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Le BiELLE RECENSIONI
Mimmo Locasciulli: "Piano piano"

Un disco molto "forte" suonato piano piano
di Leon Ravasi

Come una buona bottiglia di vino. Rosso. Affinata in barrique, che, all’apertura, diffonde nell’aria toni di velluto, suadenze e sapori di frutti rossi di bosco. Come un bicchiere di vino da cullare delicatamente nella mano, osservando gli archetti acuti che si disegnano sulla superficie del vetro ed aspettando il diffondersi delle note più tenui, a completare un bouquet di aromi di grande spessore. Come il primo sorso di questo rosso nettare che inizia a scivolare nella tua bocca, stimola le ghiandole salivari, penetra nel naso e poi, con delicatezza di felpa, scorre nella gola. Così, con tutti questi sapori buoni, con tutte queste coccole per l’ascoltatore, con questa sensazione di sapori per pochi, per chi li sa gustare, così si diffondono, piano piano, le note di piano e la voce educata di Mimmo Locasciulli che, attorno ai 50, firma un disco di incredibile e gentile morbidezza. “Piano piano”, per chi ancora vuole credere ai piaceri del mondo.

Mi dà quasi fastidio dover parlare così bene di un disco, ma questa volta ne sono proprio costretto. Mi piace l’approccio scelto da Mimmo, mi piace il titolo e il tema sotteso “Piano piano”, ossia pianoforte, ma anche voglia di rallentare i ritmi, di raccontare piccole storie piano piano e ogni tanto quelle storie si intrecciano con quell’altra storia, quella che si contraddistingue con la S maiuscola, ma sempre guardando le cose da un’ottica personale. Con un sorriso a mezza bocca, a volte, con l’emozione che rompe la voce qualche altra, ma sempre senza urlare e continuando a “buscar el levante jendo par el ponente” come diceva Cristoforo Colombo che, non a caso, è stato il primo a viaggiare in “direzione ostinata e contraria”.

Mimmo Locasciulli, come per altri versi, nello stesso tempo, Massimo Bubola, sceglie una strada sussurrata, un modo pacato di essere contro, una musica garbata, fatta di pochi, pochissimi strumenti: il suo piano, il contrabbasso efficacissimo di Greg Cohen, la batteria usata con parsimonia solo in tre brani su 12, qua e là la speziatura di un violoncello, di un flauto, di un sax, di una tromba, di un clarinetto o una chitarra acustica, ma mai messa a casaccio, sempre al posto giusto, nel momento in cui serve, come il magnifico finale di sax di Eric Daniel in coda a “Tu no”: struggente! “Tu no”, peraltro è di Piero Ciampi, ma cantata con tanta partecipazione e sincerità che, se non avessi letto i crediti sulla copertina del cd, non ci avrei mai creduto.

Mimmo sussurra le sue canzoni garbate, ma il suo sembra quasi un urlo, un’esplosione; a fronte di una realtà tutta strillata abbiamo un cantautore che si limita a suggerire che ci sono altri mezzi, altri modi e che così facendo riesce ad arrivare molto più in profondità, a toccare corde universali.

Sinceramente la critica più grossa che mi viene in mente è che nel booklet, invero scarno, mancano i testi, ma è bastato andare sul sito (www.mimmolocasciulli.com) per trovarli.

Il tono predominante è leggermente malinconico, anche se non mancano le oasi per un sorriso. “Un po’ di tempo” apre con un sussurro il disco, sulle ali di un romantico flicorno, parlandoci di un amore forse smarrito, forse perduto tra le pieghe del tempo, ma di tempo ce n’è ancora “per ritrovarci qui”. Un’altra valenza delle solide capacità di scrittura di Locasciulli è che i suoi testi non appaiono mai come poesie messe in musica, ma come canzoni. Sono state scritte per la musica, con la musica, hanno la musica addosso ed è impossibile estirpargliela. Sembra strano, ma, in alcuni casi, è un vero vantaggio. Non c’è verso: senti Mimmo due volte e ricanti i suoi temi. Certo l’avanguardia non abita qui. Sono tradizionali bellissime canzoni d’autore. Nulla di più.

“Randagio” è una di quelle oasi del sorriso di cui parlavo prima: un ritmo di valzer musette, stranamente simile al vecchissimo “Compleanno” di Francesco Guccini come musica e tanto diverso come clima generale. Una canzone-sorriso.

“Hotelsong” nasce a sorpresa da una collaborazione di Locasciulli con Bune Hubner (non so fare la dieresi!) e la Patent Ochsner di Berna. Il “dottore” questa volta traduce solo il testo in italiano, ma la resa del pezzo è stupefacente per adesione: ancora una volta sembra un brano fatto proprio dall’interprete. Pregnante il ritornello dove la voce di Mimmo viene doppiata da Bune.

