| Un
"incontro con Fabrizio De André"
di Marco Marenco
Nell’istante
esatto in cui uno si trova tra le mani il disco degli Andhira -
è matematico - sorge spontanea la domanda se il suddetto
oggetto sia l’ennesimo, inutile tributo al grande cantautore
genovese o se forse è qualcosa di diverso, di originale,
insomma qualcosa di più. Quasi con timore quindi si procede
ad inserire il disco in questione nell’apposito lettore e
si ascolta.
Il cd parte con “Rimini” che
al cantato proprio del brano unisce un bellissimo tema pianistico
“S. Gregory slip jig”, composto
da Luca Nulchis, ripetuto all’inizio ed in mezzo alla canzone;
già dal ritornello di questa prima traccia si comprende l’originale
impostazione del gruppo, basata principalmente su un formidabile
trio vocale rigorosamente sardo formato da Elena Nulchis, Patrizia
Rotonda e Cristina Lanzi. Questa caratteristica viene meglio rimarcata
nella seconda traccia “Pregadorìa”,
in cui il testo della celebre “Ave Maria”
in sardo viene cantato dalle tre voci ma su una musica originale;
il tutto è armoniosamente legato alla musica tradizionale
dell’”Ave Maria” eseguita
con piano ed archi.
A questo punto, già a questo punto, uno capisce che il disco
che ha tra le mani è qualcosa di importante e, appena si
percepisce ciò, gli Andhira, quasi a volerci convincere pienamente
che il disco è veramente qualcosa di importante, senza interruzione,
come se si trattasse di due scene diverse dello stesso film, ci
conducono dalle struggenti note dell’”Ave
Maria” a quelle di “Disamistade”.
Ma quella che possiamo ascoltare è una “Disamistade”
capolavoro, una rilettura molto diversa dall’originale
ma altrettanto efficace: il ritmo è scanditissimo ma non
dal berinbau, come nella versione di “Anime Salve”
bensì da un geniale vocalizzo; belli anche gli intermezzi
realizzati con l’inimitabile tecnica dei cantori sardi.
La tradizione musicale sarda si può dire la faccia da protagonista
in molti dei brani come “La preghiera di Ulisse”,
un testo di Romano Giuffrida musicato da Luca Nulchis o l’originalissima
versione de “Il re fa rullare i tamburi”:
questa è veramente un piccolo gioiellino, il fiore all’occhiello
del disco; interamente realizzata per coro e percussioni, alle tre
voci femminili se ne uniscono altre maschili per un intercalarsi
di dialoghi e cori tradizionali. Bellissima!
Notevole anche il mix “La guerra di Piero”,”Terzo
intermezzo” con brani di composizione originale
che impegna ben quattro tracce: il famoso brano antimilitarista
di De Andrè è spezzato in due parti, la prima più
lenta, la seconda più ritmata, veloce, molto bella, con percussioni
e berinbau. Tra le due parti gli Andhira inseriscono la loro versione
di “Terzo intermezzo” e “Interludio”,
un altro loro brano inedito interpretato magistralmente dall’immancabile
coro femminile.
Altro capolavoro è il brano inedito “La
ballata de s’isposa ‘e Mannori”,
un testo tradizionale nuovamente musicato da Luca Nulchis: in esso
è presente tutta la tradizione sarda, incredibilmente musicale,
non si smetterebbe mai di ascoltarlo e riascoltarlo.
L’album termina con una carrellata di frammenti di brani di
De Andrè così ben intrecciati e fusi tra loro da essere
trasformati in un’unica canzone in grado di reggersi da sola,
dotata di vita propria.
Insomma parlare di cover-band o disco-tributo in questo caso è
quasi un sacrilegio; molto calzante è il sottotitolo dell’album
“Incontro con Fabrizio De Andrè”;
e questo incontro credo sia andato a vantaggio sia degli Andhira,
che delle canzoni stesse di De Andrè, vestite di un abito
nuovo ma altrettanto nobile, ed anche di tutti noi che ci ritroviamo
a sentire e risentire quest’album bellissimo senza stancarci
mai.
Andhira
"Sotto il vento e le vele - incontro con Fabrizio De André"
2004 - Alabianca Records
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aggiornamento: 26-09-2005 |