| Bravi,
bravissimi ... forse troppo bravi?
di Giorgio Maimone
Le
vie della musica sono infinite. Dove non arriva l'informazione,
arriva fortunamente a volte il passaparola. E così un ottimo
disco come "L'albero dei bradipi" dei Sursumcorda viveva
di vita propria già da un anno, senza che noi di Bielle se
ne avesse avvertimento. Benedetto sia il lettore che ci passò
l'indicazione! I Sursumcorda sono una realtà che appartiene
a buon diritto alla musica d'autore, che ha già raggiunto
un ottimo livello, ma che, a quanto dato di vedere e di ascoltare
sembra del tutto in grado di crescere ancora. Il problema resta
sempre quello: come dare visibilità a fermenti musicali vivi
e validi.
Come base i Sursumcorda sono un quartetto, ma già
la formazione inusuale ci fa intendere che non si tratta del solito
combo: Giampiero "Nero" Sanzari è
voce, chitarra classica, basso del '69 kalimba e autore di tutti
i testi e di parte delle musiche; Piero "Cirano"
Bruni è chitarra classica, mandolino, flauti a becco,
salterio e controcanti; Francesco Saverio Gliozzi
è violoncello e archi;Claudia Verdelocco
è oboe, corno inglese e slide flute. L'ensamble è
Sursumcorda, proprio l'espressione latina proveribiale ("in
alto i cuori!") che mai come in questo caso ci appare appropriata.
La musica del gruppo (che agisce ed ha radici tra Livorno e Milano)
è una boccata d'aria fresca, è frutta matura che ti
si scioglie in bocca, è il profumo del nespolo in fiore.
Musica gentile senza mezzi termini che trova spunti e suggestioni
dall'etnico, al classico, spruzzandolo di jazz, ma solo di quel
tanto che necessita.
Non
si colloca facilmente in schemi preconfezionati: sì, è
vero che possono richiamare alcune atmosfere dei Sulutumana in primis,
della Piccola Bottaga Baltazar o dei Quintorigo in subordine, ma
sono solo somiglianze di percorso, affinità, brodo comune
di culture che si muovono sulla stessa linea, dove poi ognuno sceglie
la deriva che gli è più propria. Il canto di "Nero"
Sanzani ad esempio segue modulate oscillazioni che riportano a certe
voci del nuovo rock (Paolo Benvegnù, un
nome su tutti, ma anche Andrea Chimenti), mentre
la musica decisamente dal rock si tiene lontana. E' musica acustica
che, oltre alla strumentazione già citata, si basa su fisarmoniche,
pianoforte, flicorno, percussioni e batteria, cori e contrabbasso,
affidati a numerosi ospiti.
Per i Sursumcorda, però, fino ad ora, poche possibilità
di emergere: Demo, la trasmissione "acchiappatalenti"
di RadioRai, dove nel 2003/2004 "L'albero dei bradipi"
(la canzone) è stata la più votata dal pubblico, la
presentazione ufficiale del disco il 2 luglio di quest'anno a Milano,
due serate in concerto al Teatro Officina, sempre di Milano, nel
febbraio prossimo. Per il resto ... passaparola. E noi contribuiamo
a questo eco di tam-tam che annuncia e pronuncia la presenza di
una nuova realtà nella musica d'autore, sapendo che, come
sempre, la strada per i gruppi davvero bravi è sempre più
in salita che per altri. Anche perché la strada scelta dall'ensamble
tosco-milanese è sostanzialmente aliena da compromessi, poco
accomodante e tesa allo spasimo alla ricerca della qualità
e dell'eleganza.
Una ricerca che non è solo musicale, ma anche letteraria:
"E poi, signora, / le mani sul volto / a nascondere il tempo,
/ ma il tempo non c'è. //E
poi, signora, / i veli sul corpo / a nascondere il giorno, / ma
il giorno non c'è. // E sei bella come il sole / con il sole
che non c'è". ("Venerdì 17")
"Era là,/ col vestito largo, / a coprire / i fianchi
stretti. // Era lei, / con la sua valigia, / colma /di sogni. //
E rideva perché… // I suoi scritti parlavano di viaggi
/ grandi, / le sue carte raccontavano di storie / piene di incontri,
/ e la mano a coprire il viso, / nascondendo quello / che doveva
essere un sorriso". ("Perché").
Una cura estrema che promana da tutto ciò che Sursumcorda
è o produce: dal packaging del disco, alla sua copertina,
dal libretto (art directon Maria Vittoria Gozio) corredato dei testi
e di belle fotografie, dal sito internet (www.sursumcorda.it)
alle note di presentazione. Tanta cura che rischia di essere il
solo rischio all'orizzonte immediato della band, ossia la possibilità,
per dirla alla De Gregori, che possano "innamorarsi del proprio
cappello", novelli narcisi intenti a specchiarsi nella propria
abilità sia tecnica che emozionale. Rischio, in fin dei conti
comune, ai "troppo bravi".
Forse potrebbe aiutare anche qualche piccola variazione in più
nei temi e ritmi, perché un album lungo solo 43'00"
non sembri invece di maggior durata. Ritmicamente "Questa
è la strada" è una piccola oasi ritemprante,
con la batteria suonata da Tao e la trombra di
Massimo Trimboli a dare quasi un'illusione di big
band. Dodici pezzi, dunque, uno solo strumentale ("Il
gorgo") e tutti gli altri più o meno cantati
(intesa come quantità di canto e non qualità). "Venerdì
17", "L'albero dei bradipi" e "Perché"
oltre a "Questa è la strada" sono
i brani che più mi affascino, ma di punti deboli si fatica
a vederne.
Dall'alto del mio albero di cecropia dondolo mollemente al ritmo
delle musiche di "Nero", "Cirano", Francesco
e Claudia. Vedo passare successi momentanei che non mi scuotono
dal ramo. Ascolto il suono del mio albero. E mentre ascolto penso.
E mentre penso il tempo passa: sono già finiti tutti e dodici
i brani! E' tempo di rimettere il disco da capo.
Sursumcorda
"L'albero dei bradipi"
Sursumcorda-Sanzari - 2004
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aggiornamento: 26-07-2005 |