“Inverno” è un classico brano del repertorio di Locasciulli. Testo perfetto, musica adeguata, un piccolo momento di pura malinconia: “E io sono pronto/ per grandi cambiamenti / vorrei parlarne ancora/ mi ascolterai?”. Ritorna il flicorno a duellare con il cello e i brividi dell’inverno ci salgono dolci per la schiena. Musica di Guido Elle, di cui non so nulla.

“Olio sull’acqua” invece allinea il trio dei miracoli: come dire i “Pelé-Didì-Vavà” della musica d’autore. Mimmo Locasciulli, Francesco De Gregori e Enrico Ruggeri. Su un inciso che ricorda un po’ “Il cuoco di Salò”, ma non in misura fastidiosa si dipana una dolce canzone d’amore: “Come olio sull’acqua / sarò per te / aria nel fuoco e luce / Come olio sull’acqua sarò per te / terra in mezzo al mare / Fiore in mezzo al sale”. Volendo giocare a riconoscere “la mano” di un autore o dell’altro (come si faceva coi Beatles ai tempi in cui tutto era siglato Lennon & McCartney), la prima strofa è De Gregori, la secondo Ruggeri e il ritornello Locasciulli. Ci avrò azzeccato? Mah?

“Vanina” ci porta a scollinare oltre la soglia della metà disco. Una delle banalità che la tradizione chiede al recensore è che, a un certo punto, se ne esca con l’affermazione che “non ci sono punti deboli nel disco”. Questa è una delle rare volte che l’assunto corrisponde a realtà. E’ sempre inverno, c’è sempre la pioggia e anche qualche lacrima (anzi, una “Donna del pianto”), ma il ritornello è dolcezza che si spande su Rimini e dintorni, scenario appena abbozzato per una pena d’amore.

“Piano piano” è forse il pezzo meno piano del disco, il più vivace e giocoso, dove Locasciulli gioca al meglio le carte della sua maturità. Una goduria dall’inizio alla fine! Solo Mimmo al piano, ma gioca per sei. E il ritornello con quel suo lungo “Ooooh! Solo pensieri nella testa/ echi lontani della festa / fotografie dentro un cassetto / un po’ di dolce dentro il piatto”, doppiato dal suo fischio, dalla sua voce in eco leggermente ritardato e un pazzesco anacronistico “doo-doo-doo-wap”. E pensare che fondamentalmente è un’autobiografia in musica che parte dai “giorni degli angeli e dei diavoli” per passare a quelli “della musica ribelle”, “della vita che diventa più pesante” ma “ti basta solo un pianoforte/ e passa tutta quanta la paura” per finire con “giorno in cui ti svegli e ci ripensi/ e vedi un buco che non puoi riempire più”. Ma senza un attimo di tristezza, né di sosta: 4’22” di musica veloce come un treno che attraversa la vita.

E subito dopo il ritmo rallenta ancora e si passa alla struggente “Tu no” di Piero Ciampi. Resto annichilito e mi trovo senza aggettivi da aggiungere. E’ stata scritta 30 anni fa esatti e inghiottita dalle nebbie della dimenticanza. Che non meritava. Grande spolvero da parte di Mimmo.

Altro angolo del sorriso con “L’interpretazione dei sogni” dove “i figli sono diventati grandi/ i genitori si guardano stanchi” ma … “socchiudo gli occhi e si è fatto mattino/ ma nella mia stanza io non vedo nessuno”.

E siamo a “Vola vola vola” pura canzone napoletana. Pare Murolo, ma è puro Locasciulli. E’ curioso che la tradizione napoletana trova una sua rivitalizzazione con “Jetta ‘a luna” del veronese Massimo Bubola e con “Vola vola vola” del pescarese Mimmo Locasciulli. “La vita è bella/ Ma serve la fortuna/ la vita è doce / però ci vo’ fortune / la vita è amare / senza la libbertà”. Una delle mie favorite.

Chiudono gli 11’32” in un’unica traccia che comprendono “Lettere dalla riserva” e le due bonus track: “Odor di maggio” e “Hotelsong” in una seconda versione, molto simile alla prima anche se eseguita in solitario al piano e con la strofa finale nel tedesco originale. Odor di maggio risale al 1990 e potrebbe essere un outtake di “Tango dietro l’angolo”, dove avrebbe comunque ben figurato.

Totalino 51’24” minuti di ottima musica. Che aspettate a comprarlo?

Mimmo Locasciulli
Piano Piano
Hobo - Sony Music - 2004
Nei negozi di dischi

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Ultimo aggiornamento: 20-02-2004

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