| Rocker
o cocker? Nel rifiuto ostinato di crescere
di Leon Ravasi
Perché
infierire? Vasco Rossi è stato Vasco Rossi, in fin dei conti.
E poi è simpatico. E poi, ancora, sua è una delle
migliori cover del 2003: quell’”Amico fragile”
interpretata con così tanta identificazione con Fabrizio
De André, ma soprattutto con il dettato della canzone da
valere una abbraccio forte, oltre che una citazione in una delle
più belle canzoni di Jannacci (“Lettera da lontano”
dove dice “Lettera a Vasco Rossi/ mi piace sentirgli dire
che oggi è spento”). E alcune canzoni di questo “Buoni
o cattivi” non sono neanche male. Alcune. Altre sì.
E il disco ne esce diseguale e zoppo, con un piccolo paniere di
buone intenzioni e un enorme lastricato sulla via dell’inferno.
Solo che l’inferno questa volta non è quel
crocicchio infuocato dove Robert Johnson ha imparato a suonare la
chitarra da un tizio col piede caprino e dove si è forgiato
il migliore/peggior rock degli ultimi 50 anni- E’ l’inferno
televisivo della musica di consumo su cui molti dei nuovi brani
del vecchio Blasco si appoggiano.
Eppure parte
bene. L’iniziale “Buoni o cattivi”, per quanto
non molto originale, suona nel modo giusto. E’ armonica e
cantabile. Resta in testa facilmente, ma senza retrogusti acidi
o fastidiosi. "Senorita" può anche essere simpatica.
E di brani in fin dei conti "ributtanti" non ce ne sono.
E' che sembra spesso però di sentire il ritaglio di cose
vecchie, cantate senza voglia, quasi per obbligo contrattuale e
con carenza di ispirazione. D'altra parte "Stupido Hotel"
di tre anni fa era ancora più brutto ed è stato l'album
più venduto del 2001.
Ce ne vuole
ancora per considerare Vasco fuori dai giochi, come uno che si è
assestato nel sistema e dal sistema, ma di sicuro i tempi dei lavori
migliori sembrano lontani. Non fosse per quella versione strappacuore
di "Amico fragile" ...
Il problema
con questo disco del Vasco è che non bisogna prenderlo troppo
sul serio. Credo farebbe piacere anche a lui poter dire: "Ho
solo fatto un disco moderatamente rock". E ci va vicino quando
afferma a inizio album: 'Si puo' spegnere ogni tanto il pensiero
/ smettere almeno di crederci per davvero./ E non essere piu' schiavi
per lo meno / di un'idea come di un'altra, di un mistero''.
Ma invece in
un epoca in cui anche un peto di cantautore viene sezionato in dodici
parte da parte di formidabili articolesse dobbiamo stare ad analizzare
se frasi come: ''sei la cosa piu' cara che ho / E se mordo una fragola
/ Mordo anche te'' sia tenera o sia una cazzata. (E' una cazzata
- NdR).
Col Blasco
potrebbe anche bastare divertirsi un poco e il problema è
che in questo disco a volte il divertimento manca o non arriva immediato
e il Blasco tende a ripetere il copione già usato. Ma è
fedele e simaptico come un cocker più che incazzato come
un rocker (qui il correttore ortografico di word suggerisce giusto).
Diciamo che si tratta di un'episodio intermedio e niente di più.
Ultime note
negative: Vasco Rossi è un fenomeno mediatico, di cui bisogna
per forza parlare bene, in particolare una critica vassalla come
quella musicale italiana che si scorda l'indipendenza raggiunta
da quella teatrale o cinematografica; è un marchio che muove
interessi spaventosi e che vende qualsiasi cosa faccia. Ora di fronte
a una corazzata del genere non si poteva trovare una copertina meno
brutta? Almeno leggermente meno brutta? Almeno un pochino? No. La
Capitol ci ricava un fottio di soldi ma gli dedica una copertina
da formaggino Mio! Peraltro anche il titolo ... non vi sembra leggermente
consunto?
Vasco
Rossi
"Buoni o cattivi"
Capitol - 2004
Nei negozi di dischi
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aggiornamento: 12-05-2004 |