| Potevano
essere ... saranno ... sono ... Marta sui tubi
di Moka
Potevano
essere Simon & Garfunkel. E ogni tanto quasi ci provano. Ma
non l’hanno voluto. E sono diventati Marta sui Tubi. Già
un nome che fa simpatia. Se poi pensiamo che dietro il nome da complesso
ci sta in realtà un duo, ossia Giovanni Giulino e Carmelo
Pipitone, due ragazzi siciliani di stanza a Bologna, che suonano
rigorosamente chitarre acustiche e che alla produzione ci sta un
manico come Fabio Magistrali, già dietro all’esplosione
di Bugo, ecco svelata la ricetta di Marta sui tubi.
Una ricetta
semplice semplice che in alcuni momenti addirittura irrita per l’eccessiva
semplicità della proposta, racchiusa in un dischetto di 32’09”,
e in altri momenti affascina. No, con Simon e Garfunkel hanno da
spartire solo al massimo qualche accordo e qualche giro di chitarra,
un paio di coretti accennati e un’atmosfera acustica di fondo.
Per il resto, dove il duo americano sussurrava in controcanto, qui
i due siciliani urlano, dove le liriche di Simon accarezzavano in
favor di pelo, qui ogni tanto si cerca di urticare.
“Dimmi dimmi dimmi
/ come è stato masturbarti col mio pene?/ Come per me una
sega tra le tue gambe / Sì conosco questa solitudine e gli
esercizi di eleganza delle nostre articolazioni / Serve, sì,
serve l’afa di una notte nuda / Per far evaporare la noia
attraverso una sigaretta /che non si spegne mai / che non si spegne
mai …/ Io non ho sentimenti / solo sensazioni” (“Post”).
Il primo impulso è
di togliere il cd. Ma se si sopravvive al primo ascolto, i successivi
crescono. Il richiamo più immediato che mi possa venire in
mente è il Claudio Rocchi diciottenne della prime sperimentazioni
acustiche di “Ouvres”, “I cavalli”, “La
tua prima luna”, anche lì affidate a chitarra acustica
e poco più. Squarci di dolcezza, annegati in urli e scabrosità
irridenti. Marta sui tubi, ovvero non ci prenderete vivi! Ma il
mood di fondo non è male e le parole tutt’altro che
insipide.
Anche quando a metà
disco vengono dedicati 30” di un brano di 2’58”
(“Il giorno del mio compleanno”) alle descrizione delle
pizze recuperabili da un pizzaoiolo egiziano! Mah? Questo non mi
diverte e non mi serve. Nei 2’30” restanti i due ragazzi
riescono a infilare circa 400 parole pronunciate a ritmo da decerebrati
puri. Ma la velocità di recitar-cantando è una delle
caratteristiche di Marta sui Tubi, non rap, proprio cantato che
sfuma a volte nel parlato, con tirate senza freni che di colpo si
stoppano in oasi acustiche di puro godimento. “Post”
e “Le cose che cambiano” sono le canzoni più
interessanti del disco, ma l’impressione di fondo è
che talento ci sia e che, essendo in eccesso, debba solo trovare
sfoghi più naturali.
In tanti, credo si stia
aspettando con interesse le evoluzioni del duo o del gruppo in questione.
Il disco contiene anche una traccia video di “Stitichezza
cronica”.
Marta
sui Tubi
"Muscoli e dei"
Eclectic Circus - 2003
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aggiornamento: 09-08-2004 |