation forse si sente in modo diverso, forse funziona come
uno di quei campionari con cui giravano i commessi viaggiatori ai
tempi di Arthur Miller. Tante pezze colorate, ognuna in sé
inutile, ma interessante come "campione senza valore".
Può darsi. In questo caso il cd però poteva pure contenere
solo degli accenni di brani ed essere regalato. Perché no,
un bel mischione di mp3 e via! Se invece si vuole fare un disco
che sia un prodotto, che sia venduto e recensito e che duri nel
tempo (e sì, perchè questa è una delle caratteristiche
degli album, non lo sapevate signori della UPR che oltre a selezionare
i cantanti ne avete fatto anche il disco?) allora bisogna procedere
in modo diverso.
Proprio niente da salvare? No, non è così: bene o
male su questi tre cd ci sono 25 canzoni belle. Non è poco.
Oltre il 50%. E tra queste qualche perla come l'inedito di Luigi
Maieron, "Il vento di casa", che per ora non
è possibile trovare altrove. O "La scopa della
strega" dei Sulutumana o il vecchio ma sempre bello
"Fado del dilettante" di Max Manfredi
o le sorprese di Gianfilippo Boni ("Van Gogh")
e Eugenio Balzani ("Tramvai").
Resta però il grande handicap dell'assemblaggio che rende
difficile un buon ascolto.
L'incongruo accumulo di "cadaveri eccellenti" e di "belle
speranze", di immersi, sommersi ed emergenti, di recuperi amicali
e di debiti formali non basta a fare un disco e soprattutto non
dà quel panorama della musica che gira intorno che sarebbe
stato lecito aspettarsi (e forse pretendere) da un iniziativa come
il MMF. Tristezze e mestizie, derivanti da un
vuoto culturale che già abbiamo avuto occasione di commentare
parlando dell'organizzazione del Festival e puntualmente travasatesi
nel disco che tale manifestazione rispecchia. Puntiamo sul 2006?
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aggiornamento: 03-09-2005 |