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l'estate non è ancora finita! Gran disco sotto il sole.
di Leon Ravasi
Da
qualche parte nel mondo l'estate non è ancora finita. Qui
da noi avanza l'autunno con le sue foglie rosse, le castagne, i
fichi e i funghi, ma nell'aria, se avete messo sul lettore "Lisca
di pesce" è ancora estate. E di quelle buone, col sole
caldo, ma con un po' di quell'aria "da respirare / e respirare
un po' d'aria / guardarsi intorno e respirare / Aria /guardarsi
intorno un momento / Aria / anche se non c'è niente / Aria
/ e respirare un po' d'aria". "Lisca di pesce" è
uscito sul declinare dell'estate (o almeno l^ ne sono venuto a conoscenza
io, perché di dischi così ne senti parlare solo dagli
amici o da quei pochi recensori illuminati come Gabriele Ferraris
de La Stampa, l'unico che ne abbia parlato finora.
Il gruppo si chiama Capone & Bung Bangt che
è, per la prima parte, il cognome di Maurizio Capone,
capo banda del gruppo, e per la seconda parte il suono onomatopeutico
delle percussioni, ma anche un modo di dire napoletano per "facciamo
un gran casino, un gran frastuono". E così è:
il programma è rispettato! Il gruppo si è costituito
nel 1999 e si propone di fare musica con qualsiasi oggetto quotidiano
disponibile: “Elastici di gomma - dicono - (a sostituire
il contrabbasso), chiavi inglesi (come uno xilofono), bastoni per
le tende (che diventano marimbe), un tubo di un aspirapolvere (che
suona come un flauto traverso), una coppa d’ammortizzatore
(che sostituisce le campane tubolari) e poi mestoli, bottiglie,
lattine, coperchi di pentole, lamine di metallo e così via,
a comporre i fantastici strumenti di sezioni di un’orchestra
unica al mondo".
Vi garantisco: lo sono. Unici al mondo, intendo. Il loro suono,
le loro canzoni sanno tanto di reggae, quanto di rap, quanto di
rumore della strada e sono un'eplosione di solarità, proprio
come uno si immagina il volto migliore di Napoli e dintorni, luogo
di provenienza dei Capone & Bungt Bangt (li presentiamo tutti:
sono Raffaele Crispino, Diego
Leone, Andrea "Dea" Lucisano, Alessandro
Paradiso, Sasà Pelliccia, Alfonso
"Fofò" Tammaro, Enzo Falco). Ma un membro
aggiuntivo può essere ritenuto Gigi De Rienzo che
cura la produzione artistica, i missaggi e suona spesso lo scatolophon.
Cerchiamo di
fare ordine: gli strumenti sono improvvisati e improbabili. Il più
citato e utilizzato è lo "scatolophon"
che, fuor di metafora si rivela essere una scatola di polistirolo
o di cartone con uno o più elastici da ufficio. Esiste lo
scatolophon semplice e quello "basso". Poi c'è
la "scatulera", variazione sul tema,
ossia scatola di polistirolo per gelati con elastici da salumiere.
Schiumando riufiuto da rifiuto troviamo anche il "vongoliere",
ossia gusci (vuoti) di cozze e vongole, oppure lo "Yozzù",
un insieme di vasetto dello yogurt e pezzi di busta di plastica
che sta al posto del kazoo. Lo scatolophon, dimenticavo, sostiuisce
basso, chitarra elettrica, contrabbasso e archi, mentre la scatulera
sta per chitarra acustica e il vongoliere per i sonagli. Non è
tutto qui, perché il flauto viene reso con il tubo dell'aspirapolvere
("sciosciapolvere") e l'ottavino con
il "canalischio", ossia corrugato per
impianti elettrici, mentre le "bottiglie di Pan"
(bottiglie con acqua) stanno per il flauto di pan. Inutile dire
che per percussioni si usa di tutto, ma di preferenza bidoni metallici,
taniche di plastica, coperchi e vasetti della marmellata.
Ma fin qui, in fondo, sarebbe solo il folklore. O la teatralità
del gruppo che, indubbiamente, sulla scena dovrebbero fare la loro
bella figura (e chi li ha visti davvero mi garantisce che la fanno).
Capone & Bungt Bangt nascono infatti in teatro e, in un modo
o nell'altro, hanno portato a termine tre dischi di "junk music"
prima di arrivare a questo. Ma la scoperta di poter abbinare il
canto e costuire canzoni proprie è più recente, a
partire da una geniale cover di "Caravanpetrol"
di Renato Carosone, presente su un disco ("Junk")
uscito nel 2002 per Chiara Sun Music-Rai Trade con distribuzione
Edel.
