| Live
al Sovrano Festival/Alberobello 2004
di Lucia Carenini
Inizia
con un Sultan impostato tra la taranta e il jazz. Percussioni, contrabbasso,
clarino e applausi a introdurre una notte live, quella del 17 agosto
2004 ad Alberobello. Si sentono il caldo che sale dalle pietre,
il buio, se ci si fa caso anche il profumo della notte. “The
best of Giorgio Conte/Live al Sovrano Festival” è stato
registrato davanti al Trullo Sovrano di fronte ad un pubblico numeroso
e assolutamente coinvolto nell’evento tanto da esibirsi in
applausi, cori e fischiettamenti assortiti.
Nato quasi per caso, grazie all’intuizione di Mimmo
Galizia e Michele Stallo che hanno avuto l'idea di predisporre nella
serata giusta una buona struttura di registrazione multitraccia,
il cd ci presenta un Giorgio Conte che prende per mano il pubblico
e lo conduce nelle sue storie, nelle sue immagini e nei suoi suoni
in un modo tale che poi è estremamente difficile uscirne.
Così anche noi, a casa, siamo quasi “costretti”
a far girare e rigirare il dischetto nel lettore.
E ascolto dopo ascolto cogliamo l’ironia ricercata ma allo
stesso tempo immediata di questo signore colto e sornione che sa
snocciolare con maestria i suoi brani che scorrono caldi e morbidi,
avvolgenti, intriganti e seducenti. La musica, eseguita magistralmente
da Alberto Malnati al contrabbasso, Matteo
(Peo) Mazza alla batteria ed alle percussioni, Guglielmo
Pagnozzi al sax ed al clarinetto sottolinea con diverse
improvvisazioni a tratti l’umorismo tagliente dei testi, a
tratti la loro sottile vena di nostalgia. Il lavoro è dunque
una sintesi del repertorio del cantautore artigiano, repertorio
che dal 1993 in poi, dopo l’abbandono delle sale dei tribunali
a favore di quelle da concerto è diventato man mano sempre
più ricco e personale. Dentro c'e tutta la sua cultura e
ci sono tanti echi: dagli chansonniers d’oltralpe, George
Brassens in testa, ai ritmi sudamericani alle sempre amate atmosfere
jazzate.
Parlando
delle singole canzoni, come non citare il “trittico dell’abbandono”:
“Chi ha
un po’ di dimestichezza con il mio repertorio sa che sono
molto legato a storie di uomini abbandonati da donne e… sì,
mi piace fare la vittima.. essere il protagonista di un abbandono…”
lo introduce lo stesso Conte. I brani in questione sono “Te
lo farei notare” storia di un uomo abbandonato
dalla compagna, “Aria terra e mare”,
storia di uno che non è stato ancora abbandonato, ma è
questione di pochissimo e “Gnè gnè”,
storia questa volta di una donna – corpo da schianto, ma cervello
schiantato - che ha fatto di tutto per farsi abbandonare. E ancora
“Cannelloni” in cui Conte
confessa tutta la sua passione per la cucina, passione esternata
anche in “L’erba di san Pietro”,
dove il cibo si mescola ai ricordi con quella vena di dolce nostalgia
di cui si diceva prima. Notevolissima anche “Una
giornata al mare” con il clarinetto di Guglielmo
Pagnozzi a tracciar pennellate di malinconia che rimangono sulla
pelle come salsedine.
Straordinario il finale con “Non sono Maddalena”
in cui Conte tira fuori dal cilindro il suo modo unico
di costruire uno spettacolo in perfetto equilibrio tra raffinato
cabaret e ottima musica.
Un cenno meritano anche i tanti grazie rivolti al pubblico, espressi
con voce a volte quasi incredula e spesso commossa, a dimostrazione
della sua essenza di persona “vera”.
Unica pecca del disco, se proprio vogliamo cercarne una, la registrazione
che avrebbe potuto essere ripulita in alcuni passaggi senza peraltro
compromettere l’atmosfera live. Ma è un peccato assolutamente
veniale.
Altamente consigliato
Giorgio
Conte
The Best of
Storie di Note - 2005
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Ultimo aggiornamento: 08-10-2005
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