| Dolcezza
e saggezza, un disco insinuante
di Leon Ravasi
Entra
dentro di te passo per passo, non invade, non eccede mai. Striscia,
cammina, in ogni caso si avvicina. E procedendo centimetro per centrmetro
ti arriva addosso. Ma non si ferma lì: una volta arrivato
inizia a scavare, a costruirsi delle piccole nicchie, dei piccoli
angolo d'attacco e supera la scorza e alla fine entra nel corpo
e nel cuore con le sue movenze languide, con i suoi ritmi da "Controra",
per l'appunto. Il concetto di "controra" è uno
dei più affascinanti che il meridione d'Italia ci ha fornito,
quasi come la "siesta" messicana, ma con un senso di spossatezza
e di fatalismo maggiormente evidenziati. Un esempio meraviglioso
è la famosa pubblicità "Anto', fa caldo!"
con cui una procace bellezza italica si sottrae alle persistenti
avances di Antonio.
Il vocabolario cerca di cavarsela descrivendo la controra
come le prime ore del pomeriggio, specie nella stagione estiva,
tradizionalmente dedicare al riposo", ma la controra è
di più: è uno stato dello spirito, una propensione
dell'anima. C'è chi riesce a vivere in una perenne controra.
E' l'ora in cui al sud chiudono (chiudevano, forse) i battenti,
le case diventavano oasi d'ombra e di silenzio. Luogo di pausa per
il capofamiglia che rincasava e occasione non clandestina di torridi
o meno torridi amori, a seconda della stagione e soprattutto se
muniti o meno di te freddo.
"La Controra" di Umberto Sangiovanni
è tutto questo e un po' di più. Il pianista,
infatti, da tempo sta portando avanti un progetto che passa dal
recupero del materiale tradizionale e popolare della sua regione,
anzi della sua zona, la Daunia che corrisponde all'incirca alla
provincia di Foggia e che comprende il preappennino, il Tavoliere
delle Puglie e il promontorio del Gargano, zone ricche di tradizioni
musicali. In particolare Sangiovanni porta avanti un disco di contaminazione
del materiale originario con la sua cultura jazzistica. Il risultato
è quel piacevolissimo crossover tra canto tradizionale e
ritmica jazz che abbiamo già ascoltato in altri lavori, come
l'affascinante "Stranizza d'amuri"
di Rita Botto o come l'altrettanto interessante
"Accabanna" di Olivia Sellerio
e Pietro Leveratto. E il paragone è reso più
calzante dal fatto che tutte le canzoni hanno l'appoggio della voce
precisa, leggera e tagliente di Rossella Ruini.
Il resto della dauniaOrchestra comprende lo stesso
Sangiovanni al pianoforte e composizioni, Edoardo Bignozzi
alla chitarra, Marco Camboni al contrabbasso, Massimo
D'Agostino alla batteria e Marcello Fiorini
alla fisarmonica. Tutti ottimi strumentisti a cui si unisce il clarinetto
di Simone Salza nella conclusiva "Jalant",
solo musica, e peraltro il brano più fascinoso dell'intero
lotto. Un lotto, intendiamoci, che si mantiene sempre sopra il livello
di eccellenza.
Eleganza è il primo termine che viene in mente per descivere
il modo di porgere musica e versi da parte della dauniaOrchestra.
Umberto Sangiovanni ha creato composizioni originali, partendo dal
testo di antiche canzoni popolari, cercando di tradurre in musica
i suoni delle parole stesse, per creare una sorta di cortocircuito
in cui le parole diventano prima suono e quindi musica, per poi
ritornare parole. E suggestivo è il risultato che se ne ricava,
in un'alternanza di pieni e di vuoti, di brani incalzanti (in cui,
ma solo di traverso, fanno capolino piccoli cenni di musica balcanica,
che, in fin dei conti, i Balcani stanno lì di fronte, appena
varcato il mare).
Umberto Sangiovanni non è uno che si improvvisa e lo si sente:
stage con Bill Frisell e Joe Zawinul e tre dischi precedenti alle
spalle (nel 1997 "Travels"e nel 1999
"Secrets", distribuiti in Italia dalla
Ricordi e prodotti dalla DNA. Nel 2000, infine "Live",
il primo progetto interamente suonato con il quintetto del quale
Sangiovanni è leader e produttore) formano il background
che sostiene e sustanzia il progetto "Controra".
Difficile ora scendere brano per brano per identificare le meglio
gemme della corona: il principale valore è dato proprio dall'unitarietà
del progetto che si snoda come un lungo film, a volte in bianco
e nero, altre a colori, fino a esplodere nella festa pacata del
brano finale (su cui scorrono gli immaginari titoli di coda) "Jalant",
carosello folclorico di pacato calore: forse il segnale che il caldo
bruciante della controra sta passando, che le finestre riaprono
gli scuri, i negozi i battenti e le strade ricominciano a popolarsi
di gente.
Selezionando comunque qualche singolo spunto, particolare piacere
mi dà l'ascolto di "Lu'mare'da",
della iniziale "Senza ca' spasse", della
delicata ninna nanna di "Durme" e della
verve vivace e popolana di "Sune' Chitarra". Un
disco per i caldi pomeriggi d'estate, per ricavarne un po' di fresco,
un disco anche per i lunghi pomeriggi invernali perché conserva
il sapore del sole.
Umberto
Sangiovanni & daunia Orchestra
"Controra"
Rai Trade/Egea - 2005
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aggiornamento: 20-05-2005 |