| Chitarra
scintillante per mezzora di tempo libero
di Moka
Una
scintillante prestazione chitarristica
in un dischetto che fatica a raggiungere la soglia anemica della
mezzora di durata. Volessimo esaminarlo sotto il profilo prezzo/quantità
potremmo anche già chiuderla qui. Resta il fatto invece,
e lo dico a sorpresa di me stessa, che il dischetto in questione
è del tutto piacevole e, indipendentemente da compiti recensori,
passa spesso e (sì, anche) volentieri attraverso le mie cuffie.
Mi tiene compagnia sui tram, portando a spasso il cane, lavando
i piatti. Perché è un buon disco.
Resta la vocetta fessa di Daniele, quella che è un po' il
suo marchio di fabbrica e che era arrivata a livelli di puro fastidio
(penso il tour insieme a De Gregori, Ron e Mannoia), ma forse resosi
accorto su questo Pino non ne approfitta, si limita e dà
invece una bella spolverata a polpastrelli e corde di chitarra per
mettere assieme tredici mini motivi che viaggiano da un massimo
di 3'54" per "Narcisista in azione",
il brano che apre il disco, fino a 1'17" del brano popolare
napoletano "Serenata a fronn' 'e limone", il tutto in
un album dove quattro brani non raggiungono la soglia fatidica dei
due minuti di durata.
Ma
noi non faremo un discorso di quantità, ma di qualità.
E la qualità tra l'esiguo numero di solchi messici a disposizione
c'è: un bel piglio da capo orchestra, un paio di classici
riarrangiati per l'occasione ("Patricia",
uno standard latino americano degli anni '60 di Perez Prado e l'immarcescibile
"O sole mio" o meglio "It's now or never"
come cantava Elvis Presley. Ma la versione di Pino non ha niente
di quella di Elvis. Meglio? Peggio? Sostanzialmente inessenziale.
Diciamo così (ma è pur dietrologia): visto che Pino
aveva deciso di fare un dischetto "quasi di musica manouche",
giudicato invendibile, la casa discografica gli ha detto: "va
bene, ma ci metti qualcosa di trainante!". Fantasia? Forse.
Ma magari non lontana dal vero.
Diciamo
che la fantasia probabilmente non si è sprecata, visto che
tra gli altri brani c'è pure un classico napoletano come
"Serenata a fronn' 'e limone", uno dei
brani migliori. Poi tanta musica, pochissime parole e un avanzo
del disco precedente "Voci sospese",
con tanto di quartetto d'archi e canti gregoriani in sottofondo.
Ma lo scorso disco era forse stato il migliore da anni a questa
parte, da quando Pino ha abbandonato il napoletano per irritanti
cantilene in italiano dove la chitarra annegava sotto la vocetta
fessa e l'iperproduzione musicale.
Almeno apparentemente qui di iperproduzione non ce n'è traccia.
Potrebbe anche essere un disco fatto in solitudine (e forse sarebbe
suonato ancora meglio), eppure qualche compagno d'avventura c'è:
Nana Vasconcelos, Karl Potter, Fabio Massimo Colasanti e
Gianluca Podio, tutte vecchie conoscenze per Daniele. In
realtà di blues non c'è nemmeno un'oncia, ma il sottotitolo
recita "latin blues e melodie", senza virgole in mezzo.
E come blues latino qui dentro, ammettiamolo, ce ne sta più
a sufficienza.
Nonostante la brevità, le preferite, oltre a "Serenata
a fronn' 'e limone", ci stanno le quasi omonime "Marì"
e "Maria" (una dopo l'altra nel disco,
per premiare la confusione). Anche se Pino Daniele non è
un simpaticone, l'idea che il disco dà è di un divertissement,
dove per una volta, la macchina da soldi ha voluto fermarsi e regalarsi
e regalarci una pausa di semplicità e relax. Insomma, mettiamoci
l'anina in pace: il vecchio Pino Daniele, quello di "Bella
'mbriana" non tornerà più. Appartiene ormai a
quell'aura di musica da piano bar dove albergano i Cammariere o
gli Ivan Segreto, bravi professionisti, ma molto di superficie.
Adatti per gli studi dei dentisti. Pino Daniele resta una spanna
sopra questi: un buon intrattenitore che negli ultimi due dischi
ha fatto vedere cenni di risveglio.
Pino
Daniele
"Iguana Café - Latin blues e melodie"
Blue Drag Sony- 2005
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aggiornamento: 24-10-2005 |