Tra le canzoni di "Lisca di pesce" la lista delle preferite
sarebbe lunghissima perché, sostanzialmente dovrei citate
tutte le canzoni dell'album (ammetto che negli ultimi giorni vivo
con una prolunga che mi "inietta" dosi costanti di "Lisca
di pesce". Senza, mi mancherebbe l'aria. Prendete quindi la
critica con beneficio di inventario. Ne riparleremo a infatuazione
passata), ma "Come il sole" e "Schiakkallakka
(bum!)" sono travolgenti e così cariche di
sole da doverle ascoltare con gli occhiali neri per non ustionarsi
gli occhi. Avete presente Jimmy Buffett? L'illusione è quasi
perfetta e "Asikkumara Babalù"
non fa che perpetrare l'illusione. Vi chiederete: ma che titoli
sono? In che lingua? Sono suoni. Fanno parte degli strumenti usati.
I titoli diventano mantra sonori e percussivi che colpiscono i tuoi
centri nevralgici, stregandoti. Storicamente io non ballo, ma tenere
fermi i piedi quando si ascolta Capone, giuro che è un'impresa.
Problema vero se ce lo si porta in giro in cuffia, magari in metropolitana!
E vogliamo parlare della cover? Eh sì, perché c'è
anche una cover e che "coperta", anzi riscoperta! "Prisencolinensinainciusol"
di Adriano Celentano. Già un pezzo strano
di suo, totalmente in grammelot finto inglese, che qui viene ibridato
da un inserto di napoletano che, per quanto ne riesco a cogliere
io, potrebbe essere altrettanto in grammelot, ma non preoccupatevi:
non vi viene dato il tempo per stare troppo a riflettere! La ritmica
gira a 300 km/h e i suoni delle parole volano a velocità
ancora maggiore, dopo una breve intro quasi in stile "Banana
boat". Tra i produttori del disco figura Claudia Mori, ma l'omaggio
a Celentano regge di per sé.
Con "Respirare", una canzone piena d'aria,
si torna totalmente ai tropici, dove Harry Belafonte si siede sulla
veranda all'aperto del bar, assieme ai musicisti di Buena Vista
Social Club e gli altri soci dei tempi del calypso, Calypso Rose
o Mighty Sparrow, oppure Relator o Lord Superior. proprio come se
si fosse ancora al "Dirty Jim's". Si resta sulle stesse
lunghezze d'onda con "Uaiò", unico
"successo" del gruppo, perché è stata sigla
di una trasmissione Radio Rai e con "Junk Re-Music"
e "Bungt Bangt". Mentre è diversa
l'aria che si respira nei primi due brani: "Crack"
e "Lisca di pesce", più arrabbiati
e rappati, giustamente incazzati con le cose che accadono o che
si lasciano accadere.
Abbiamo parlato finora solo di musica, ma è il caso di aprire
una grande parentesi sui testi. Credevate forse che chi scava nei
rifiuti per trovare una propria strada alla musica, abbia poi paura
di parlare dei rifiuti della vita? Sia quelli metaforici che quelli
reali? Non è così: "c'è una discarica
nella filiera / c'è una discarica in ogni petroliera / c'è
una discarica dietro casa mia / è una discarica la periferia"
("Lisca di pesce"). Oppure "Ma
chi è il criminale/ chi è nella spirale / o chi per
convenienza / sfrutta questa mattanza / Chi spaccia / ride in faccia
/ a chi saprebbe farlo smettere / liberalizzando la sostanza del
contendere" ("Crack"). In "Schiakkallakka"
poi, spazio alle citazioni d'antan: "Mettete dei fiori
/ nei vostri cannoni / fermate i motori / ora e per sempre / riompete
le righe / spegnere i riflettori / su tutti i gladiatori".
Per finire, il testo di "Asikkumara Babalù":
"Bocca, attento a come parli / occhi, meglio non usarli
/ e con le orecchie fai l'indiano / amico che cammini sul sapone
/ le tre scimmitte hanno sempre ragione / scivolerai per la tua
fissazione / di dire quello che pensi in ogni situazione".
Le rime baciate sono dovute al cantato simil-rap, ma il contenuto
è sempre inequivocabile. Mi piacerebbe mettere questi testi
di (belle) canzoni a confronto con le banalità ligabuesche,
ma sarebbe esercizio inutile. Intanto di Massimo Capone e dei Bungt
Bangt si è già accorto Edoardo Bennato che nel suo
prossimo disco "Il pifferaio magico" ha deciso di "associarseli"
nella canzone "C'era una volta", accanto a nomi come Morgan,
Alex Britti, Max Pezzali, Jovanotti, Neffa, Roy Paci, Sud Sound
System e Negrita.
Insomma, riassumendo, un disco di rumori che diventano suoni, parole
smozzicate che diventano ritmica, mantra sonori che ci donano l'estate,
un bellissimo libretto (art direction Luca Pace)
che sfiora l'opera d'arte e una ghost track dopo 18 minuti di silenzio;
se l'ubriacatura per "Lisca di pesce" non mi passa in
fretta, lo inserisco al volo tra gli indimenticabili del 2005. Intanto
ricomincio ad ascoltarlo!
Capone
Bungt Bangt
"Lisca di pesce"
Camion Records - 2005
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aggiornamento: 27-09-2005 |