| Racconti
brevi e tenui
di Leon Ravasi
Pippo
Pollina non è mai riuscito a convincermi fino in fondo. Soprattutto
su disco. Qualcosa nelle sue canzoni mi ha sempre fatto l'effetto
di forzato, di sopra le righe, del tentativo estremo di voler piacere,
di voler fare qualcosa che potesse donargli anche in casa il successo
che gli ha arriso in Svizzera, soprattutto e in Germania. Dalla
Svizzera e da un lontano debutto con gli Agricantus, Pippo si era
trovato emigrante con la chitarra e, come tale, contornato da successo
e considerazione in Svizzera.
Ma
valicare le Alpi resta difficile. E sì che dal vivo, con
la sola chitarra, lo show di Pippo non è niente affatto male!
Ora arriva questo nuovo disco. E un po' siamo alle solite. Niente
affatto brutti, ma non completamente convincenti questi "Racconti
brevi". Se Pippo si liberasse dall'ansia di dover
per forza scrivere "un capolavoro", dandosi all'onesto
artigianato, forse ne avremmo tutti giovamento.
Punto
debole di Pippo Pollina i testi, punto forte la musica. E in questo
cd la musica è particolarmente curata. Chitarra e pianoforte
gli strumenti guida nelle mani di Pippo, ma anche di Peter
George Rebeiz, produttore, arrangiatore e orchestratore
e di John Themis che suona anche bouzouki, oud e altri strumenti
a corda dal nome esotico, ma nella line up compaiono anche bandoneon,
lyra pontica, percussioni mediorientali e una robusta base ritmica.
Canzoni tutt'altro che esangui o crepuscolari quelle di Pollina
che tende invece spesso all'epico, un po' alla Mike Scott
dei primi Waterboys, anche se l'impostazione
di fondo resta cantautorale in senso stretto. D'atmosfera, anche
se un po' enfatica, l'apertura con "La memoria
e il mare", il cui testo originale francese è
di Leo Ferrè; gradevolissima la "speziata"
"Sambadio" che però nel
titolo ricorda un immortale pezzo di Drupi ("Sambario").
"L'amore dopo la caduta del muro"
è intensa e sentita, ma un attacco come "sotto i
tigli a meriggiar" francamente mi sembra troppo scolastico..
"Marrakesh"
funziona bene, molto bene. "Banneri"
in dialetto siciliano è molto bella, forse la più
riuscita delle dodici. "Questo amore" è
un lento intimista che chiude il trittico centrale in bellezza.
"Why" è un rockaccio
risaputo con un testo mediocre. "La tenda rossa"
rallenta i ritmi, ma non raggiunge l'intensità
delle precedenti e ricorda molto un certo incedere alla Lucio
Dalla. "Centopassi" è dedicato,
come il film dallo stesso titolo a Peppino Impastato e ricorda ancora
molto Dalla. Piacevole, ma molto derivativa. Segue "Ploetzlich",
dal testo in tedesco di Linard Bardill che
firmava anche la musica de "L'amore dopo la caduta
del muro". Enfatica a sua volta e il tedesco,
di sicuro, non aiuta. Ultima canzone originale "Bonaventura",
lento, dedicato al personaggio del Corriere dei Piccoli, ma non
determinante. Si chiude con "Bella ciao",
vecchio canto partigiano, ritornato in grande spolvero presso il
movimento "no global" grazie alle riletture di Modena
City Ramblers e Les Anarchistes e ora
anche di Pollina. Fascinosa, un po' ingenua e vagamente arabeggiante.
Insomma un disco anche piacevole, ma non imperdibile. A scuola sarebbe
stato un buon dal 6 al 7. E di Pollina continuo a preferire l'ascolto
dal vivo.
Pippo
Pollina
Racconti brevi
Storie di Note 2003, €12,50
Nei negozi di dischi e su
www.storiedinote.it
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aggiornamento: 07-10-2005 |