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Le BiELLE RECENSIONI
Marco Ongaro: "Dio è altrove"

Marco ongaro c'è
di Leon Ravasi

Il nuovo disco di Marco Ongaro è un buon disco di solido rock e di verace impasto cantautorale. Uno di quei solidi prodotti medi di cui c'è tanto bisogno, con alcuni brani che si staccano nettamente dalle media, come la title track. Le sonorità sono volutamente e in modo ricercato occhieggianti ai sixties, con grande uso di organo hammond, svisate chitarristiche alla Hendrix, riff alla Elvis Presley e armoniche alla Neil Young, citazioni tutte quante volute e dichiarate in quanto tali. La voce di Ongaro è poi la parte più convincente: scura naturale, arrochita al punto da far pensare a una vita vissuta, ma non bruciata, è una voce che convince e affascina. Un buon disco.

Insomma non sarà il caso di gridare ogni volta al miracolo! Qualche volta ci si può accontentare delle cose fatte bene. E Dio è altrove?, forsse approfittando della distrazione del Dio in questione, è fatto come Dio comanda. Insomma Dio non è morto, ma è altrove, o almeno guarda altrove.

Lo spunto è letterario (Ongaro cita Potocki), ma lo svolgimento è dilaniano. Così come un po' tutto il disco occhieggia a Dylan, tra citazioni e tributi d'autore: l'assolo di "All along the watchtower" in Ligabue, il suono dell'organo così Like-a-rolling-stoniano (quasi un omaggio ad Al Kooper da parte di Moreno Piccoli), la voce e la scelta dei temi e lo spirito, disingannato ma non annichilito, disposto ad ascoltare e a mettersi in discussione, che lo caratterizza.

Dieci canzoni che escono dopo un lungo periodo di silenzio da parte di Ongaro: un silenzio rumoroso, in realtà il suo, perché se è vero che non esce con dischi a suo nome dal 1995 (Certi sogni non si avverano), è altrettanto vero che nel 2000 ha composto e prodotto un intero cd per Grazia De Marchi - Lasciatemi vivere - e nel 2002 è uscito con Shakespeariana, una ricca e interessante galleria di personaggi femminili tratti dalle opere di Shakespeare, interpretata da Giuliana Bergamaschi e tra le opere più votate all'ultimo Club Tenco. Oltre a numerose collaborazioni per recital ed eventi teatrali.

Fatto sta che per vedere uscire un uovo disco a nome Marco Ongaro si è dovuto attendere la nascita dell'etichetta D'Autore di Edoardo De Angelis. Ongaro canta molto bene, con una vocalità calda e profonda, capace di dare solennità e spessore, mentre, musicalmente, la direzione artistica e gli arrangiamenti sono di Roby Ceruti, che ha buona parte di "responsabilità" in questo ritorno alle atmosfere dei sixties.

Sotto questo aspetto il disco è addirittura rigoroso: spartano e vivido, suona forte come una roccia, senza concessioni alle mode di tendenza, ma con quel tanto di anacronistico che rende il prodotto gradito alle orecchie più gravate di anni. Sognare, dormire, forse svegliarsi, Ginevra, Tutto è secondario, assieme alla già più volte citata Dio è altrove sono i punti più alti del disco, ma il dato più rilevante è la qualità media che non scende mai sotto il livello di guardia.

Da ascoltare.

Marco Ongaro
Dio è altrove

D'autore - 2002
Nei negozi di dischi

 

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Ultimo aggiornamento: 18-04-2004

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