| Ritmo
& divertimento
di Leon Ravasi
Vallanzaska:
ricchi di ritmo e divertenti. Testi leggeri come l’acqua,
ma come l’acqua, per l’appunto, non fanno male a nessuno.
E anzi d’estate rinfrescano. Potenzialmente le radici dei
Vallanzaska, oltre che nello ska che portano nel nome, affondano
nella ricca tradizione delle canzoni estive degli anni’50/60:
da Piero Focaccia a Edoardo Vianello. Questo nel tentativo di nobilitare
un genere che, in realtà, non ha nessun bisogno e nessuna
voglia di essere nobilitato. E’ musica per muovere le gambe,
divertirsi e pensare molto molto poco. Ci sta anche questo. Perché
non dovrebbe? Peraltro nessuno pretende che qui ci si trovi davanti
alla musica d’autore.
Quindici
canzoni in equilibrio tra nonsense e doppio-senso, che allineano
titoli come “Inno di puodarsia” (, “Ecomostro”,
“Skacco al Re”, “Nimmistica”, “Coccinella”
e la title track “Sì sì sì no no no”.
Nessun a vergogna ad allineare frasi come “Il nuovo re si
farà in quattro per te/ ye ye/ ed anche tu/ come lui riderai/
ay ay”. Però freddure a ritmo di ska aiutano a sopportare
il caldo di questi giorni. Ben vengano le acrobazie, le macchine
del ritmo, gli scatti ska, le mollezze reggae, i riff a fagiolo
e le parole a cappella di questo gruppazzo di milanesi della Comasina
in vacanza.
“Cime”
peraltro è una delizia, con un delicatissima deriva orientaleggiante,
da imparare a canticchiare dopo 30” di ascolto per ricordarsela
sotto la doccia. Memorabile il finale: la ragazza invitata a guardare
e utilizzare “le cime tempestose che fioriscono ad agosto”
sul balcone è dell’antidroga (“Ho i riflessi
come Paperoga”) e il nostro eroe conclude “tra due ore
sono a San Vittore”. Bruciante l’inizio di Johnny Boy:
“Piatti sporchi nel lavello / detersivo manco quello/ frullatore
fuori uso/ Frigo vuoto e vino sfuso”.
Attenzione
alla traccia nascosta dopo 6 minuti dall’inizio di “Skacco
al re”. Quattro minuti di canti ubriachi senza accompagnamento
alcuno con stacco finale e “Grazie è finito tutto”,
ma poi tutto riparte per altri 5 minuti di improvvisazione molto
gradevoli. Microfoni aperti a fine giornata in un centro sociale?
O furbi ammiccamenti? O entrambi? Slogan finale? Claudio Batta Capocenere
da Zelig che dissemina di interventi l’intero disco chiosa
così: “Ascoltare i Vallanzaska? Mischia, meglio di
una canna!”. Ma per saperlo, passare prima dai 19 minuti di
ghost track. Altri ospiti: Ricky Gianco in Montecarlo e Guido Bagatta,
in viva voce, ma non aggiungono molto a un disco valido di per sé,
bianco e nero in copertina come dentro “per dimostrare come
molto spesso quello che appare bianco non è detto che sia
realmente bianco e che quello che sembra vero potrebbe in realtà
essere falso”.
Vallanzaska
Sì sì sì no no no
Maninalto - 2004
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aggiornamento: 12-06-2004 |