"Vorrei
avere un Dio/ anch'io /almeno avrei qualcosa da fare la domenica.
Vorrei avere un Dio/ anch'io/ per non pensare che i videogiochi
sono tutto".
Bugo
non sarà un genio assoluto, non avrà forse inventato
niente, ma due strofe come quelle sopra lo arruolano di necessità
nelle schiere dei "beautiful losers", i magnifici perdenti
che tanta parte della letteratura ha reso e film e canzoni hanno
illustrato. Vasco Rossi, Ligabue, Beck i primi nomi che possono
saltare in mente, ma c'è anche chi, giustamente, ha arrischiato
un paragone con Lucio Battisti. Una voce simile, che fa fatica
a restare nei tempi e negli schemi della musica (Stona? È
una parola troppo grossa. Diciamo che rientra nei canoni a fatica).
Un
impianto assolutamente low-fi (ma molto low!), la chitarra acustica
a fare da guida (e anche qui si potrebbe parlare di accordatura
libera, ma nel senso di assolutamente personale) e delle svisate
verso il "noise", il feed-back, la distorsione. Insomma
rock e pop, un goccio di musica folk e testi stralunati quasi
come il primo Jannacci.
Una
voce volutamente in secondo piano, che pare di sentire J.J.Cale
e un clima di malinconica disperazione alla Tom Waits. Nomi grossi,
grossissimi. Bugo non è nessuno di loro. Non si sa nemmeno
se ci provi seriamente.
Pare
che di mestiere vero lavori in fonderia e canti nel tempo libero
dalle parti di Novara e provincia di Milano. Un vero fenomeno
emerso dal basso, a furia di concerti su concerti e maneggiando
un materiale che dià dai titoli scivola pericolosamente
verso il nonsense: "Sei bella come il dì", dove
curiosamente la voce guida è sullo sfondo e il controcanto
basso si svolge in primo piano, "Pepe nel culo", "Spermatozoi",
"L'amore è spentoff" alcuni dei titoli.
Che
dire? Non si può ascoltare e basta. Può dare fastidio,
non piacere, disturbare, ma non si può non ascoltarlo e
negargli la patina di originalità, sia nei testi che nelle
musiche, semplici semplici, solo 5 accordi in tutto il disco,
ma funzionali a creare la maschera del perdente di provincia.
In
"Siamo tutti eroi" il cantato è così filtrato
che non si sente. Non si capisce una parola!. Ne "Gli occhi
e lo specchio" le parole si sentono anche, ma il risultato
non cambia. Il significato sfugge.
Ma
è il caso di farsi tante menate? O si possono ascoltare
i 2/3 minuti delle varie canzoni facendosi prendere soprattutto
dal ritmo lento e dal clima pesantemente turbato che ne esce?
Evidentemente in tanti la pensano così, visto che Bugo
è riuscito a prendere un contratto dall'Universal e si
appresta a fare il grande salto. Speriamo non si perda, perché
Bugo non sarà un eroe, né il principe dei cantautori,
ma cazzo se ci prova a darci una smossa!