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Le BiELLE RECENSIONI
Banda ionica: "Matri mia"

Un disco difficile tra atmosfere di profondo sud
di Leon Ravasi

Esistono dei dischi dei quali si deve parlare bene quasi per dovere civico. La critica, uniforme, si inchina e prontamente ne parla bene (se bisogna …).

Normalmente e' il caso di dischi che non sono stati capiti. Parlarne bene e' un modo per evitare di dover dare conto di un parere critico. "Matri mia" della Banda Ionica versa in queste condizioni.

"Il Mucchio Extra" sai pone il dubbio di dover "scomodare il temine capolavoro", "Musica" di Repubblica tiene bordone, "L'Isola che non c'era" si adegua e solo Guido Giazzi sul "Buscadero" prende le distanze.

In realta' "Matri mia" e' in disco difficile e discontinuo. Progetto condotto da Roy Paci conla collaborazione di una grossa pletora di amici (e meta' recensione se ne va per citarli: Fabio Barovero dei Mau Mau, Cristina Cavalloni, Ermanno Giovanardi, Vinicio Capossela, Josh Sanfelici).

Tentativo di viaggiare sull'onda di una banda tra le atmosfere del sud profondo, tra funerali, dolori, aromi, inni sacri, madonne e pomodori. In alcuni momenti si viaggia molto alti, con effetti di totale suggestione. Altrove il discorso si incaglia e fluisce piu' stento. Un disco difficile, un progetto solo per fiati e percussioni, da amare e da respingere. Docce calde e docce fredde. E una grande canzone di Capossela ("Santissima dei Naufragati).

Banda ionica
Matri mia

Felmay/Dunya records - 2002
Nei negozi di dischi o sul sito








Ultimo aggiornamento: 25-06-2002

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